Mercati emergenti: ecco i fattori chiavi per i prossimi mesi

Il sentiment negativo che ha caratterizzato i mercati finanziari a settembre è proseguito in ottobre. Gli indici globali azionari e le borse emergenti hanno registrato una perdita di circa il 4,5%, mentre gli spread delle obbligazioni dei Paesi emergenti si sono leggermente allargati rispetto ai titoli di Stato USA. Un ulteriore aumento dei rendimenti obbligazionari USA e le tensioni geopolitiche hanno contribuito al clima di incertezza. Tuttavia, potrebbero essere stati raggiunti “minimi provvisori” e si prospetta una possibile ripresa verso la fine dell’anno, con segnali positivi evidenziati dalla forte ripresa dei mercati azionari in novembre. Ripresa dovuta in particolare al netto calo dei rendimenti obbligazionari negli USA.

Resta naturalmente da vedere se questo sarà per loro l’inizio di una ripresa duratura. Ci sono alcuni segnali che sembrano confermarlo. Almeno verso la fine dell’anno potrebbe affermarsi una tendenza più positiva.

La congiuntura globale continua a rallentare

Per il quadro a più lungo termine, al momento c’è ancora poco di positivo, almeno sul fronte congiunturale. Ciò vale in particolare per l’Europa, che registra una crescita economica più debole di quanto generalmente previsto. Gli effetti si sono mostrati, tra l’altro, negli ultimi dati sulle esportazioni cinesi, che hanno sorpreso negativamente soprattutto a causa delle esportazioni più deboli verso l’UE. Gli indicatori anticipatori in Europa non segnalano ancora nessun miglioramento e anche negli USA si prevede un rallentamento dell’economia nei prossimi trimestri. In Cina, invece, si sta delineando una stabilizzazione della crescita economica, ma per ora non molto di più. Nel complesso, l’impulso congiunturale globale resta negativo.

I rendimenti USA e la congiuntura della Cina sono i fattori chiave

Naturalmente, ciò non impedisce una ripresa almeno temporanea del mercato azionario, soprattutto perché i mercati hanno già scontato, almeno in parte, questi sviluppi negativi. Per un trend rialzista sostenibile a lungo termine, tuttavia, dovrebbe almeno delinearsi una svolta congiunturale.

Tuttavia, l’economia e i mercati finanziari potrebbero ricevere supporto dal fronte dei tassi nella prima metà del 2024. A seconda del “se, quando e per quanto tempo” l’economia USA scivolerà in recessione, ci sarà da aspettarsi un calo più o meno significativo dei rendimenti USA – almeno per le scadenze brevi e medie – così come un indebolimento del dollaro USA (a causa della conseguente riduzione del differenziale dei tassi con molti altri paesi).

È possibile una crescita di azioni e obbligazioni dei mercati emergenti in caso di una recessione negli USA?

In uno scenario del genere potrebbero approfittare soprattutto le obbligazioni dei paesi emergenti, specialmente quelle in valuta locale. Il momento è, tuttavia, difficile da prevedere. Fin qui nell’attuale ciclo congiunturale, tutte le previsioni sulla recessione negli USA si sono rivelate premature. Una debolezza moderata e leggermente più lunga dell’economia USA non deve necessariamente essere negativa per la maggior parte dei mercati emergenti. Gli effetti positivi di un calo dei rendimenti obbligazionari USA e di un indebolimento del dollaro USA potrebbero prevalere. E se la Cina in quel momento dovesse ritornare su un percorso di crescita più sostenuto, è assolutamente possibile e del tutto plausibile che ci sia un’outperformance delle azioni e delle obbligazioni dei paesi emergenti.

A cura del Team Cee & Global Emerging Markets di Raiffeisen Capital Management

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nella tua Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!