Investimenti: l’energia nucleare ora è cruciale per la transazione energetica

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di Redazione 15 Luglio 2022 | 16:01

Con l’impennata dei prezzi del petrolio e del gas e le crescenti preoccupazioni per l’indipendenza energetica, sono aumentate anche le richieste ai policymaker di riconsiderare il ruolo che l’energia nucleare può svolgere nel mix energetico di un Paese.

Di fronte a questa situazione, ecco di seguito l’opinione di Eric Fuller, Senior Vice President, Emerging Markets Equities e Cindy Paladines, Senior Vice President, ESG di TCW.

In termini di generazione di energia pulita e affidabile, l’energia nucleare non ha eguali. Come le fonti rinnovabili, l’energia nucleare non produce emissioni dirette di carbonio o di gas serra. Tuttavia, quando si valuta l’onere delle emissioni delle diverse opzioni di produzione di energia elettrica durante il loro ciclo di vita, il nucleare vince nettamente.

La produzione di energia nucleare è anche più affidabile e prevedibile rispetto alle fonti rinnovabili come il solare, l’eolico e l’idroelettrico, che dipendono da condizioni meteorologiche costanti o da cicli stagionali per produrre energia. Le centrali nucleari, invece, non dipendono dalle condizioni meteorologiche, richiedono meno manutenzione e possono funzionare più a lungo prima di essere rifornite. Non sorprende che il nucleare detenga attualmente il più alto “fattore di capacità” valutato, pari al 92%, rispetto ad altre fonti energetiche (tra cui il gas, 57%; l’eolico, 35%; o il solare, 25%).

L’energia nucleare è stata storicamente un potente motore di cambiamento nella riduzione delle emissioni di gas serra a livello nazionale. Il Breakthrough Institute ha analizzato i percorsi nazionali di decarbonizzazione adottati dai Paesi che hanno registrato i più rapidi cali storici dell’intensità di carbonio in un periodo di 10 anni. Quattro dei cinque Paesi che hanno registrato le diminuzioni più rapide hanno raggiunto questi obiettivi utilizzando un mix di reattori nucleari ed energia idroelettrica su larga scala.

Anche lo sviluppo di piccoli reattori modulari (SMR) può essere fondamentale per accelerare la diffusione dell’energia nucleare. Da un punto di vista progettuale, gli SMR mostrano miglioramenti rispetto ai reattori tradizionali in termini di sicurezza e scalabilità. Il principale miglioramento della sicurezza degli SMR è la funzione di raffreddamento automatico, che ricircola l’acqua per raffreddare il reattore, mentre i reattori tradizionali richiedono l’intervento degli operatori. Le dimensioni ridotte e la scalabilità degli SMR offrono inoltre diversi vantaggi, consentendo di utilizzarli in un maggior numero di aree geografiche e per una gamma più ampia di esigenze energetiche. Inoltre, gli SMR avranno probabilmente un design standard piuttosto che un design personalizzato per ogni luogo, il che contribuirà a migliorarne l’efficienza e l’affidabilità.

Nonostante questi vantaggi, la nuova tecnologia è associata ad alcuni potenziali svantaggi. Gli SMR richiedono in genere livelli di arricchimento del combustibile più elevati rispetto ai loro omologhi più grandi, il che potrebbe esacerbare le difficoltà associate alla gestione delle scorie nucleari.

Tra i primi 10 Paesi per capacità nucleare in costruzione, i mercati emergenti rappresentano oltre l’80%. Il presidente sudcoreano Yoon Sukyeol ha annunciato l’intenzione di portare il nucleare al 30-35% della capacità totale di produzione di energia del Paese, ponendo fine alla politica di eliminazione graduale messa in atto dal suo predecessore. La Cina ha in programma la costruzione di 150 reattori nucleari nei prossimi 15 anni, pari a un numero di reattori superiore a quelli costruiti a livello globale negli ultimi 35 anni. Anche in Giappone, i recenti allarmi di blackout in tutto il Paese hanno riacceso il sostegno pubblico per l’energia nucleare, portando l’amministrazione ad annunciare un rilancio del programma nucleare del Paese.

Il nucleare rappresenta attualmente solo il 10% della fornitura globale di energia elettrica. Entro il 2040, l’AIE (Agenzia Internazionale per l’Energia) prevede che la capacità nucleare raggiungerà solo 582GW, ben al di sotto dei 730GW che necessari entro il 2050 per lo scenario ‘Net Zero’.

Da cosa dipende la riluttanza ad espandere la capacità di produzione di energia nucleare? Una sfida è rappresentata dall’elevato costo del capitale: con il miglioramento delle tecnologie rinnovabili e dello stoccaggio delle batterie, il costo relativo dell’energia nucleare aumenta. Un altro fattore significativo è la persistente paura dell’opinione pubblica sulla sicurezza nucleare. Tuttavia, i dati suggeriscono che le preoccupazioni sulla sicurezza dell’energia nucleare sono esagerate: se confrontato con i tassi di mortalità associati ad altre fonti energetiche, il record di sicurezza del nucleare è pari a quello delle fonti rinnovabili. Anche il trattamento delle scorie nucleari, note anche come combustibile nucleare esaurito (SNF), rimane un problema. L’Associazione Nucleare Mondiale sostiene che oltre il 90% dei sottoprodotti nucleari sono a basso livello e solo l’1% è radioattivo. 

Le prove sono chiare: per raggiungere gli obiettivi globali di riduzione delle emissioni di gas serra e di contenimento dell’aumento della temperatura globale sarà necessaria una serie di opzioni per la produzione di energia. La recente decisione del Parlamento europeo di includere l’energia nucleare nella tassonomia dell’UE afferma il ruolo che l’energia nucleare può svolgere nella transizione dai combustibili fossili. L’aumento della capacità installata di energia nucleare potrebbe essere un passo decisivo per rafforzare gli sforzi globali di transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

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