Investimenti: alla ricerca di asset remunerativi ma affidabili

Resto positivo nella lettura dell’attuale scenario di mercato: nonostante il tasso di inflazione a settembre abbia leggermente superato le aspettative degli analisti, attestandosi al 3,7% su base annua. Alla pubblicazione di questi dati, i mercati europei e italiani hanno infatti reagito con performance positive”. Ad affermarlo è David Coppini, Investment Manager di First Capital, che di seguito spiega nei particolari la view.

In merito all’inflazione “core” invece, i dati sono in linea con le previsioni degli analisti e ciò è molto positivo.

Una caratteristica chiave dello scenario attuale è la volatilità delle previsioni. Sia la Federal Reserve che la Banca Centrale Europea (BCE) sembrano ora orientate verso l’analisi di tutti dati in arrivo e non solo quelli legati all’inflazione, potremmo finalmente definirli “data dependent”. Inoltre, la FED ha innalzato i tassi più rapidamente rispetto alla BCE, principalmente a causa della robustezza dell’economia statunitense. Un altro elemento cruciale è il tipo di debito prevalente: negli Stati Uniti, circa il 90% del debito è a tasso fisso, il che comporta un ritardo nell’impatto sull’economia reale, mentre in Europa domina il tasso variabile, che per definizione si adatta più rapidamente alla dinamica dei tassi.

Nel panorama europeo, notiamo discrepanza tra i vari Paesi, in particolare in Italia abbiamo avuto una contrazione del credito dell’11,5%, maggiore rispetto a Spagna e Germania, a causa dell’assetto del sistema finanziario del nostro Paese, fortemente bancocentrico.

A mio avviso, le decisioni delle banche centrali saranno sempre più influenzate dalla congiuntura economica e dalle dinamiche geopolitiche, l’incertezza determinata dal conflitto tra Israele e Hamas potrebbe infatti comportare dei bruschi movimenti dei prezzi di petrolio e gas. Si teme infatti che un allargamento del conflitto che finisca per coinvolgere l’Iran possa far salire il trend dei prezzi del petrolio e, quindi, riaccendere ulteriormente le prospettive di crescita dell’inflazione in un momento in cui le banche centrali sembravano essere vicine alla fine del ciclo restrittivo.

Parlando più specificatamente del mercato italiano si notano segnali di contrazione in vari settori, tra cui la manifattura e le costruzioni. Le imprese manifatturiere stanno riducendo le scorte ed il settore dei servizi sta perdendo slancio a causa dell’inflazione salariale che comprime i margini. Questi dati riflettono un cambiamento rispetto ai primi sei mesi dell’anno, richiedendo un’attenzione particolare.

Per quanto riguarda il mercato obbligazionario, il deficit ed il debito pubblico sono fattori chiave. In caso di un arresto nell’incremento dei tassi, è probabile che gli spread rimangano stabili, in un range tra 185 e 200 punti base, anche se molto dipenderà dall’andamento del deficit.

Se invece cambiamo prospettiva e guardiamo al mercato obbligazionario americano si nota un trend di stabilità: salvo eventuali scossoni. Il T-bill dovrebbe rimanere un asset remunerativo ed affidabile.

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