Bond: piccolo segnale di ripresa. I nuovi collocamenti sotto la lente

In un contesto internazionale che lascia i mercati in preda a forti momenti di volatilità, questa settimana ha registrato un trend positivo sia per i listini azionari che sui mercati obbligazionari.

A generare la volatilità sono molti fattori, in primo luogo le situazioni di crisi internazionali in Ucraina ed ora in Medio Oriente, in secondo luogo, soprattutto per i mercati azionari, le varie trimestrali che stanno uscendo e le revisioni di target o conferme degli stessi, legati alla congiuntura economica, che hanno provocato  oscillazioni anche a doppia cifra per molti titoli di peso nei listini.

Con i punti precedenti passano quasi in secondo piano le riunioni delle banche centrali, che sono state l’elemento centrale per tutto il 2023 a causa dei continui rialzi dei tassi. Per fortuna le ultime riunioni di Bce e Fed hanno invece calmierato i mercati, con sagge decisioni e frenando la speculazione sui rendimenti che sono tornati a scendere. La prima risposta era stata della Bce giovedi scorso mentre questa settimana era attesa la Fed che per la seconda volta consecutiva ha lasciato invariati i tassi d’interesse al 5,25%-5,50%, come da attese di mercato. La decisione, comunicata mercoledi sera al termine del Federal Open Market Committee, è stata presa all’unanimità.

La banca centrale ha indicato, tuttavia, che potrebbe aumentare ancora i tassi, riconoscendo la sorprendente forza dell’economia statunitense, ma ha sottolineato riguardo all’inasprimento delle condizioni finanziarie, come uno dei fattori che potrebbero pesare sull’attività economica, con effetti ancora incerti. Nella conferenza stampa successiva, il governatore Jerome Powell, ha sottolineato che i costi di finanziamento del mercato dovrebbero rimanere elevati ancora a lungo.

Gli investitori sembrano aver interpretato il messaggio della Fed in senso “dovish nel suo complesso, passando a scontare al 22% dal 29% le probabilità di un nuova stretta a dicembre e al 28% dal 39% entro gennaio. Le possibilità invece di un taglio entro giugno sono salite al 70%, con i rendimenti dei Treasury che sono scesi dopo la riunione ai minimi da due settimane.

In questo quadro generale, troviamo una buona notizia per il Tesoro, che dopo le tensioni delle ultime settimane sui nostri titoli, con rendimenti spesso sopra il 5%, ha visto scendere in area 4,63% il rendimento del benchmark Btp decennale e soprattutto lo spread contro il Bund tedesco scendere a quota 192, sotto la soglia psicologica dei 200 basis point, sopra la quale si era assestato nelle ultime due settimane. La discesa dei tassi ha portato il rendimento decennale al minimo da tre settimane e quello a due anni al minimo da metà settembre ed è da mettere in relazione al calo dei rendimenti Usa innescato dall’annuncio che il Tesoro statunitense aumenterà l’importo di titoli offerti nelle aste a lungo termine meno del previsto nel trimestre novembre-gennaio.

A favorire l’obbligazionario, anche la forte flessione del settore manifatturiero degli Stati Uniti ad ottobre, oltre a numeri Adp sui nuovi occupati nel settore privato inferiori alle attese nello stesso mese, in vista dei dati governativi sui payroll non agricoli in calendario venerdi.

Il calo dei rendimenti vede ora il Btp in compagnia di Cipro, Grecia e Lettonia tra i paesi dell’Eurozona, mentre tutti il gruppone è compreso sopra il 3% con la Germania scesa al 2,7%, sempre miglior rendimento dell’Eurozona. Sulla curva decennale, flessione anche della sterlina al 4,4%, per la media dei titoli EU il benchmark è ora al 3,5%.

Le nuove emissioni governative sotto la lente

Nelle aste della settimana, il Tesoro italiano ha assegnato tutti i 3 miliardi di euro di Bot a sei mesi con scadenza marzo 2024. Il rendimento è sceso al 3,976%, il minimo da fine agosto, rispetto al 3,997% del collocamento di fine settembre.

