Dimon (JP Morgan): “Per gli Usa il pericolo recessione resta alto”

Da qualche tempo a questa parte, i mercati sembrano essersi convinti che negli Usa non ci sarà recessione. Ma l’ad di JP Morgan, Jamie Dimon, non è d’accordo. Secondo Dimon il rischionel detaglio sarebbe ancora alto, perchè ritiene sia un errore credere che la crescita continui senza fermarsi.

Dimon, come riportato da Cryptonomist.ch, ha partecipato alla ventunesima Annual Global Financial Services Conference di Barclays e a un certo punto ha affermato che un vero e proprio ciclo di credito normale di fatto implica una recessione, e che ciò è abbastanza prevedibile.

Infatti, a detta di Dimon all’interno di un normale ciclo del credito prima o poi qualcosa va sempre peggio rispetto alla norma, e ci sono alcuni settori, come quello immobiliare, che probabilmente anche questa volta faranno peggio del normale.

Non ha espressamente detto che si aspetta una recessione nel 2024, ma dalle sue parole si evince che lo scenario che ritiene più probabile sia proprio quello dell’arrivo prima o poi di una recessione, prima che sia finito l’attuale ciclo del credito.

Secondo Dimon molte persone stanno commettendo l’errore di guardare i numeri in tempo reale, senza, invece, soffermarsi a pensare al futuro.

Dice che il futuro prevede una stretta quantitativa perchè “abbiamo speso soldi come marinai ubriachi in giro per il mondo”.

L’errore che sarebbe stato commesso è quello di credere che l’economia sarebbe rimasta in forte crescita per molti anni.

Se, però, si analizzano le crescite annuali del PIL degli USA negli ultimi anni si scopre che la forte crescita continuativa descritta da Dimon non c’è stata.

È vero che dal 2015 al 2019 l’economia statunitense è sempre stata in crescita, ma ad un ritmo non particolarmente sostenuto.

Nel 2020 ci fu un tonfo, a causa della pandemia, e la forte crescita del 2021 fu solo un rimbalzo dopo il crollo del 2020.

Prendendo ad esempio i dati degli ultimi due anni, addirittura nei primi sei mesi del 2022 ci fu una contrazione, seppur non significativa, ed i primi due trimestri del 2023 si sono chiusi con una crescita del 2%, che non è poi tanta roba in un momento in cui l’inflazione è stata ampiamente sopra il 4%.

Tra le righe di ciò che ha dichiarato Dimon si può leggere un’accusa alle politiche monetarie espansive della Fed.

Nel solo biennio 2020/2021 il bilancio della banca centrale statunitense è schizzato da 4.000 miliardi di dollari a quasi 9.000, con evidenti ricadute negative successive sui prezzi.

E così nel biennio 2022/2023 gli USA hanno avuto alta inflazione ed alto costo del denaro, a livelli mai visti negli ultimi quarant’anni.

Ma nonostante ciò la vera e propria recessione di fatto non si è vista, tranne che durante il primo anno di pandemia e durante i primi sei mesi dell’anno scorso (ma poco).

Inoltre, il periodo di quantitative tightening (QT) a cui ha accennato Dimon in realtà è già iniziato da tempo.

La Fed ha iniziato addirittura più di un anno fa a ritirare dai mercati parte della liquidità che vi aveva immesso con il QE dei due anni precedenti.

Per ora ne ha ritirata ancora poca, e quindi il QT potrebbe in teoria andare avanti ancora per un po’, ma con tassi di interesse così alti la Fed sta procedendo con molta cautela con il QT.

Certo, se un quadro simile non ha ancora innescato una recessione, forse hanno ragione i mercati a ritenere che non ne arriverà una a breve. Ma Dimon è convinto che i mercati in realtà siano focalizzati solo sul breve termine, e che non capiscano che alla lunga questa situazione dovrebbe portare proprio ad una recessione.

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