Asset allocation: reddito fisso più allettante nel 2023

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di Redazione 24 Novembre 2022 | 10:01

“Il 2023 sarà caratterizzato da una scarsa crescita economica a livello globale, pari ad appena l’1,6%, anche se è probabile che nel 2023 le banche centrali rallentino o abbandonino la politica di stretta monetaria, escludiamo però tagli dei tassi nelle principali economie”. Ad affermarlo sono gli esperti di Credit Suisse, che di seguito illustrano nel dettaglio il loro outlook per l’anno prossimo.

In questo contesto, le attività a reddito fisso portebbero quindi offrire opportunità interessanti agli investitori, mentre i mercati azionari manterranno un andamento deludente, almeno nel primo semestre dell’anno.

Dopo un 2022 impegnativo, che ha visto livelli di inflazione costantemente elevati, politiche di inasprimento aggressive delle banche centrali e un rallentamento della crescita, Credit Suisse si aspetta una recessione nell’eurozona e in UK e un rallentamento della crescita in Cina. Queste economie dovrebbero toccare il minimo entro metà 2023 e iniziare una debole e timida ripresa, a patto che gli USA riescano a evitare la recessione. Prevediamo che la crescita economica rimanga generalmente bassa nel 2023 date le condizioni monetarie rigide e il riassetto geopolitico in corso.

Michael Strobaek, Global Chief Investment Officer di Credit Suisse, ha dichiarato: “Ci aspettiamo che la volatilità dei mercati finanziari rimanga elevata per via del perdurare dei rischi e di condizioni finanziarie globali rigide. È probabile che ciò rappresenti un ostacolo costante alla crescita e, di conseguenza, agli asset rischiosi. La gestione di un contesto così difficile richiede necessariamente l’adesione a solidi principi di investimento, l’attuazione di un rigoroso processo di investimento in linea con gli obiettivi finanziari a lungo termine degli investitori e il perseguimento di un’ampia diversificazione, anche attraverso gli investimenti alternativi”.

Nannette Hechler-Fayd’herbe, Chief Investment Officer, EMEA e Head of Global Economics & Research di Credit Suisse, ha affermato: “Riteniamo che negli ultimi anni l’economia globale sia stata interessata da un processo di reset fondamentale legato alla pandemia, ai cambiamenti demografici e all’indebolimento degli investimenti aziendali dovuto alle fratture geopolitiche e agli effetti del cambiamento climatico. Le ricadute sono evidenti nelle nostre previsioni a lungo termine per l’economia globale, che a nostro avviso crescerà a un ritmo molto più lento. Per il 2023 ci aspettiamo che l’inflazione rimanga al di sopra dei target fissati dalle banche centrali nelle principali economie sviluppate”.

