Investimenti: incertezza geopolitica acceleratore della transizione energetica

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di Redazione 4 Maggio 2022 | 15:01

Da tempo i paesi europei hanno intrapreso la strada della transizione energetica per raggiungere obiettivi climatici e di contenimento dell’inquinamento, ma ora nuove ed urgenti questioni di sicurezza energetica li stanno portando ad accelerare i loro piani. Questa rapida accelerazione dovrebbe far scendere i costi più velocemente di quanto previsto e potrà porre le basi per l’introduzione della transizione energetica a livello globale. In questo scenario, ecco di seguito la view di Roger Mortimer, Portfolio Manager di KraneShares.

Si tratta di un’opportunità di mercato, un superciclo di spese in conto capitale appena iniziato e che crediamo guiderà un’enorme crescita a livello globale in diversi settori e nelle regioni che maggiormente dipendono dalle importazioni di energia per il proprio fabbisogno e che per questo sentono maggiormente la pressione degli elevati prezzi di gas e petrolio: l’Europa, il Giappone e la Corea.

L’invasione russa dell’Ucraina, è prima di tutto una tragedia umana, ma è anche un evento determinante per la decarbonizzazione globale: innescando la più grande perturbazione dei mercati energetici dalla crisi petrolifera del 1973, ha fatto sì che l’Europa si rendesse conto della sua dipendenza energetica e ha fatto scattare i campanelli d’allarme tra le nazioni importatrici di energia.

Per questo nell’ultimo mese l’Europa ha aumentato sostanzialmente la portata e l’ampiezza delle sue attività di decarbonizzazione, riconoscendo che una maggiore indipendenza energetica è a portata di mano grazie all’utilizzo di tecnologie verdi. Riteniamo che i nuovi obiettivi europei siano abbastanza ambiziosi da guidare uno sviluppo significativo nelle tecnologie e nei processi di transizione energetica, ed il conseguente calo dei costi dovrebbe accelerare la transizione energetica globale. Le aziende che guidano la transizione energetica europea possono sviluppare una competenza e dimensione tali da averne un vantaggio a livello globale.

Nel pluriennale processo di ricostruzione dell’infrastruttura energetica europea possono risultare vincenti sia i produttori di energia tradizionale sia le aziende focalizzate sulle fonti rinnovabili, e possono coesistere sia gli obiettivi di sicurezza energetica sia quelli di transizione energetica. Il periodo di transizione sarà caratterizzato da prezzi energetici persistentemente elevati, che porteranno vantaggi agli operatori storici basati su combustibili fossili, ma che miglioreranno anche la convenienza relativa dei sistemi basati su fonti rinnovabili, accelerando il loro sviluppo e quello delle industrie associate come per esempio quella dell’acciaio verde.

Il piano europeo “REPowerEU”, lanciato l’8 marzo, prevede per questo decennio un aumento sostanziale della base installata di capacità di generazione di energia solare ed eolica e una nuova grande spinta sull’idrogeno verde. L’investimento annuale in queste aree per il resto di questo decennio si prevede sia di 170 miliardi di euro, più di sei volte quanto speso annualmente negli ultimi cinque anni.

Tra le aziende che potenzialmente beneficeranno di questa spesa c’è l’azienda elettrica tedesca RWE che prevede di investire 30 miliardi di euro per triplicare la sua capacità netta entro il 2030 e che secondo Goldman Sachs farà crescere i suoi utili a più del doppio della media delle utility europee nei prossimi cinque anni.

La corsa dell’Europa all’indipendenza energetica

Nel 2020, l’Unione Europea ha importato il 58% del suo fabbisogno energetico dalla Russia, il suo maggiore fornitore esterno di petrolio, gas naturale e carbone. Il gas naturale è la fonte di energia principale per le famiglie europee ed è anche utilizzato nella produzione di energia e nell’industria. Il 90% di esso è importato e il 45% delle importazioni proviene dalla Russia. L’invasione russa dell’Ucraina ha fatto salire i prezzi del gas in Europa rispetto a quelli degli Stati Uniti e ha messo in evidenza la sua dipendenza dalle forniture estere, portando con sé numerose implicazioni e creando un’enorme pressione per un cambiamento. I leader europei ora capiscono chiaramente che non possono essere dipendenti da un unico fornitore per la fonte di energia che è la linfa vitale delle loro economie.


Lo shock dei prezzi ha un impatto immediato sulla competitività industriale dei paesi europei e sui loro consumi. Secondo Goldman Sachs, le bollette energetiche europee sono aumentate di oltre 1.400 miliardi di euro dall’estate del 2020, un importo pari al 10% del PIL della regione. Questo è un enorme svantaggio per l’industria europea, che arriva in un momento in cui c’è già una pressione al rialzo dei costi.

Per i consumatori, l’aumento dei prezzi dell’energia ha un impatto sostanziale sul potere di spesa. Una tipica famiglia italiana sta vedendo aumentare le sue bollette di gas ed elettricità di quasi 2.000 euro all’anno, o 165 euro al mese. Solo questo aumento è pari a più del 10% dello stipendio medio del paese, colpisce direttamente la capacità di consumo delle persone e crea una pressione significativa e immediata a livello politico.

I leader europei hanno bisogno non solo di trovare il modo di compensare questa erosione della capacità di consumo dovuta all’incremento dei costi energetici, ma anche di passare il più rapidamente possibile a un nuovo modello.

