Investimenti: quattro titoli da inserire in portafoglio secondo NS Partners

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di Redazione 3 Maggio 2022 | 16:01

In uno scenario di mercato estremamente complesso come l’attuale, ecco di seguito la view di Giacomo Calef, Country Manager di NS Partners.

Tecnologie mediche e farmaceutici per l’azionario

La carenza delle materie prime, le politiche monetarie restrittive della FED e la complicazione della situazione sanitaria in Cina rappresentano i principali motivi per cui nel mese di Aprile abbiamo assistito ad un ribasso generalizzato dei mercati azionari. L’S&P 500 e l’Euro Stoxx 50 ora perdono rispettivamente il -12 ed il -11,6% da inizio anno, mentre il Nasdaq sta cedendo oltre il -20%. Allo stato attuale, dunque, riteniamo opportuno continuare a tenere in considerazione investimenti sui settori meno impattati dai fattori di rischio sopra elencati.

Tra gli altri, menzioniamo l’Healthcare, con un focus su due segmenti: le tecnologie mediche (o Medtech) e l’industria farmaceutica. Nel processo di investimento azionario, in uno scenario complesso come quello attuale, riteniamo fondamentale analizzare contestualmente I) la capacità di produzione dei profitti ed II) i relativi multipli di mercato. Nei grafici sono rappresentati rispettivamente in blu e in arancione. Da un lato vediamo come il settore Medtech, caratterizzato per essere “Growth” data la forte componente tecnologica, nell’ultimo periodo abbia subìto una significativa riduzione delle valutazioni di mercato, tornando a livelli più interessanti. Ora il rapporto P/E stimato a 12 mesi, ovvero il Price-Earnings ratio, si attesta a 20x, in linea con l’attuale 18x dell’S&P 500. Dati gli utili in costante crescita, inoltre, si ritiene che alcune aziende, nonostante la correzione degli ultimi mesi, siano ancora di elevata qualità. Un buon esempio è Sonova: il leader svizzero degli apparecchi acustici ha visto il prezzo delle azioni segnare un drawdown del -27% tra novembre 2021 e gennaio 2022, portando il P/E da 36x a 27x. Tuttavia le proiezioni sugli utili sono rimaste positive e dal minimo di Gennaio la quotazione azionaria sta recuperando. A fine Marzo, il Consiglio di amministrazione della società ha anche approvato un nuovo programma di buyback di CHF 1.5 miliardi di franchi svizzeri da implementarsi nei prossimi 36 mesi. Dall’altro lato, invece, il grafico relativo al settore farmaceutico mostra come le valutazioni risultino maggiormente compresse, con un P/E pari a circa 14x: questo si tratta, infatti, di un settore “Value” e difensivo che presenta al tempo stesso una buona crescita dei profitti. Il player statunitense Merck, ad esempio, nel primo trimestre 2022 ha battuto le stime degli analisti, con i ricavi generati dal farmaco antivirale contro il Covid, il molnupiravir, che rappresentano il 20% del totale. Ma non solo Covid, il modello di business dell’azienda produce valore anche da altre linee di attività: le vendite del Gardasil, il vaccino per la prevenzione del papilloma virus, sono cresciute del +59% su base annuale.

Le big tech sono solide nonostante le reazioni del mercato

I livelli di volatilità nel contesto attuale sono aumentati significativamente nel corso dell’anno, come indicato dall’indice VIX, che stima la volatilità implicita nelle opzioni dell’S&P 500: a fine Aprile segna un valore di 30, molto più elevato del 17 di inizio anno. A fronte delle pubblicazioni degli utili del primo trimestre, pertanto, i mercati stanno reagendo con forti oscillazioni, anche nel caso delle big della tecnologia americana. Tuttavia, a prescindere da ciò, si ritiene che alcune di queste aziende restino solide e profittevoli.

Si prenda come esempio Alphabet: utili e ricavi sono incrementati, ma alcuni dati sono risultati inferiori alle aspettative. Ad esempio la piattaforma YouTube, nonostante una crescita annuale dei ricavi del +14%, ha mancato le stime degli analisti e nell’after-market il titolo ha segnato un -3%. Alphabet, in ogni caso, presenta un business ben diversificato: Google Search ha continuato a generare profitti, con un contributo positivo dato dalle ricerche per i viaggi, che sono ritornati ai livelli pre-pandemia. Microsoft, invece, ha battuto tutte le attese, con ricavi e utili che sono cresciuti rispettivamente del +18,4% e del +14% rispetto allo scorso anno ed il titolo che nell’after-market ha reagito con un +4,47%. Con le pressioni inflazionistiche che potrebbero ridurre le marginalità delle aziende il cloud computing acquisisce sempre più importanza. Infatti la spesa per il tech, anche in un contesto di rallentamento economico, resta solida poiché le aziende investono per migliorare la produttività e per automatizzare i processi. Il fatturato prodotto dalla piattaforma Azure, in particolare, ha segnato la crescita più forte degli ultimi due anni (+49% annuale). Dunque, un investimento nelle Big Tech americane resta opportuno anche in questo contesto. Tali società, rappresentando circa il 20% dell’S&P 500, dominano gli indici americani e si confermano essere dei player forti sul mercato, con metriche finanziarie che riflettono bilanci di altà qualità. Questo si può osservare nelle stime dei free cash flow, che misurano la capacità dell’azienda di remunerare gli investitori al netto delle spese in conto capitale, ovvero gli investimenti che vengono implementati per mantenere le attività esistenti oppure per crearne di nuove. Le proiezioni a tre anni per Microsoft e Alphabet: la prima dovrebbe generare circa $332 miliardi, a fronte di reinvestimenti pari a 119 miliardi di dollari. Per la seconda, invece, i flussi di cassa dovrebbero attestarsi addirittura a 415 miliardi circa, al netto di reinvestimenti pari a 140 miliardi.

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