Outlook per area geografica

  • USA. Credit Suisse si aspetta che nel 2023 la crescita USA raggiunga in media lo 0,8%. Le probabilità di recessione sono elevate (oltre il 40%), pur non costituendo il nostro caso di base. L’inflazione ha iniziato a frenare, ma il tasso di inflazione della spesa core per consumi privati (PCE) è destinato a rimanere costantemente elevato, al 3% circa, fino a fine 2023. Ci aspettiamo quindi che la Federal Reserve mantenga politiche di inasprimento aggressive, fino a un tasso terminale del 4,75%-5,00%.
  • Eurozona. Riteniamo che l’eurozona resterà in recessione fino alla fine del secondo trimestre del 2023, con un tasso di crescita del -0,2% per l’intero 2023. L’headline inflation potrebbe raggiungere il picco, ma è probabile che diminuirà solo gradualmente. Ci aspettiamo che i livelli di inflazione persistentemente elevati e la debolezza della moneta spingano la Banca centrale europea ad aumentare i tassi in modo aggressivo fino a un tasso terminale del 3% entro l’inizio del 2023.
  • Svizzera. Riteniamo che l’economia svizzera eviterà la recessione e crescerà dell’1% nel 2023 grazie a livelli ancora solidi dei consumi privati. Nel 2023, l’inflazione dovrebbe rallentare ulteriormente. Ci aspettiamo che la BNS aumenti il suo tasso di riferimento di un altro 0,5% fino a marzo 2023, tenendolo poi all’1% per il resto dell’anno.
  • Cina. Per la Cina prevediamo nel 2023 una crescita al di sotto delle stime di consenso pari al 4,5%. Un potenziale di crescita più basso, il consolidamento fiscale e l’abbandono lento della politica zero COVID del governo potrebbero costituire un freno per l’economia. Ci aspettiamo che qualsiasi riapertura significativa avvenga solo verso la fine del primo trimestre del 2023.
  • Giappone. Nel 2023 l’economia giapponese segnerà presumibilmente una bassa crescita, allo 0,5%. È probabile che l’inflazione si mantenga al di sopra del 2% per tutto il primo semestre dell’anno. Riteniamo che questo dato, accanto alle pressioni al ribasso esercitate sul JPY dalla politica aggressiva della Federal Reserve, porterà la Bank of Japan ad adeguare la propria politica di controllo della curva dei rendimenti all’inizio del 2023 per ottenere un leggero incremento dei rendimenti.
  • Regno Unito. Nel terzo trimestre del 2022 il Regno Unito è entrato in recessione. L’economia del Regno Unito continuerà presumibilmente a contrarsi per la maggior parte del 2023.

Outlook per le principali classi di asset

  • Le azioni segneranno probabilmente una performance deludente nella prima metà del 2023 in quanto l’attenzione resta puntata sul tema “higher rates for longer”. I settori e le regioni con utili stabili, leva finanziaria bassa e potere di pricing registreranno risultati migliori. Una volta che ci avvicineremo al punto di svolta per le banche centrali, i settori sensibili ai tassi di interesse con un orientamento alla crescita potrebbero diventare nuovamente più interessanti.
  • Con la probabile normalizzazione dell’inflazione nel 2023, le attività a reddito fisso dovrebbero diventare più allettanti e offrire nuovi benefici di diversificazione nei portafogli. Le obbligazioni “steepener” USA, i titoli di Stato USA vs. eurozona a duration lunga, il debito in valuta forte dei mercati emergenti, il credito investment grade e i crossover dovrebbero offrire buone opportunità nel 2023.
  • A inizio 2023 la domanda di materie prime cicliche potrebbe essere debole e un’alta pressione sui mercati energetici dovrebbe accelerare la transizione energetica europea. Riteniamo che le condizioni per l’oro miglioreranno con l’approssimarsi al termine della normalizzazione della politica monetaria. • Nel segmento degli investimenti alternativi, ci aspettiamo che le condizioni per il settore immobiliare diventino più impegnative nel 2023 per via degli ostacoli posti dall’incremento dei Comunicato stampa Pagina 3 22 novembre 2022 tassi di interesse e dal rallentamento della crescita economica. Crediamo inoltre che la gestione attiva potrà aggiungere maggiore valore, in particolare per gestori secondari, alternative di rendimento privato e strategie di hedge fund con beta ridotto.

Outlook Italia

Con il rallentamento della crescita e l’aumento dei tassi d’interesse, i riflettori sono puntati sulla sostenibilità del debito

