Investimenti, ecco perchè mettere in portafoglio i bond corporate dei mercati emergenti

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di Redazione 24 Gennaio 2023 | 15:01

Il 2022 è stato un anno difficile per l’obbligazionario e il comparto corporate dei mercati emergenti non ha fatto eccezione. “Nel 2023, la nostra view su questa asset class è più costruttiva e cercheremo di selezionare i titoli giusti per comporre un portafoglio solido e ben posizionato”. Ad affermarlo è Christopher Mey, Head of Emerging Market Corporate Credit di Candriam, che di seguito spiega nei particolari le motivazioni dell’assunto.

Previsione di rendimento: un solido 7,5-12,5%

Nel 2022 il mercato delle obbligazioni corporate dei mercati emergenti ha registrato un rendimento negativo del -13,60%. La guerra in Ucraina ha innescato un’impennata dei prezzi delle materie prime e ha provocato un allargamento degli spread più marcato del previsto.

Nel 2023, ci aspettiamo che la volatilità resti elevata. Tuttavia, ora abbiamo una view più costruttiva, basata su valutazioni assolute interessanti, su fondamentali solidi e su un quadro tecnico che si prospetta favorevole per i prossimi 12 mesi. Prevediamo un rendimento lordo totale del 10-15% per il 20231, favorito da un carry storicamente elevato (7,6%) e da una contrazione degli spread fino a 100 pb rispetto ai livelli attuali. Poiché ci aspettiamo un tasso di default reale del 4%1 sulle obbligazioni corporate degli EM (mercati emergenti) e un recupero medio storico di 39 centesimi sul dollaro, calcoliamo perdite complessive sui crediti del 2,5% per una previsione di rendimento netto del 7,5%-12,5%.

Fondamentali interessanti: bilanci solidi, tassi di default più contenuti e deterioramento del credito sostenibile con un rating medio di BBB-

Le società dei mercati emergenti entrano nel 2023 con bilanci solidi e sono ben posizionate rispetto alle loro omologhe dei mercati sviluppati. Mentre attendiamo i bilanci dell’esercizio 2022, la leva finanziaria netta delle società dei mercati emergenti negli ultimi 12 mesi si è attestata a 1,5x, significativamente al di sotto delle controparti statunitensi, con un livello medio stimato di 2,5x.

In futuro, prevediamo un certo indebolimento dei fondamentali. Gli ultimi dati societari hanno dimostrato che in settori ciclici come quello chimico, petrolchimico e immobiliare si sta verificando un’erosione dei margini. Mentre alcune aziende hanno dimostrato una forte capacità di trasferire i costi più elevati ai clienti, generando una crescita dei ricavi nominali, il

+loro livello di controllo sui costi dei fattori produttivi è stato più debole, con una conseguente riduzione della redditività e un aumento degli indici di leva finanziaria. Siamo quindi alla ricerca di opportunità in settori in cui gli emittenti mostrano un certo pricing power e prediligiamo attualmente settori più difensivi come i consumi non ciclici, il comparto technology, media, and telecom e le infrastrutture.

Per gli emittenti con rating più basso, riteniamo che i rischi di rifinanziamento siano ancora elevati, poiché il costo di queste operazioni ha raggiunto il livello più alto dai tempi della crisi finanziaria globale. Poiché ci aspettiamo elevati costi di rifinanziamento, siamo posizionati in modo difensivo, con un’esposizione limitata agli emittenti di qualità inferiore con scadenze elevate nel breve termine.

Prevediamo che nel 2023 i tassi di default si normalizzeranno rispetto ai livelli storicamente elevati del 2022, influenzati dalla debolezza del settore immobiliare cinese e dalle numerose insolvenze di società russe e ucraine in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Nel 2023, prevediamo tassi di default nell’High Yield del 6-8%, pari al 3-4% dell’intero mercato corporate emergente.

Fattori tecnici positivi: ripresa delle emissioni, forti flussi di ritorno, emissioni nette contenute

Ci si aspettava un 2022 di forti emissioni, tali da eguagliare il precedente record di 541 miliardi di dollari, del 2021. L’elevata volatilità degli asset rischiosi e dei Treasury statunitensi ha portato a un crollo dell’offerta, poiché gli emittenti hanno faticato ad accedere ai mercati primari del debito denominato in dollari.

I deflussi in valuta forte dai mercati emergenti hanno raggiunto gli 85 miliardi di dollari nel 2022, ma per il 2023 ci aspettiamo che il loro livello si riduca e che gli investitori con una visione strategica di lungo periodo reinvestano nel mercato. Prevediamo inoltre un aumento marginale delle emissioni lorde e una neutralità delle emissioni nette.

Valutazioni storicamente elevate, con un valore relativo interessante

Attualmente riteniamo che l’asset class sia interessante. Gli spread corporate EM sono convenienti in quanto rimangono a circa una deviazione standard al di sopra della media quinquennale, mentre il valore relativo è ugualmente convincente grazie all’interessante ripresa degli spread rispetto ai bond Corporate statunitensi e ai bond sovrani degli EM.

Notiamo in particolare che ci sono sacche di valore nelle obbligazioni Corporate EM Investment Grade, scambiate a prezzi eccezionalmente bassi rispetto ai bond sovrani EM, con uno spread doppio rispetto alla media a 5 anni, nonché nelle obbligazioni Corporate EM con rating AA, BBB, BB e B, scambiati con un discreto premio rispetto ai bond Corporate statunitensi comparabili.

Il settore Corporate EM offre molteplici opportunità, per ogni tipo di investitore. Abbiamo una solida competenza nei mercati emergenti, ci affidiamo a una gestione attiva dei rischi e a un rigoroso approccio bottom-up, integrando i fattori ESG con l’obiettivo di sfruttare le opportunità più interessanti e comporre un portafoglio solido, valido in tutti i contesti di mercato.

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