Asset allocation: approfittare della rinascita del nucleare

“Negli ultimi mesi l’energia nucleare ha continuato a guadagnare terreno in tutto il mondo, con sviluppi interessanti in moltissimi Paesi”. A farlo notare è Roberta Caselli, Commodity Research Analyst di Global X, che di seguito illustra nei particolari la propria view su questo settore in ottica di investimento.

Se guardiamo ai mercati emergenti, ad esempio, recentemente la Turchia ha dichiarato di voler sviluppare 20 GW di nucleare entro la metà del 2050: a questo scopo, sono in corso colloqui con gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Cina per lo sviluppo di piccoli reattori modulari (SMR), oltre che con la Russia, la Cina e la Corea del Sud per quanto riguarda due nuovi progetti per centrali nucleari.

Più a est, il Pakistan sta collaborando proprio con la Cina per allontanarsi dalla sua dipendenza dai combustibili fossili: i due paesi hanno firmato un accordo per la costruzione di una centrale nucleare da 4,8 miliardi di dollari e una potenza di 1.200 megawatt, con il progetto – chiamato Chasma 5 – che sarà sviluppato nel cuore del Punjab. Anche l’Arabia Saudita sta valutando l’offerta di un’impresa statale cinese per la costruzione di una centrale nucleare: questa mossa potrebbe fornire al Regno arabo una leva strategica nelle discussioni in corso con gli Stati Uniti per la creazione di una propria industria nucleare civile.

Nel frattempo, il governo dell’India sta rivedendo la sua legge sull’energia atomica, con l’obiettivo di consentire alle imprese private di entrare nell’industria nucleare, attualmente controllata dallo Stato.

Ma anche nei mercati sviluppati non mancano novità promettenti. Basti pensare al Canada, che dopo una pausa di 30 anni sta tornando a rilanciare la propria industria nucleare. Per soddisfare una domanda di elettricità in aumento, in Ontario è in programma – oltre all’ampliamento di un impianto esistente che diventerà il più grande del mondo – la costruzione di tre nuovi reattori modulari compatti, nello stesso sito in cui se ne sta già costruendo un altro.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, puntano ad accelerare la diffusione del nuovo nucleare attraverso l’Accelerating Deployment of Versatile, Advanced Nuclear for Clean Energy Act, presentato al Senato degli Stati Uniti da un gruppo bipartisan. La legge mira a sostenere le iniziative per lo sviluppo e il dispiegamento di nuove tecnologie nucleari sia in patria che all’estero, attraverso azioni come la facilitazione della riconversione dei siti energetici convenzionali e il sostegno normativo allo sviluppo di tecnologie nucleari avanzate.

La Francia non è da meno: a giugno ha annunciato un impegno di oltre 100 milioni di euro per rilanciare l’industria nucleare. Il Ministero francese per la Transizione energetica investirà questi fondi nella formazione, nella ricerca e nell’innovazione nel settore nucleare civile, facendo seguito alle dichiarazioni di Macron sulla “rinascita dell’industria nucleare francese” del febbraio 2022 e al piano di investimenti “Francia 2030″ dell’ottobre 2021.

Anche il Regno Unito punta ad aumentare la sicurezza energetica attraverso l’energia nucleare, in particolare attraverso i reattori modulari (SMR): a luglio il governo ha lanciato il Great British Nuclear, un organismo governativo istituito per incrementare la capacità nucleare della nazione fino a 24 GW entro il 2050, e ha anche istituito un concorso internazionale per progetti innovativi nella tecnologia dei reattori modulari.

Infine, poche settimane fa la Svezia ha annunciato l’intenzione di triplicare la propria capacità di energia nucleare nei prossimi decenni, per far fronte all’aumento della domanda di energia elettrica. Questo ambizioso obiettivo prevede la costruzione di almeno 10 nuovi reattori convenzionali entro il 2045, a testimonianza dell’approccio proattivo della nazione per soddisfare il fabbisogno energetico.

Questo scenario sta sostenendo il prezzo della materia prima e i flussi verso gli ETF dedicati al settore dell’uranio.

 

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