Asset allocation, parola d’ordine del 2023: “puntare sull’Asia”

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di Redazione 17 Gennaio 2023 | 10:01

Che il 2023 imponga un ripensamento dei portafogli che tenga conto delle molteplici sfide macroeconomiche, ci sembra scontato. Come sappiamo, a livello macro il rischio di recessione resta alquanto elevato in Europa e negli USA, ma gli utili societari e i margini delle aziende non siamo del tutto convinti abbiano già completamente recepito l’effettivo aumento dell’inflazione e i maggiori costi di finanziamento del debito. Inoltre, aumentano gli interrogativi sulla tenuta della domanda dei consumatori nei prossimi mesi.

Sa cambiamo lo sguardo e lo rivolgiamo verso l’area asiatica, le prospettive cambiano. Riteniamo infatti che questa presenti rischi di recessione minori rispetto all’aera Europea e agli USA e opportunità interessanti per gli investitori. In particolare siamo convinti che proprio l’area asiatica presenti rilevanti catalizzatori sia di breve che di medio termine, tra i quali spiccano la ristrutturazione dell’economia cinese, ma anche il miglioramento della corporate governance in Giappone e l’emergere delle tigri asiatiche che, ci sembra, possano continuare ad emergere.

In Giappone, per esempio, il miglioramento della normativa sulla governance societaria sta portando alla restituzione del capitale agli azionisti con interessanti livelli di dividendi e buyback e mai visti prima. E’ probabile che questo processo continui nel 2023. Anche l’attività di M&A è risultata in grande spolvero nel corso del 2022, rivolta alle numerose società con sani fondamentali e valutazioni economiche interessanti. Vale la pensa di ricordare che i tassi di interesse in Giappone sono ancora vicini a zero e dovrebbero rimanerci ancora a lungo, rendendo conveniente il finanziamento.

Il Sud Est asiatico si trova a beneficiare di una forte crescita economica e demografica, anche grazie alla fuga di capitali dalla Cina e ad un diffuso miglioramento della regolamentazione e della corporate governance.

L’evoluzione economica dell’area ha portato anche in questa regione a un aumento consistente dei livelli di attività di M&A nel corso del 2022, con oltre 4.000 deal per un controvalore pari a circa 400 miliardi di dollari da inizio anno. L’intera area asiatica nel primo semestre del 2022 ha rappresentato ben il 21% dei volumi globali, ed è probabile che la tendenza prosegua anche nel 2023.

Per quanto riguarda la Cina e l’Asia settentrionale, la situazione appare favorevole nel breve termine. Le valutazioni sembrano a livelli depressi e i mercati nettamente trascurati dagli investitori globali. Nonostante i venti contrari che soffiano sull’economia, nel 2023 pochi si aspettano una recessione globale e profonda in Cina e nell’Asia settentrionale.

Se le previsioni di consenso indicano una crescita del PIL mondiale modesta ma positiva nel 2023, stimata al 2,7% dal Fondo Monetario Internazionale, nel complesso l’Asia sembra meglio posizionata per affrontare il rallentamento globale.

Le azioni asiatiche sono inoltre vicino al P/E di lungo periodo e i prezzi potrebbero quindi non essere lontani dal un rimbalzo:

Fonte: MSCI

Uno dei key drivers sui quali si fonda la nostra convinzione è l’aspettativa che una ripresa dell’economia cinese l’anno prossimo offra sostegno all’attività in tutta l’Asia.

La Cina ha il vantaggio di trovarsi in una fase molto diversa del ciclo economico rispetto alle economie Europee e agli USA. Inoltre, la minore inflazione lascia un margine importante per espandere il credito e stimolare l’economia dopo l’abbandono della politica zero Covid.

L’annuncio seguito al Congresso di 20 misure di allentamento dei lockdown e 16 interventi a sostegno del settore immobiliare residenziale, danno un’idea dell’intenzione del cambiamento di marcia della Cina verso una maggiore crescita economica.

In altre parole, crediamo che una recessione nel 2023 appaia molto meno probabile in Asia (Giappone escluso) che in altre regioni dell’area. L’inflazione infatti non è così alta in confronto ad altre economie importanti e questo implica ovviamente una minore esigenza di contrazione monetaria, mentre le previsioni di crescita del PIL per il 2023 sono al momento nell’intorno del 4,0%.

Per quanto riguarda la Cina, rileviamo come l’economia in rallentamento, la crisi del mercato immobiliare, i rischi politici in aumento e i timori per le attività private abbiano compresso le valutazioni delle azioni a livelli storicamente bassi. Considerato che il Congresso del Partito Comunista che si è chiuso lo scorso ottobre non ha cambiato idea circa i poderosi investimenti verso l’innovazione e la transizione energetica verde, siamo cautamente ottimisti.

Accanto alle società cinesi che beneficeranno di una crescita strutturale robusta, riteniamo vantaggioso in questo momento monitorare aziende che presentano valutazioni attraenti avendo risentito di misure normative penalizzanti (come le compagnie online), alcune società di consumi o quelle legate al settore immobiliare.

A cura di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim

 

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