Investimenti: ecco perché puntare anche sui bond corporate investment grade

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di Redazione 1 Dicembre 2022 | 15:01

In un portafoglio bilanciato, le obbligazioni a nostro avviso svolgono quattro ruoli fondamentali, cioè: diversificazione rispetto alle azioni; reddito; conservazione del capitale; protezione dall’inflazione”. Parola di Flavio Carpenzano, Investment Director Reddito Fisso di Capital Group, che di seguiti illustra nei particolari la view.

Tali ruoli possono contribuire al raggiungimento di obiettivi di pensionamento o favorire la stabilizzazione di un portafoglio affinché sia più resiliente quando gli shock economici colpiscono i mercati. Grazie alle loro caratteristiche, le obbligazioni corporate investment grade potrebbero essere l’asset class ideale per svolgere contemporaneamente la maggior parte di questi ruoli in un portafoglio bilanciato. Di conseguenza, potrebbero agevolmente fungere da elemento obbligazionario core di un portafoglio. Le obbligazioni corporate investment grade globali hanno rappresentato un’alternativa interessante alle obbligazioni sovrane dei mercati sviluppati, offrendo potenzialmente un reddito più elevato e rendimenti superiori, oltre alla diversificazione rispetto alle azioni e alla conservazione del capitale.

Reddito

Il reddito fisso differisce fondamentalmente dall’azionario per la sua esplicita componente di reddito. Anche alcune azioni ordinarie e privilegiate versano dividendi, ma i relativi flussi di reddito possono oscillare o scomparire, a discrezione della società. In genere, le obbligazioni generano flussi di reddito più certi e prevedibili sotto forma di cedole, fintanto che l’emittente è solvente. Le obbligazioni corporate investment grade sono quindi potenzialmente in grado di garantire un flusso di reddito affidabile agli investitori, in un momento in cui il rendimento da reddito ha rappresentato una componente significativa dei rendimenti complessivi. Ciò potrebbe contribuire a fornire un margine di protezione al rendimento complessivo nel caso in cui le oscillazioni dei prezzi dovessero rimanere volatili.

Conservazione del capitale

Il focus del mercato sta virando verso la prospettiva di un rallentamento della crescita e di un maggiore rischio di recessione. I fondamentali aziendali rimangono tuttavia positivi, il che dovrebbe aiutare le società investment grade ad affrontare un contesto di crescita ridotta. Il rischio di default per le obbligazioni corporate investment grade è relativamente basso rispetto alle obbligazioni high yield, e anche se l’economia globale dovesse entrare in recessione, ad aumentare potrebbero essere i declassamenti e i fallen angel piuttosto che i default. È opportuno, tuttavia, notare che questo determinerebbe altresì un aumento della volatilità e un ampliamento degli spread.

Inoltre, le obbligazioni corporate investment grade possono limitare i ribassi nei periodi di volatilità del mercato, in particolare nella fase di contrazione del ciclo economico. Con l’allungamento della duration dell’asset class, i tassi di interesse sono diventati una componente più significativa dei rendimenti complessivi. In presenza di una lieve recessione nel corso della quale i tassi di interesse dovessero iniziare a scendere, le obbligazioni investment grade potrebbero offrire un certo grado di resilienza grazie al loro profilo di duration più lungo.

Diversificazione rispetto alle azioni

Le obbligazioni corporate investment grade possono essere uno strumento di diversificazione rispetto alle azioni. Le correlazioni tra obbligazioni corporate investment grade globali e azioni globali basate sui rendimenti rolling a 5 anni sono sempre state molto basse.

Nell’ambito di un’allocazione obbligazionaria core di un portafoglio, le obbligazioni corporate investment grade possono assumere un ruolo fondamentale in termini di equilibrio e resilienza. Ciò è particolarmente importante in presenza di un’elevata volatilità dei mercati.

Perché ora?

Le obbligazioni corporate investment grade hanno avuto un inizio d’anno difficile, con un rendimento pari al -16,4% dall’inizio dell’anno. I mercati creditizi si sono rivalutati in maniera significativa, soprattutto grazie all’aumento dei tassi d’interesse piuttosto che all’ampliamento degli spread creditizi. Poiché l’inflazione è schizzata ai livelli più elevati registrati negli ultimi decenni nei mercati sviluppati, le principali banche centrali hanno adottato un approccio sempre più aggressivo per cercare di controllarla, eliminando gradualmente le misure di stimolo e alzando i tassi di interesse. Anche il conflitto tra Russia e Ucraina ha contribuito a un contesto macroeconomico generale molto volatile. Di conseguenza, le valutazioni sono tuttavia migliorate in misura significativa e probabilmente offrono un punto di ingresso interessante per gli investitori.

Tuttavia, la cautela è d’obbligo, poiché l’incertezza macroeconomica è ancora elevata e gli spread potrebbero allargarsi ulteriormente. Il rischio di recessione, o almeno di un rallentamento significativo della crescita, è in aumento. Inoltre, le banche centrali di tutto il mondo dovrebbero continuare a dare priorità alla lotta all’inflazione rispetto al rallentamento dell’economia, mantenendo quindi una politica monetaria restrittiva. Questa significativa stretta monetaria coordinata potrebbe esercitare ulteriori pressioni sugli spread. Gli spread creditizi tendono ad allargarsi a fronte di picchi dei tassi reali e di un rallentamento della crescita.

Sebbene al momento i fondamentali del credito e la spesa al consumo siano favorevoli, non è affatto da escludere un deterioramento su entrambi i fronti. Il rallentamento della crescita e l’inflazione espongono a rischi e l’inflazione, in particolare, mette in discussione la sostenibilità dei margini di utile delle imprese. Detto questo, una grave recessione non è al momento il nostro scenario di base, data la situazione patrimoniale ancora robusta degli emittenti finanziari e non finanziari. Tuttavia, il sentiment degli investitori è diventato negativo e l’interesse per il credito potrebbe continuare a diminuire, soprattutto se l’asset class dovesse registrare rendimenti complessivi negativi per un periodo prolungato. Si prevede inoltre un calo della spesa al consumo, che potrebbe compromettere la crescita economica.

In un contesto macroeconomico particolarmente volatile come quello attuale e destinato a rimanere tale, una selezione attenta a livello di società e settori rimane fondamentale per investire con successo nel credito.

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