Mercati emergenti, Brics: i riflessi dell’allargamento del gruppo

Oltre all’annuncio dei sei nuovi membri al BRICS Summit (Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti), l’incontro non ha portato a nulla in termini di politica, nonostante i propositi sui piani per una moneta comune o una potenziale alternativa agli Special Drawing Rights (Diritti Speciali di Prelievo) del Fondo Monetario Internazionale.

Tuttavia, l’allargamento dei membri era atteso e ciò probabilmente rafforzerà l’importanza dell’alleanza per le discussioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, da dove proviene la maggior parte dei nuovi membri e dove la Cina ha cercato di aumentare la propria influenza. Il gruppo probabilmente utilizzerà l’allargamento anche come strumento per influenzare il dibattito politico internazionale e lo sviluppo delle istituzioni internazionali al di fuori del G7, del G20 e delle Nazioni Unite.

Sebbene vi siano chiari obiettivi comuni tra i membri del gruppo Brics di aumentare il loro peso geopolitico, di rimodellare e sfidare le istituzioni e le pratiche globali esistenti e di ridurre l’uso del dollaro USA, sarebbe un errore considerare i loro singoli obiettivi geopolitici omogenei. In effetti, Brasile, India e Sudafrica hanno tutti respinto l’idea che il gruppo sia visto come una sfida diretta all’Occidente. Nel caso dell’India, si teme che il gruppo sia un veicolo per la Cina per espandere la propria influenza. L’allargamento dei membri aggiungerà ulteriori complessità e probabilmente limiterà il potenziale di qualsiasi piano di riforma importante da emanare dal gruppo.

Per questo motivo, ci aspettiamo che l’attenzione rimanga concentrata sull’espansione dei legami commerciali e finanziari tra i membri, compreso un uso più esteso delle valute locali, nonché una via per sfidare le pratiche internazionali esistenti viste come favorevoli ai mercati sviluppati. I timori che il gruppo possa sfidare l’egemonia del dollaro sembrano per ora esagerati, visti gli obiettivi geopolitici concorrenti dei membri e la mancanza di volontà da parte di questi ultimi di cedere il controllo sui tassi di cambio e/o sulla politica monetaria.

A cura di Michael Langham, Emerging Markets Analyst di abrdn

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