Investimenti: Esg alla prova russa e dei tassi

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di Redazione 14 Giugno 2022 | 13:01

Molti fondi sostenibili hanno avuto un andamento negativo durante le turbolenze innescate dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e dalle conseguenti sanzioni. L’esclusione di settori come il petrolio, il gas e la difesa dai portafogli si è improvvisamente rivelata costosa“. A farlo notare è Paras Anand, responsabile degli investimenti di Artemis Investment Management, che di seguito illustra la propria view nel dettaglio.

Altrettanto costoso è stato il possesso di azioni in società impegnate nelle nuove tecnologie, a lungo favorite dal settore. Con l’aumento dei tassi d’interesse, molte società, le cui azioni erano una volta definite di “crescita”, non passano più di mano a multipli da capogiro e le loro quotazioni sono crollate.

Di qui la reazione agli investimenti sostenibili. Il mese scorso il pioniere della moderna produzione di auto elettriche, Elon Musk, ha definito l’ESG una truffa dopo che Tesla è stata rimossa dall’indice ESG di S&P. Il gestore degli investimenti responsabili di HSBC Asset Management ha scatenato un putiferio quando ha dichiarato che il cambiamento climatico non rappresenta un rischio finanziario per gli investitori. Negli Stati Uniti, i repubblicani stanno esercitando pressioni sulle società di investimento che boicottano le società di combustibili fossili, minacciando di limitare le loro opportunità di gestire miliardi di dollari di fondi pensione pubblici. L’ESG si è guadagnato l’appellativo di “capitalismo woke”. Riuscirà a sopravvivere?

In difesa della sostenibilità

Non c’è nulla di nuovo nelle critiche all’ESG. C’è stato un periodo in cui il settore degli investimenti è stato accusato di eccessiva semplificazione nella categorizzazione e valutazione della sostenibilità delle aziende e degli emittenti, nonché di un’incerta definizione e scarsa comprensione delle strategie di investimento sostenibile.

Ad onor del vero, tali critiche possono essere rivolte anche agli investimenti in generale. C’è, per esempio, una tendenza che non accenna a diminuire nell’uso di scorciatoie, di indicatori di massima e di termini vaghi quando si parla di valutazione o degli aspetti economici di un’impresa o di un settore in cui quest’ultima opera. Quindi, non c’è da sorprendersi se con la diffusione della sostenibilità si sono adottati gli stessi comportamenti semplicistici.

Alcune critiche in particolare riguardano le modalità con cui i vari analisti formulano le loro conclusioni sulle società e la scarsa correlazione fra i vari rating assegnati. Spesso il motivo principale di queste differenze è attribuito alla mancanza di dati uniformi ma è più probabile che la valutazione di una società nel contesto dei rapporti con i suoi stakeholder sia frutto di un’analisi dell’attività d’impresa più ampia e ricca di sfumature.

È difficile effettuare una valutazione corretta senza una conoscenza approfondita di una società e dei fattori che ne determinano l’allocazione di capitale in un determinato momento, così come non si può sintetizzare una conclusione – perlomeno non utilmente – in un codice alfanumerico. Chi è alla ricerca di un oracolo per decidere se una società o un fondo è sostenibile sicuramente rimarrà deluso.

La valutazione dei fattori ESG di una società non dovrebbe far altro che rafforzare l’analisi dell’investimento, per indurre un pragmatismo consapevole nell’investitore. Ciò significa, per esempio, dare agli investitori gli strumenti per analizzare la traiettoria di una società alla luce dei diversi punti di partenza dei vari settori, regioni e contesti macroeconomici e geopolitici.

Eterogenesi dei fini

Ultimamente, gli investitori sostenibili si sono trovati a dover rispondere delle loro strategie e alle potenziali divergenze fra intenzioni e risultati. Valeva la pena decarbonizzare l’economia globale riducendo la produttività di petrolio e gas prima di aver completato la realizzazione di fonti rinnovabili alternative?

Dobbiamo accettare l’esistenza di queste tensioni. Non si possono incolpare gli investitori ESG per la crisi energetica ma questi ultimi devono prendere atto della realtà, oltre a fare programmi per il futuro, se vogliono ridurre i rischi impliciti nell’eterogenesi dei fini.

Promozione dei benefici sociali

Buona parte del marketing dei prodotti ESG ha dato agli investitori l’impressione che gli investimenti sostenibili ridurranno i rischi e contribuiranno a massimizzare i rendimenti. Ci vuole maggiore chiarezza su rendimenti sociali (e ambientali) e finanziari che un fondo o una strategia si propone di realizzare. Un esame condotto separatamente su questi risultati, con l’ausilio di opportune informazioni integrative e indici di riferimento, può aiutare i clienti a comprendere chiaramente in che misura si realizzano i buoni propositi e come tale misura coincide con i loro scopi. In tal modo, gli investitori potrebbero anche essere disposti a penalizzare il rendimento finanziario in certi periodi per un investimento che realizza benefici sociali. È necessario che si dia loro la possibilità di scegliere.

Anche se non ci sono standard comuni per questo tipo di informativa, ogni gestore di fondo dovrebbe fare del suo meglio per realizzare questo obiettivo.

Auto-analisi

Infine, è fondamentale che le società di investimento applichino a sé stesse i principi che utilizzano per valutare le partecipate e operino conformemente ai propri valori. Un tale approccio può consentire loro di rinsaldarsi nell’impegno ad una maggiore trasparenza e al perseguimento di obiettivi più ambiziosi circa i propri impatti ambientali e sociali, agendo su tematiche quali quelle delle remunerazioni, della diversità, dell’uguaglianza e dell’inclusione, oltre che produrre effetti positivi sul mondo reale e dar vita a partenariati con organizzazioni affini.

Questa è un’area che è migliorata notevolmente negli ultimi anni. C’è una collaborazione più intensa tra aziende, associazioni di categoria, autorità di regolamentazione e ONG, che si traduce in coalizioni come la Net Zero Asset Management Initiative per affrontare questioni chiave quali diversità, biodiversità e valorizzazione del capitale naturale.

Molto resta ancora da fare per sfruttare appieno il potenziale di una collaborazione fra comparti industriali e settori dell’economia, poiché abbiamo appena scalfito la superficie.

L’ESG è vivo e vegeto ed ha ancora tanto da offrire agli investitori che cercano di comportarsi in maniera responsabile e sostenibile, dando loro un vantaggio analitico in un mondo che cambia e svolgendo un ruolo di rilievo in questi cambiamenti. Dobbiamo essere più realistici nelle nostre aspettative su ciò che può raggiungere in tempi più brevi, e molte delle critiche che vengono rivolte ad esso sono meritate. Ad ogni modo, credo che si evolverà e uscirà da questo periodo più forte.

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