Investimenti: il doppio volto delle azioni cinesi

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di Redazione 21 Febbraio 2022 | 15:01

“Normalmente gli economisti vedono la Cina come un unico grande mercato, ma gli investitori devono essere più perspicaci. Non riuscire a cogliere la differenza tra i due principali mercati azionari del Paese sarebbe come considerare il Dow Jones e il Nasdaq un solo indice”. Parola di Roger Merz, Head of mtx Portfolio Management di Vontobel, che di seguito illustra nel dettaglio la propria visione.

E proprio come i due listini statunitensi, anche le borse di Shanghai e Shenzhen, da un lato, e di Hong Kong, dall’altro, seguono ciascuna le sue regole. Durante la correzione del mercato cinese del secondo semestre 2021, dovuta alla crisi del settore immobiliare e alla stretta normativa, le azioni onshore hanno avuto un vantaggio su quelle “offshore”. Quest’anno, tuttavia, la situazione sembra leggermente diversa e il segmento offshore ha avuto un avvio migliore.

Nel secondo semestre 2021, l’indice MSCI China, sostanzialmente una misura dell’andamento delle azioni quotate a Hong Kong (chiamate anche H share o azioni “offshore”) ha perso il 23% in termini di dollari statunitensi. Ciò è riconducibile principalmente al rallentamento dell’economia dovuto alla politica monetaria restrittiva precedentemente attuata, alla stretta normativa che ha interessato vari settori privati, alla destabilizzazione del mercato immobiliare causata dai problemi legati al debito del gruppo Evergrande, e alla carenza di energia elettrica. Allo stesso tempo, le esportazioni continuano a registrare una forte crescita, mentre i consumi privati sono depressi.

La tempesta del secondo semestre non si è abbattuta sulla terra ferma

Tuttavia, le azioni delle società quotate a Shanghai e Shenzhen, le cosiddette azioni onshore o A share cinesi, hanno registrato un andamento nettamente migliore, lasciando sul terreno poco meno dell’1% in termini di dollari statunitensi nello stesso periodo. Allora perché la Cina “nel suo complesso” ha perso molto di più? Il motivo è legato alla dipendenza dell’MSCI China dalle società tecnologiche ad alta capitalizzazione quotate a Hong Kong e al fatto che tale indice include soltanto il 20% della capitalizzazione effettiva delle A share.

Di conseguenza, l’MSCI China e le azioni ad alta capitalizzazione come, ad esempio, Alibaba, Tencent, Meituan e JD.com (principalmente H share) sono fortemente correlati con l’attività normativa del governo cinese, come evidenziato dal China Regulation Barometer pubblicato dalla banca di investimenti statunitense Goldman Sachs (cfr. grafico 1).

Il confronto tra la composizione e l’andamento degli indici azionari che misurano questi due segmenti di mercato fornisce un ulteriore chiarimento. Tuttavia, invece degli indici MSCI utilizziamo il CSI 300 (per le A share) e l’HSCEI (per le H share) calcolati rispettivamente dalla China Securities Index Company e dalla Borsa di Hong Kong (HKEX). Una lettura più attenta di tali indicatori rivela la più ampia diversificazione del CSI 300. Le dimensioni dei cerchi colorati corrispondono al numero di azioni nel rispettivo settore. Per contro, l’indice offshore di Hong Kong è dominato dall’e-commerce, ovvero dal settore dei beni di consumo discrezionali, e dalle società finanziarie. Poiché e-commerce e real estate hanno una forte incidenza sull’HSCEI per i motivi che abbiamo precedentemente descritto, il CSI 300 trae beneficio dal suo equilibrio e dal maggior peso dei settori IT e industriale. Qui, le società esposte a tecnologie verdi, alimentari e tecnologie di difesa hanno generato performance particolarmente positive.

Allo stesso tempo, il loro range in termini di rendimento è più ampio, come dimostra la media delle deviazioni assolute dalla performance di settore tracciata sull’asse delle ordinate (cfr. grafico 2). Pertanto, le azioni onshore generalmente evidenziano una maggiore dispersione del rendimento rispetto a quelle offshore. Tuttavia, l’indice di Hong Kong presenta anche alcune eccezioni in termini di performance e rendimenti, che però sono riferite soltanto a real estate e beni di consumo discrezionali, due settori colpiti dalla crisi di Evergrande e dalla stretta normativa nei mesi scorsi.


In conclusione, riteniamo che il mercato azionario cinese, e in particolare le A share cinesi, possa offrire buone opportunità per gli investitori. Nonostante i numerosi fattori imponderabili, la Cina non presenta rischi sistemici. Alcuni leader di mercato innovativi potrebbero addirittura trarre beneficio dalla politica dei partiti o dall’attuale piano quinquennale, e ottenere ulteriori successi. A tale riguardo, la recente adozione di una politica monetaria più espansiva da parte della banca centrale, che in generale favorisce gli indici azionari, probabilmente non è poi così importante.

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