Investimenti: come approcciare al meglio il trend dell’intelligenza artificiale

Il settore degli investimenti è spesso caratterizzato da mode passeggere: per esempio, nel 2020 pareva che una delle migliori opportunità d’investimento fossero le piattaforme per la fruizione di content da casa, come ad esempio Netflix, e molte società che si erano mosse in questo ambito sono poi cadute velocemente. Nel 2021 invece, sembrava che il Metaverso stesse per diventare il centro del mondo. Nei nostri processi di investimento evitiamo decisioni di breve periodo, basate su trend o su mode passeggere. Uno dei passaggi propedeutici all’investimento in un settore, anche quando si presenta come disruptive, è analizzarne la catena del valore, per identificare il sotto segmento che presenta le maggiori opportunità in termini di creazione di valore. Successivamente, studiamo la grandezza del mercato e il posizionamento della società che ci interessa. Sulla base del risultato di questa ed altre analisi, possiamo ipotizzare con le prospettive di performance delle singole società nel medio e lungo termine.

L’intelligenza artificiale (IA) ultimamente è al centro della discussione di investitori, addetti ai lavori e cittadini comuni che sfogliano i giornali, ma rappresenta un trend vero, consolidato, e quindi sicuramente da monitorare.

Per le aziende che ne possono beneficiare, l’IA, infatti, alza enormemente la produttività: circa l’80% delle operazioni che vengono compiute dai lavoratori in vari settori, non hanno di per sé un valore aggiunto, ma devono comunque essere effettuate, rispondere all’email o a domande standard, per esempio. Queste attività di base possono facilmente essere automatizzate con l’IA, aumentando così l’efficienza di ogni singolo lavoratore che avrà più tempo da dedicare a mansioni più tecniche e specifiche del proprio ruolo. Ma anche su compiti più complessi, come la scrittura di un codice nell’ambito della programmazione, l’intelligenza artificiale può giocare un ruolo decisivo di efficientamento. È stato calcolato che circa la metà dei codici potrebbero essere scritti direttamente dall’IA permettendo così ai programmatori di completare il loro lavoro in meno della metà del tempo. Questo, solo nell’ambito del coding e secondo stime molto conservative, potrebbe portare ad un aumento della produttività e quindi del giro d’affari del settore di 205 miliardi di dollari. Cifre altissime e che si possono riscontrare in un vasto numero di settori.

Da investitori, pensiamo che l’IA possa fornire opportunità interessanti specialmente in quattro aree tematiche:

  • l’elettrificazione della società, la cosiddetta E-Society;
  • l’industria 4.0;
  • la sicurezza, specialmente quella informatica
  • le nanotecnologie, e in particolare il sotto segmento dei semiconduttori.

Questi settori stanno dando un contributo importante alla performance dei nostri fondi e, i vantaggi, possono essere anche indiretti. Andando indietro nel tempo, e in un ambito sicuramente meno “innovativo”, si può fare l’l’esempio della corsa all’oro di due secoli fa: tutti erano alla ricerca dell’oro ma non tutti lo trovavano. Ciononostante, la ricerca richiedeva in ogni caso l’acquisto dell’equipaggiamento. Ecco, noi non guardiamo a chi cerca l’oro (o perlomeno non soltanto), ma a chi fornisce l’equipaggiamento per cercarlo.

Nell’IA questo principio si applica investendo nei semiconduttori, e andando oltre, si può estendere il ragionamento a quelle società specializzate nella produzione degli elementi necessari per la loro costruzione. Per esempio, una società molto interessante è Synopsys, che si occupa di R&D per i produttori di semiconduttori. Dato che lo sviluppo è fondamentale nel settore, difficilmente i produttori di chip potranno tagliare eccessivamente sull’innovazione se vogliono restare nel mercato, il che fa sì che la società rappresenti un’interessante opportunità di investimento.

A cura di Aurélien Duval, Fund Manager Fundamental Equities di DPAM

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