Elezioni: le opinioni dei gestori e i possibili riflessi sui portafogli

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di Redazione 23 Settembre 2022 | 16:01

Ecco di seguito alcuni pareri sulle elezioni politiche in programma domenica in Italia e sui potenziali effetti del loro esito sui mercatie sui portafogli.

Pietro Baffico, European Economist di abrdn

“Al momento è molto probabile che il prossimo governo italiano sarà una coalizione guidata dal partito di estrema destra Fratelli d’Italia, insieme ai populisti della Lega e al partito più moderato Forza Italia. Sebbene i partiti di questa coalizione abbiano ammorbidito in modo significativo le posizioni euroscettiche nel corso del tempo, le tensioni con le istituzioni dell’Ue rappresentano un rischio in materia di disciplina fiscale e riforme strutturali. Il governo probabilmente punterà a rivedere l’agenda delle riforme e l’allocazione degli investimenti già concordati nell’ambito del piano Next Generation EU con il governo guidato da Mario Draghi. La mancata attuazione delle riforme peserebbe però sul potenziale di crescita dell’Italia e aumenterebbe i timori sulla sostenibilità delle sue finanze pubbliche. Pertanto, l’ago della bilancia dei rischi oscilla verso un allargamento degli spread dei titoli di Stato. Va inoltre considerato uno scenario negativo più grave, quello in cui l’esito delle elezioni potrebbe scatenare una crisi molto più profonda per l’Italia e per i mercati dei titoli di Stato. Se il governo italiano dovesse mostrarsi palesemente in conflitto con le istituzioni europee, ciò metterebbe a rischio l’erogazione dei fondi europei e potrebbe diventare difficile per la Banca Centrale Europea sostenere il debito pubblico italiano con gli attuali strumenti, innescando i timori di un’altra crisi sovrana europea”.

Yves Ceelen, Head of Portfolio Management di DPAM

La competizione sembra avere dei vincitori designati, ovvero i partiti che compongono la coalizione di centro destra, che negli ultimi anni si sono contraddistinti per le proprie posizioni dure nei confronti dell’Europa. In Italia in particolare ci si chiede come una vittoria di queste forze politiche verrà accolta dai mercati. La nostra opinione è che i mercati abbiano già prezzato quasi del tutto le prossime elezioni politiche italiane sulla base della vittoria di una coalizione di centrodestra; uno scenario avvalorato da sondaggi che sembrano piuttosto chiari in questo senso. Il risultato non è quindi l’elemento più interessante, quello che cattura l’attenzione di investitori e operatori economici riguarda le rinegoziazioni del Recovery Fund. Il tema è se il governo italiano sarà nella posizione di chiedere una rinegoziazione di quest’ultimo, così da poter ottenere dei vantaggi per i propri cittadini; una prospettiva probabile, ma, ovviamente, nel corso delle trattative l’Europa chiederà qualcosa in cambio. L’UE basa la sua attività sui compromessi e le compensazioni tra Stati e Istituzioni e l’interesse di Bruxelles è quello di essere forte, specialmente in una fase storica in cui Macron in Francia non ha la stessa forza degli anni passati e, con l’uscita di scena di Mario Draghi, vengono a mancare due attori forti e importanti per la causa europeista. In questo contesto potrebbero esserci effetti positivi per l’economia italiana nel breve periodo; un aumento di fondi destinati al Paese aiuterebbe direttamente imprese e cittadini e indirettamente altri settori, tra cui quello bancario. Gli investitori potranno quindi trovare occasioni interessanti in Italia grazie a questi elementi positivi che, però, è bene ricordarlo, vanno inseriti in un contesto globale complesso in cui una recessione appare sempre più probabile e con essa anche i problemi di liquidità con tutte le conseguenze del caso.

Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac

I mercati finanziari si sono concentrati sulle preoccupazioni legate all’inflazione e sulla corsa dei banchieri centrali verso politiche monetarie più restrittive a fronte del rapido aumentare delle probabilità di recessione.

Nel breve periodo, sia il contesto politico sia quello economico dovrebbero evitare ulteriore volatilità sui mercati italiani: in assenza di rischi di coda, lo spread italiano si sta muovendo nell’intervallo di 200-250 punti base. Inoltre, le opinioni negative sui mercati italiani (soprattutto) del reddito fisso sembrano essere abbastanza condivise e si sono rivelate anche piuttosto impegnative da attuare, con le obbligazioni italiane a 10 anni che rendono più del 4%. Nello scenario attuale, dunque, le posizioni negative sui tassi d’interesse core (piuttosto che su quelli periferici) costituiscono un’alternativa migliore, per riflettere l’impatto negativo dell’inflazione persistente, della normalizzazione della Banca Centrale Europea e del front-loading dei rialzi dei tassi d’interesse. Tuttavia, la tendenza attuale degli spread italiani potrebbe cambiare nei prossimi sei mesi, dal momento che la retorica politica potrebbe evolversi, nel contesto di un possibile razionamento invernale, di una crescita economica scarsa e di uno sguardo più attento da parte della Commissione Europea. In tale scenario, la credibilità della BCE e il Transmission Protection Instrument potrebbero essere messi a dura prova.

Le possibili alternative all’alleanza tripartitica descritta nello scenario di base includono:

  • Il Movimento Cinque Stelle potrebbe ottenere un risultato migliore rispetto alle attese, in particolare al Sud, oppure l’alleanza centrista tra Calenda e Renzi potrebbe riservare sorprese, il che metterebbe a rischio la maggioranza complessiva. Tale risultato sarebbe probabilmente accompagnato da nuova volatilità, data l’incertezza legata al necessario processo di rinegoziazione.
  • Da soli, Fratelli d’Italia e Lega hanno raccolto un numero di voti tale da non richiedere l’intervento di Forza Italia per formare una coalizione. La possibilità che due dei partiti politici italiani meno ortodossi formino una coalizione senza un partito più consolidato potrebbe essere valutata negativamente dai mercati finanziari. Questo potrebbe anche portare a un potenziale scontro politico tra due leader di partito molto diretti, le cui priorità e programmi politici possono essere opposti (ad esempio sulla riforma delle pensioni).

 

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