Asset allocation, attenzione: si amplia la divergenza tra Usa, Europa e Cina

I mercati nelle ultime settimane hanno finalmente preso coscienza di quanto le Banche Centrali sono andate proclamando vocalmente nel corso degli ultimi 12 mesi o più: il contesto attuale di tassi elevati non è transitorio, ma dovremo conviverci nel medio periodo. Le speranze di un taglio dei tassi entro fine 2023 si scontrano con una realtà che vede ora gli operatori considerare un ulteriore possibile rialzo ad inizio 2024.

In questo scenario, ecco di seguito la view di Federico Valesi, Head of Credit di Quaestio SGR .

In generale, sul fronte della crescita, c’è divergenza sulle due sponde dell’Atlantico: negli Stati Uniti i dati sono stati più volte rivisti al rialzo, mentre in Europa alcuni dati anticipatori (comprese le rilevazioni PMI) lasciano intendere una flessione. Del resto, in questo contesto, è difficile prevedere una brusca frenata dell’economia a stelle e strisce, mentre è più probabile che ciò avvenga nei prossimi mesi nel Vecchio Continente, più esposto sul lato energetico e con dati sull’inflazione ancora poco incoraggianti. Inflazione che, tra l’altro, continua ad essere vischiosa anche a causa della crescita del prezzo del petrolio – legata a una serie di misure lato offerta e alle crescenti tensioni geopolitiche – che contribuisce a gettare benzina sul fuoco.

Ampliando l’orizzonte geografico e guardando all’Asia, la Cina, che tra l’altro, potrebbe essere uno dei maggiori trading partner d’Europa (soprattutto per Germania e Italia), continua a mandare segnali poco confortanti sul fronte economico. A pesare è soprattutto la crisi del real estate, che ha avuto un impatto molto più pesante del previsto e che ha zavorrato la fiducia dei consumatori interni, abituati da anni a godere di un mercato immobiliare in continua espansione. Le misure di supporto annunciate del governo Cinese non sono state in grado fino ad ora di produrre la necessaria fiducia nei consumatori per avviare un significativo impulso economico.

Tuttavia, la forza prevalente in questo momento è lo stato di salute dell’economia americana, dove il mercato del lavoro è sempre molto forte, l’inflazione si dimostra più ostica da domare del previsto e la crescita beneficia ancora di un “tesoretto” del consumatore americano di quasi 1 trilione di dollari. Tutto ciò contribuisce ad innescare una crescita dei rendimenti sulla parte lunga delle curve, con i mercati che si apprestano a chiudere il secondo anno consecutivo di rendimenti negativi per quanto riguarda il mercato dei treasury americani, seppur in una scala più contenuta rispetto all’anno scorso.

Un contesto di mercato che continua a rivelarsi ostico per per i gestori obbligazionari tradizionali sia per chi nei portafogli multi-asset aveva allungato la duration ad inizio anno confidando in una risalita dopo il crollo del 2022.

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