Con l’inflazione al top risparmiare non basta più: occorre investire

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di Redazione 20 Aprile 2022 | 15:32

“In questa settimana ricca di annunci sugli utili societari del primo trimestre e di interventi pubblici di membri del Board della Fed, avremo maggiori informazioni sulle condizioni dell’economia e migliore visibilità sulla determinazione dei banchieri centrali americani a riprendere il controllo delle aspettative di inflazione”. A farlo notare è Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR, che di seguito illustra nel dettaglio la propria visione.

L’economia globale è alle prese con le due grandi minacce della guerra in Ucraina e della coda lunga della pandemia, gli equilibri globali futuri saranno molto diversi e le conseguenze ancora difficili da stimare ma, quasi certamente, verranno ridisegnati gli approvvigionamenti energetici e le catene del valore. Le conseguenze possibili saranno il rallentamento della crescita e inflazione. Il calo della fiducia di famiglie e imprese andrà di conserva con deboli performance dei mercati finanziari e volatilità superiore alla media.

Dall’altra parte del mondo, la strategia della tolleranza zero al Covid-19 e le misure durissime di contenimento adottate dal governo cinese compromettono la performance economica della Cina. La crescita nel primo trimestre, +4,8%, è stata superiore alle attese (+4,4%) ma il dato incorpora soprattutto la crescita di gennaio e febbraio.

Le limitazioni al movimento delle persone hanno pesato sulle vendite al dettaglio, in calo di oltre il tre percento rispetto al marzo 2021, il duro lockdown a Shanghai danneggia la strategia della “doppia circolazione”: pesa sui consumi, motore della circolazione interna, e sulle catene di fornitura e spedizione. Il debito privato, i guai irrisolti del sistema immobiliare e la politica monetaria lasca (la banca centrale ha ulteriormente ridotto i coefficienti delle riserve obbligatorie) aumentano i rischi della stabilità finanziaria nel più lungo termine.

In Europa, il registro comunicativo di Lagarde la settimana scorsa è stato rassicurante, i mercati temevano che la riunione del Comitato Direttivo della Banca Centrale Europea potesse terminare con un inasprimento del linguaggio ma non ci sono state sorprese, gli acquisti netti di titoli termineranno nel terzo trimestre e i tassi, dicono i banchieri centrali, verranno aumentati un indefinito tempo successivo.

Per la BCE è la sfida più difficile dal 2012, lo shock energetico della guerra pone un’alternativa del diavolo: da una parte l’alta inflazione, dovuta quasi esclusivamente ai prezzi dell’energia, dall’altra il rischio di recessione, diminuisce la fiducia di consumatori e imprese e incombe il rischio di peggioramento nel caso di un eventuale embargo all’importazione del gas russo.

Nella divergenza tra contesto economico e comportamento dei mercati finanziari si gioca una irrisolta contraddizione. Il sondaggio che Bank of America conduce ogni mese presso i fund manager mostra come l’umore sia plumbeo, il 70% degli intervistati prevede un peggioramento della crescita nei prossimi dodici mesi, il 64% che l’indice S&P 500 scenda sotto 4.000. L’umor grigio è corroborato dalla paura che i banchieri centrali portino via gli alcolici dalla festa troppo in fretta.

Un atteggiamento negativo che porta gli estensori del sondaggio a scrivere che “lo scollamento tra la crescita globale e l’allocazione azionaria rimane sconcertante”, il favore alle azioni non è scalfito e il Financial Times sintetizza che “gli investitori sanno che qualcosa non va, eppure vanno avanti lo stesso”.

Negli ultimi mesi il susseguirsi delle notizie, e del cambio delle aspettative, ha generato l’oscillazione delle preferenze settoriali: ai titoli “value”, sulla prevalenza delle attese di alta inflazione, oppure ai titoli “growth” nei maggiori accenti sulla prudenza delle banche centrali. Condizioni cangianti che rendono difficile qualsiasi scelta direzionale, ma sappiamo con certezza che siamo in un ambiente di inflazione nel quale non basta più risparmiare, è necessario investire: diversificare quanto più possibile, mantenere ampia flessibilità, preferire la selezione attiva condotta sulla qualità dei fondamentali. Quando è difficile gestire il timing, meglio concentrarsi sul tempo.

 

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