La crescita italiana è stata sorprendentemente resiliente nei primi tre trimestri del 2022 grazie alla convincente stagione turistica, all’inaspettata tenuta e al miglioramento della competitività del settore manifatturiero. Tuttavia, secondo i frequenti sondaggi sulle imprese, la crescita ora sta rallentando drasticamente e si prevede che l’economia entri in una recessione a partire dal quarto trimestre di quest’anno. La crescita reale del PIL è destinata a scendere da 6,6% nel 2021 a 3,7% nel 2022 e a -0,2% nel 2023 (rispetto alle nostre previsioni pre[1]invasione di 4,3% nel 2022 e 2,2% nel 2023). Il principale freno potrebbe provenire dai consumi privati, che probabilmente si contrarranno bruscamente a causa dell’elevata inflazione, della modesta crescita dei salari e della depressione della fiducia dei consumatori. Negli ultimi trimestri, le generose misure di sgravio energetico hanno sostenuto il consumo privato, ma il governo avrà uno spazio fiscale limitato per estendere i provvedimenti al prossimo anno. È interessante notare che gli investimenti continueranno probabilmente ad espandersi nonostante la recessione, grazie ai fondi di Next Generation EU del valore di circa il 2% del PIL per il 2023 e al “Superbonus” (un credito d’imposta trasferibile del 110% per gli investimenti che migliorano l’efficienza ambientale delle abitazioni). L’esposizione dell’Italia al conflitto Russia-Ucraina è significativa a causa dell’elevato ricorso al gas russo, ma negli ultimi mesi l’Italia ha sostituito con successo gran parte delle forniture perse con maggiori importazioni da altri Paesi, quindi il rischio di una totale carenza di gas è relativamente basso. L’inflazione si è attestata a 12,8% a/a in ottobre, ben al di sopra della media dell’area dell’euro. Ci aspettiamo che l’inflazione si moderi nei prossimi mesi con la riduzione della spinta dell’inflazione energetica e alimentare, ma il dato sottostante diminuirà solo gradualmente. Nel complesso, si prevede che l’inflazione si attesti in media a 8,2% nel 2022 e a 6,0% nel 2023. I rischi politici sono elevati. Gli investitori temono che la nuova coalizione di centro[1]destra di Fratelli d’Italia (FdI), Lega e Forza Italia guidata da Giorgia Meloni (FdI) possa aumentare la spesa pubblica in linea con il suo ambizioso programma politico e peggiorare ulteriormente le dinamiche delcontinueranno probabilmente ad espandersi nonostante la recessione, grazie ai fondi di Next Generation EU del valore di circa il 2% del PIL per il 2023 e al “Superbonus” (un credito d’imposta trasferibile del 110% per gli investimenti che migliorano l’efficienza ambientale delle abitazioni). L’esposizione dell’Italia al conflitto Russia-Ucraina è significativa a causa dell’elevato ricorso al gas russo, ma negli ultimi mesi l’Italia ha sostituito con successo gran parte delle forniture perse con maggiori importazioni da altri Paesi, quindi il rischio di una totale carenza di gas è relativamente basso. L’inflazione si è attestata a 12,8% a/a in ottobre, ben al di sopra della media dell’area dell’euro. Ci aspettiamo che l’inflazione si moderi nei prossimi mesi con la riduzione della spinta dell’inflazione energetica e alimentare, ma il dato sottostante diminuirà solo gradualmente. Nel complesso, si prevede che l’inflazione si attesti in media a 8,2% nel 2022 e a 6,0% nel 2023. I rischi politici sono elevati. Gli investitori temono che la nuova coalizione di centro[1]destra di Fratelli d’Italia (FdI), Lega e Forza Italia guidata da Giorgia Meloni (FdI) possa aumentare la spesa pubblica in linea con il suo ambizioso programma politico e peggiorare ulteriormente le dinamiche del management attivo per migliorare i flussi di reddito da locazione. Dopo una sovraperformance nel 2022, le azioni italiane dovrebbero allinearsi al benchmark dei mercati sviluppati nel 2023 in quanto le deboli aspettative di crescita degli utili sono bilanciate da interessanti valutazioni. La composizione del settore è principalmente esposta a dati finanziari e servizi pubblici; i rendimenti in aumento, pur essendo vantaggiosi per i dati finanziari, sono anche inversamente correlati ai servizi pubblici che dovrebbero bilanciare i rendimenti. Inoltre, poiché si prevede che la BCE continui a incrementare i tassi, ci aspettiamo che i mercati periferici siano più colpiti.

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