Asset allocation: ecco perchè le big tech potranno tornare sugli scudi

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di Redazione 8 Novembre 2022 | 16:01

Il dollaro forte rappresenta sicuramente una delle cause dei risultati negativi fatti registrare dalle trimestrali delle big tech nelle passate settimane. Tuttavia, bisogna aspettarsi la forza stessa della moneta verde rappresenti un argine robusto alla galoppata dell’inflazione negli USA. Infatti, ci aspettiamo che l’inflazione inizi a calare fino ad arrivare a 7 o addirittura a 6 percentuali entro l’inizio del nuovo anno. Questo fattore potrebbe pertanto stimolare un rallentamento nel percorso di innalzamento dei tassi e quindi essere in grado di aiutare le big tech“. Ad affermarlo è Anthony Ginsberg, fondatore di GinsGlobal Index Funds e gestore di tre ETF tematici su Tech, Cloud e Healthcare, lanciati sul mercato europeo grazie alla piattaforma white-label HANetf, che di seguito illustra più nel dettagliola view.

Un altro aspetto che favorirà l’industria tecnologica è dato dagli ormai prossimi risultati delle elezioni di metà mandato, dove le previsioni sono che i Democratici non avranno più in controllo di tutti e tre i livelli di potere statunitense, in quanto si prevede che Repubblicani prenderanno il controllo della House of Representatives.

Una possibile sconfitta di Nancy Pelosi potrebbe significare una politica meno incline alla spesa pubblica, fattore per cui l’amministrazione Biden è stata fortemente criticata in questi ultimi due anni. Nonostante non sia chiaro a chi andrà il Senato, con i due partiti in un testa a testa nei sondaggi, una politica Repubblicana – solitamente più business-friendly – alla camera sarebbe vista di buon occhio da Wall Street, comportando uno slancio per il settore e in particolare per le big tech, in quanto l’amministrazione Biden non godrà più del supporto che le permette di favorire politiche espansionistiche.

Come sottosettori a cui prestare attenzione oggi, in un contesto di mercato ribassista che permette di accede a titoli sottovalutati, c’è sicuramente lo streaming, dove ricordo andamenti interessanti come quello di Disney+ che ha registrato per la prima volta un numero di abbonati superiore a quelli di Netflix, raggiungendo 14,4 milioni di abbonati nel terzo trimestre, per un totale di 221 milioni.

Un secondo sottosettore da osservare è quello del gaming, che rappresenta uno dei trend del momento. L’operazione più grossa all’interno di tale comparto è avvenuta lo scorso mese di marzo con l’acquisizione da parte di Microsoft di Activision-Blizzard-King per 75 miliardi di dollari. Un’operazione che ha dichiaratamente mostrato lo slancio di Microsoft verso il ramo del game.

Un terzo importante trend in corso è quello dell’inserimento del Cloud in diversi campi di investimento: dalla cybersecurity, alla sanità o al mondo dell’Insurance (questi ultimi due notevolmente coinvolti a seguito dell’impatto della pandemia). Per questo motivo, le nostre attese sul Cloud sono, entro il 2025, di un raddoppiamento dei livelli attuali. Uno slancio confermato anche dai recenti movimenti dell’amministrazione americana, dove sia a livello federale che statale si sta assistendo ad un inserimento delle strutture su Cloud. L’ultima notizia su questo tema arriva dal Pentagono. Infatti, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha di recente firmato con Lumen Technologies, fornitore di servizi cloud e sicurezza informatica, un contratto del valore di 1 miliardo e mezzo di dollari. L’adozione dell’infrastruttura cloud da parte di questo soggetto dimostra la forza del modello cloud in termini di affidabilità e sicurezza. La visione dell’esercito americano è di sviluppare una capacità tecnologica con orizzonte 2030. È evidente come il cloud costituisca ormai uno standard nello sviluppo tecnologico per il futuro, da tenere bene a mente in questo periodo di mercati turbolenti.

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