Investimenti, recessione: si allontana sempre più lo spauracchio

I dati sull’attività economica negli Stati Uniti continuano a essere troppo solidi perché sia ragionevole aspettarsi una recessione nella seconda metà dell’anno. Allo stesso tempo, gli indicatori più recenti dei salari e dei prezzi sottostanti, anche se ancora provvisoriamente, mostrano segnali nella giusta direzione”.Ad affermarlo è Alvaro Sanmartin, Chief Economist di Amchor IS, che di seguito illustra nei particolari la view.

Nel caso dell’Eurozona, l’attività del settore dei servizi rimane forte, consentendo alla disoccupazione di raggiungere nuovi minimi storici in aprile. Sul fronte dei prezzi, tuttavia, la strada da percorrere è ancora più lunga rispetto agli Stati Uniti. Infatti, i salari in Europa continuano ad accelerare e non è affatto escluso che, grazie all’enorme forza del settore turistico, si possa assistere a un ulteriore aumento dell’inflazione di fondo nel corso dell’estate.

Ciò premesso, il nostro scenario macro non è cambiato e si può riassumere in quattro elementi. In primo luogo, la domanda aggregata negli Stati Uniti e in Europa gode di fondamentali solidi. In secondo luogo, questi buoni fondamentali e gli enormi stimoli fiscali e monetari attuati durante la pandemia hanno contribuito a creare una situazione di eccesso di domanda, che a sua volta ha portato a significative pressioni inflazionistiche. In terzo luogo, come conseguenza di quanto sopra, sono ora necessarie politiche monetarie restrittive mantenute per un periodo di tempo relativamente lungo per moderare sia l’inflazione sia i salari. In quarto luogo, il fatto che le aspettative di inflazione rimangano ragionevolmente ancorate rende possibile il controllo dell’inflazione senza una recessione.

Pensiamo che la Fed possa aver raggiunto il picco dei tassi e che la Bce, invece, dovrà probabilmente aumentarli ancora due volte nelle riunioni di giugno e luglio. E, guardando un po’ più avanti, pensiamo che dovremo aspettare fino a ben oltre il 2024 per vedere tagli dei tassi di interesse. Per il resto, in termini di rischi, nel nostro scenario centrale, temiamo che l’inflazione impieghi più tempo a scendere di quanto pensiamo, il che potrebbe disancorare le aspettative sui prezzi e costringere le banche centrali ad alzare i tassi di interesse oltre quanto previsto. Se ciò dovesse accadere, sarebbe difficile evitare una recessione più o meno significativa fino al 2024.

Stati Uniti ed Europa: gli scenari sono così diversi?

Negli Stati Uniti gli ultimi dati sui posti vacanti sono tornati a salire e mostrano valori straordinariamente alti: il rapporto posti vacanti/disoccupazione è di 1,8 contro l’1,2 pre-pandemia. Inoltre, il ritmo di creazione di posti di lavoro rimane straordinariamente elevato, con una media di314.000 posti di lavoro al mese, finora, quest’anno. In Europa il mercato del lavoro si sta dimostrando molto forte, tanto che l’Eurozona ha creato posti di lavoro a tassi annualizzati vicini al 2,5% nel primo trimestre e ha raggiunto un nuovo minimo nel tasso di disoccupazione in aprile. Non crediamo affatto che la relativa debolezza del settore manifatturiero negli Stati Uniti e nell’Eurozona sia un segnale precoce di ciò che potrebbe presto accadere al settore dei servizi. A nostro avviso, tutto ciò che sta accadendo è che, dopo essere stata orientata verso i beni durante la pandemia, la domanda aggregata globale si è ora spostata verso i servizi.

Molti analisti hanno guardato alla crescita negativa della Germania nel primo trimestre per concludere che l’economia europea è destinata a mostrare uno scarso dinamismo nei prossimi trimestri. Riteniamo possa essere un errore, per almeno due motivi. Il primo è che parte della debolezza mostrata dalla Germania negli ultimi due trimestri è idiosincratica e dovuta alla sua enorme dipendenza dalle forniture energetiche russe. Un esempio del fatto che ciò che accade in Germania non è indicativo di ciò che accade in altri paesi dell’area dell’euro è che l’Italia, nello stesso primo trimestre, è stata in grado di crescere a tassi annualizzati vicini al 2,5%. Il secondo è che la stessa economia tedesca ha iniziato a dare segni di ripresa all’inizio del secondo trimestre dell’anno: il settore dei servizi si sta rafforzando, le esportazioni hanno sorpreso in positivo e, soprattutto, il dato sulla creazione di posti di lavoro di aprile è stato ancora una volta molto positivo.

Tornando agli Stati Uniti, segnali di moderazione salariale, accompagnati da una prevedibile evoluzione favorevole della componente degli affitti dell’IPC nei prossimi mesi fa pensare a una prosecuzione nel breve periodo del processo di (progressiva) disinflazione che sembra già essere iniziato nella prima economia mondiale.

Quali rischi all’orizzonte

È necessario essere molto attenti alla possibilità che l’inflazione impieghi più tempo a scendere rispetto alle stime, che questo possa smorzare le aspettative di inflazione e che, di conseguen

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