L’alternativa verde non sembra più così costosa

Se da un lato l’invasione russa dell’Ucraina ha fatto impennare i prezzi dell’energia, dall’altro sono molteplici gli elementi che hanno contribuito negli ultimi tempi al rialzo del costo di petrolio e gas; tra questi occorre considerare la pressione degli investitori sui produttori di energia convenzionale affinché utilizzassero in modo più disciplinato il proprio capitale.

Questo ha determinato un sottoinvestimento in capacità produttiva che è diventato più evidente con l’affievolirsi della pandemia e ha contribuito all’impennata dei prezzi dell’energia, rendendo molto più facile da affrontare il tema delle nuove tecnologie.

L’aumento dei prezzi dell’energia ha rapidamente portato sullo stesso piano sia i processi industriali tradizionali basati sui combustibili fossili sia gli approcci “verdi”: i prezzi più alti dell’energia tradizionale riducono il gap di costo rispetto all’energia verde e quindi aumentano la probabilità che le tecnologie verdi possano essere impiegate molto più rapidamente di quanto immaginato in precedenza, raggiungendo economie di scala che innescano un circolo virtuoso, abbassandone ulteriormente i costi e favorendone un’adozione più rapida.

Le urgenti necessità energetiche dell’Europa rappresentano delle opportunità per gli investitori

I costi elevati dell’energia impatteranno sui profitti dell’industria europea e ridurranno il potere di spesa delle famiglie europee. La creazione di soluzioni energetiche per l’indipendenza richiederà anni e durante questo processo di transizione i prezzi continueranno a rimanere elevati, rappresentando un peso per l’economia della regione e per la valutazione delle azioni europee.

Tuttavia le industrie e le aziende coinvolte in questo processo di transizione energetica dovrebbero registrare una domanda senza precedenti: ci riferiamo a settori come la generazione di energia rinnovabile e lo sviluppo dell’idrogeno verde, dove l’UE si è impegnata a più che triplicare il precedente obiettivo di importazione. Tra i nomi che possono beneficiare di ciò ci sono la società francese di gas industriale Air Liquide, che sta investendo insieme all’italiana ENI nello sviluppo della mobilità a idrogeno.

L’obiettivo dell’Europa è “energia accessibile, sicura e sostenibile” e ottenere l’indipendenza dai combustibili fossili russi “ben prima del 2030”. Le politiche energetiche post-Ucraina si basano sugli obiettivi climatici preesistenti, accelerate nella loro implementazione dal fatto che le soluzioni energetiche sostenibili riducono anche la dipendenza dalle importazioni.

Gli investimenti sostanziali inclusi nel piano riguarderanno:

  • Nuova capacità di generazione di energia rinnovabile – Goldman Sachs prevede un “super-ciclo di spese in conto capitale” nelle rinnovabili, con più di 1000 miliardi di euro spesi prima del 2030.[2] Il piano prevede la costruzione di 480 GW di nuova capacità di generazione di energia eolica e 420 GW di energia solare in questo decennio, con permessi semplificati che permetteranno all’attività di iniziare ad accelerare dal 2024-25.
  • Nuove infrastrutture per i combustibili gassosi al fine di importare gas in maniera alternativa rispetto al gasdotto dalla Russia. Una parte sarà accessibile via gasdotto, ma molto sarà sotto forma di gas naturale liquefatto, proveniente anche dagli Stati Uniti. Facilitare questo richiede nuove infrastrutture in Europa per ricevere il gas importato, compresi i terminal di rigassificazione. La Germania, per esempio, ad oggi non ne ha nessuno.
  • Nuovi carburanti – Aumentare l’uso dei biocarburanti e delle rinnovabili nella rete elettrica per ridurre l’uso del gas, tra cui l’accelerazione dello sviluppo dell’uso dell’idrogeno sia come vettore energetico, che può essere miscelato al gas naturale per ridurre emissioni e importazioni, sia come dispositivo di stoccaggio per le reti basate sulle rinnovabili. Questo comporta da un lato modifiche alle infrastrutture esistenti, dall’altro nuove infrastrutture e nuovi sistemi integrati di approvvigionamento.
  • Modifiche alla rete e potenziamento delle infrastrutture elettriche e di trasmissione, per connettere la nuova capacità di energia rinnovabile, ridurre i colli di bottiglia e migliorare i collegamenti e l’integrità del sistema.
  • Elettrificazione ed efficienza – gli investimenti nell’aumento dell’efficienza e nell’elettrificazione in generale, tutta da alimentare con fonti rinnovabili, di industrie come i trasporti, dovrebbero guidare una spesa sostanziale nell’attività economica.

Crediamo che tra i beneficiari ci saranno le aziende che possiedono le infrastrutture esistenti, quelle che producono e installano le attrezzature incrementali, e quelle legate alle tecnologie e ai processi che arriveranno, e le catene di valore che li sostengono. Questa attività avrà luogo nel continente europeo e in molti casi, le entità nazionali dovrebbero essere meglio posizionate per catturare questo trend. La catena di approvvigionamento si estenderà in tutto il mondo e includerà molti altri fornitori specializzati.

Crediamo che i leader emergenti della decarbonizzazione saranno percepiti in modo diverso nel tempo, anche sul fronte delle valutazioni di borsa, man mano che i loro modelli di business cresceranno e si trasformeranno in grandi imprese di energia verde.

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