Asset allocation: ecco come costruire un portafoglio anti-inflazione

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di Redazione 17 Novembre 2022 | 10:29

I dati di ieri hanno evidenziato che l’inflazione in Italia in ottobre è scesa leggermente all’11,8% (dall’11,9% di settembre), mentre nel Regno Unito è cresciuta all’11,1% (dal 10,7% di settembre). I dati di inflazione che arrivano dalle diverse nazioni Europee (Francia, Germania e Italia in testa) sono tutti moderatamente positivi e cominciano a segnalare che la crescita dei prezzi potrebbe essere in via di esaurimento anche in Europa.

Credo che però, a differenza degli USA, all’Europa occorra ancora un po’ di tempo (due/tre mesi) prima di vedere una decisa flessione della dinamica. La ragione è che i meccanismi di trasmissione della politica monetaria tra PPI e CPI necessitano di un tempo maggiore per dispiegare i propri effetti in presenza di una inflazione per buona parte determinata da costi.

Il papà dell’inflazione può ben dirsi il Covid-19, ma la mamma è stata sicuramente l’enorme massa di liquidità iniettata nel sistema economico dalle banche centrali che, come noto, non hanno capito per tempo che la stessa stava cominciando a infiltrarsi a valle delle catene di distribuzione anche in quei settori meno sensibili alla crescita dei prezzi. Con il risultato di rendere l’inflazione sempre meno transitoria o se vogliano sempre più permanente.

Se escludiamo dal calcolo dell’inflazione le voci di spesa che registrano variazioni estreme (sia positive sia negative, per un totale del 10% della distribuzione) otteniamo una misura della componente di fondo nota come inflazione media-troncata, che ad ottobre si è avvicinata al 7%. Inoltre, l’aumento dell’inflazione core amplifica i rischi che la dinamica dei prezzi rimanga persistentemente alta. Vedremo. Credo comunque che in questa fase per l’Europa sia già importante evidenziare che la spinta alla crescita sia in fase di esaurimento.

Individuare una strategia di investimento anti-inflazione significa costruire, attraverso una combinazione di asset class, un portafoglio con rendimento prospettico superiore all’inflazione osservata in un determinato periodo. Mica semplice (In Europa l’inflazione di settembre è stata del 10,7%).

Esaminiamo quindi i pro e i contro delle diverse assets class. I titoli obbligazionari sono la peggiore asset class in presenza di uno scenario di inflazione superiore alle attese, in quanto il valore futuro dei flussi di cassa attesi verrebbe svalutato dalla crescita dei prezzi. Le obbligazioni inflation-linked permettono di difendere dall’inflazione, ma solo se detenuti fino a scadenza, in modo da eliminare l’incertezza derivante dal prezzo di vendita del titolo durante la sua vita finanziaria.

I titoli azionari hanno invece un comportamento più ambiguo. Se i costi crescono, “ma non troppo”, le società possono beneficiare di un effetto positivo sui prezzi di vendita e quindi sui ricavi. Se invece i costi crescono troppo, velocemente e si mantengono “elevati” nel tempo, l’impatto è destinato a essere negativo, quale effetto della crescita dei costi complessivi di produzione (materie prime e/o costo del lavoro, costo del denaro conseguente al rialzo dei tassi di interesse che le banche centrali usano per contrastare gli effetti inflattivi) non interamente traslabile sui pezzi finali di vendita.

Ci sono altri due elementi necessari da considerare, oltre al tempo, al fine di strutturare un portafoglio che contrasti l’inflazione: il primo è la diversificazione, mentre il secondo è il rischio non diversificabile che l’investitore è disposto ad accettare.

Chiariti gli obiettivi in termini di rischio/rendimento e di tempo al fine di non subire il mercato in modo pro-ciclico, quale è la strategia in grado di contrastare l’inflazione?

Riteniamo corretta un strategia bottom up che privilegi i titoli di quelle società meno esposte di altre all’inflazione, e/o quelle che sono in grado di aumentare i prezzi di vendita ad un aumento dei costi di produzione.

Quali sono?

Sono quelle che producono e continueranno a produrre cassa, hanno una redditività mediamente superiore a quella del proprio settore di riferimento e sono leader nel mercato nel quale operano. Nel medio e lungo periodo queste caratteristiche dovrebbero mettere al riparo il portafoglio non solo dall’inflazione, ma anche da shock esterni, sempre e comunque possibili.

A cura di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim

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