Investimenti, gestione proattiva del rischio e utili di qualità: ecco la ricetta

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di Redazione 17 Marzo 2022 | 09:01

“L’incertezza causata dalle crescenti pressioni sui prezzi, aggravata dall’invasione russa dell’Ucraina, sommata a quella relativa alle decisioni future in materia di policy e alle implicazioni delle sanzioni, suggerisce che le strategie proattive di gestione del rischio rimarranno uno strumento valido per gli investitori anche in futuro. Questo risulta particolarmente vero con l’avvio del ciclo di tightening da parte della Fed e con il mantenimento delle sanzioni occidentali contro la Russia da parte dei Paesi occidentali”. Ad affermarlo è Norman Villamin, Chief Investment Officer (Wealth management) di Ubp, che di seguito spiega nel dettaglio la view.

L’aumento delle minacce alla crescita e la prospettiva di un’inflazione complessiva più duratura e potenzialmente più alta – se le sanzioni rimarranno in vigore per un periodo prolungato – hanno fatto sì che gli spread creditizi si siano comprensibilmente allargati nonostante i rendimenti dei titoli di Stato in Europa e negli Stati Uniti siano diminuiti rispetto ai picchi dell’inizio del 2022.

Tuttavia, gli investitori obbligazionari globali si trovano ad affrontare sfide simili, anche se più difficili, rispetto a quelle di fine anno, con un’inflazione elevata che porta a rendimenti “reali” negativi in tutto lo spettro di rischio del reddito fisso.

Di conseguenza, continuiamo a credere che reddito fisso alternativo e strategie di hedge fund, su cui ci concentriamo, offrano opportunità nel contesto di aumento dei rendimenti e di allargamento degli spread che potrebbe delinearsi.

Inoltre, guardare ai mercati privati alla ricerca del premio di illiquidità nel debito privato e nelle infrastrutture dovrebbe aiutare a mitigare gli effetti di un periodo di inflazione persistente ed elevata.

A livello tattico, i cambiamenti attivi nelle politiche della Fed, come già negli anni ’70, dovrebbero portare a uno scenario di volatilità elevata e in aumento, che a propria volta dovrebbe generare opportunità tattiche per gli investitori che vogliano generare reddito/rendimento.

Per quanto riguarda le azioni, la prospettiva di un contesto ad inflazione più alta e più duratura dovrebbe mantenere la pressione sui multipli P/E.

Tuttavia, se sul fronte degli utili aziendali dovessero confermarsi le dinamiche che sono in atto senza interruzioni sin dal 1990, gli investitori potrebbero concentrarsi su aziende con flussi di utili di alta qualità, di maggiore visibilità e in aumento, nel tentativo di mitigare il rischio di una compressione del PE.  In una prospettiva più ottimistica, ricordiamo che l’aumento dell’inflazione degli anni ’70 si tradusse in un’accelerazione a lungo termine della crescita degli utili nel corso del decennio, poiché l’inflazione elevata sostenne gli utili nonostante in quel periodo la crescita dell’economia reale fosse limitata.

Pertanto, il focus strategico, ad alta visibilità e di qualità delineato in precedenza può essere completato da un focus tattico sui beneficiari dell’inflazione. Inoltre, anche se molti investitori rimarcano come dal 1969 al 1979 lo S&P 500 assicurò rendimenti CAGR dell’1,4% al netto dei dividendi, pochi si ricordano dei due rally del 60-70% che coincisero con l’allentamento della policy della Fed attuato in quel decennio.

Pertanto, poiché ci aspettiamo che i cambiamenti di policy della Fed possano essere attivi, come si è visto negli anni ’70, qualsiasi indizio di una svolta nella policy della Fed che segni un’inversione di marcia rispetto all’obiettivo di combattere l’inflazione e che invece punti a stimolare la crescita potrebbe creare opportunità cicliche significative per gli investitori, come avvenne nel 1970-1971 e nel 1974-1977.

Sebbene i fantasmi degli anni ’70 possano gettare un’ombra sui mercati, un’attenzione alla gestione proattiva del rischio può portare flussi di utili di alta qualità sia nei mercati del credito che in quelli azionari per aiutare gli investitori a superare picchi di volatilità più frequenti ed estesi di quelli del decennio scorso. Inoltre, un posizionamento che tiene conto delle dinamiche di politica fiscale e monetaria in evoluzione dovrebbe fornire opportunità tattiche perché in futuro si possa sfruttare la prospettiva di un profilo di rendimento complessivo degli investimenti più modesto.

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