In Eurozona, attive Austria, Francia e Spagna. La prima riaprirà il titolo in circolazione 2,9% con scadenza 2033 ed lo zero coupon in scadenza ottobre 2028. La Spagna ha incrementato di 1,67 miliardi il Bonos 1,9% 2052), Isin ES0000012K46 e prezzo d’asta 58,738 e di 1,3 miliardi lo 0,7% 2032, Isin ES0000012K20 al prezzo di 79,233. Da Parigi incremento sul 50 anni 0,5% 2072 per 1,197 miliardi al prezzo di 32,01 con Isin FR0014001NN8; 2,15 miliardi sull’Oat 3% 2054, Isin FR001400FTH3 al prezzo di 83,77; 2.33 miliardi sull’Oat 0,5% 2044 al prezzo di 53,68 Isin FR0014002JM6 e infine 5,29 miliardi di Oat 3,5% novembre 2033, Isin FR001400L834 al prezzo di 101,53.

Sempre molto attivi i Land tedeschi e le autorità locali; il Federal State of Hesse ha riaperto un bond senior a cinque anni con scadenza il 5 ottobre 2028 per un ammontare di 250 milioni di euro portando così l’ammontare emesso a due miliardi di euro. Nel dettaglio si tratta del bond Hesse 3,25% 2028 Isin DE000A1RQEN1. L’obbligazione è stata collocata ad un rendimento di un punto base sotto il tasso midswap:  prezzo 99,839 e rendimento 3,285%. Lotto minimo di mille euro con multipli di mille, rating AA+ e i nuovi bond sono immediatamente fungibili con quelli di vecchia emissione.

La necessità di reperire nuovi finanziamenti a causa del conflitto in corso, ha spinto lo Stato d’Israele sul mercato con due tap in euro su titoli già in circolazione e un nuovo titolo in dollari. Per quanto riguarda l’euro, 220 milioni di tap sono stati fatti sul titolo con 5% di cedola con scadenza 30 ottobre 2026 che porta il totale sui mercati ad 1,8 miliardi. Isin XS2711443932 e taglio minimo da 100mila euro con multipli di mille. Il secondo tap è stato per 185 milioni di euro sul 1,5% gennaio 2029 emesso nel 2019 con Isin XS1936100483 e taglio retail da mille euro con multipli di mille. Il deal nuovo in dollari è stato emesso per 800 milioni con scadenza nel 2031 e cedola del 6,5%. Il taglio è da 200mial dollari con multipli di mille con Isin XS2715285230. Per quanto riguarda il rating del paese, è al momento A1/AA-/A+, rispettivamente da Moody’s, S&P e Fitch. Moody’s e Fitch hanno messo in credit watch negativo il Paese dallo scorso 19 ottobre a causa della situazione geopolitica che potrebbe avere impatti futuri sull’economia.

I nuovi collocamenti corporate sotto i riflettori

La banca italiana ICCREA ha collocato un covered bond a quattro anni di importo 500 milioni di euro. Si tratta di un bond covered, garantito da mutui ipotecari. Gli ordini hanno raggiunto 720 milioni di euro. L’obbligazione bancaria garantita ha durata di quattro anni, arrivando a scadenza in data 8 novembre 2027,  paga una cedola annua lorda del 4%, prezzo 99.938, rendimento 4,017% equivalente a 75 punti base sopra il tasso midswap. Lotto minimo 100mila euro con multipli di mille e rating Aa3 con Isin IT0005569964.

Continua l’interesse del mercato per il segmento bond retail. Questa settimana Goldman Sachs ha emesso sul mercato MOT di Borsa Italiana una nuova serie di obbligazioni a tasso fisso 7,40% e variabile in euro con durata dieci anni, che offrono agli investitori un flusso cedolare annuale fisso pari al 7,40% per i primi tre anni e successivamente variabili pari al tasso di riferimento Euribor a tre mesi con un minimo di 0,00% e con un “cap” massimo del 7,40% per anno.

E’ in corso il collocamento per Danske Bank di una nuova obbligazione Green 5NC4 Non-Preferred Senior, ammontare 500 milioni di euro. L’obbligazione verrà rimborsata a 100 alla scadenza il 9 novembre 2028, l’emittente però ha la facoltà di richiamare il bond a partire dal quarto anno. Prime indicazioni di rendimento in area +165/170 sopra il tasso midswap di riferimento. Rating atteso Ba2/BBB+, lotto minimo di 100mila euro con multipli di mille.

Buon interesse degli investitori sulla sterlina, con una nuova emissione di Barclays per un miliardo con scadenza nel 2029 ed una cedola fissata al 7,09%, Isin XS2711945878 e taglio minimo da 100mila euro con multipli di mille. Il deal è andato bene fin da subito in grey market, dove rispetto al prezzo d’emissione di 100 ha messo a segno una salita di quasi mezzo punto. Rating dell’emissione Baa1/BBB+/A.

A cura di Carlo Aloisio, senior bond broker

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