Investimenti: l’outlook di Candriam per il prossimo anno

Il tanto temuto hard landing dell’economia mondiale è stato evitato, almeno finora: la crescita è stata sorprendentemente forte negli Stati Uniti, mentre nell’Eurozona l’attività ha ristagnato, ma non ha vacillato. Su entrambe le sponde dell’Atlantico, l’inflazione è rallentata. Secondo Anton Brender, Chief Economist e Florence Pisani, Global Head of Economic Research di Candriam, rimangono comunque molte incertezze.

I due esperti hanno evidenziato temi urgenti per il 2024: la crescita globale potrà resistere alle crescenti tensioni geopolitiche? L’inflazione si avvicinerà all’obiettivo del 2% fissato dalle banche centrali entro la fine del 2024? Dovremmo temere l’esplosione di una crisi finanziaria innescata dall’aumento dei tassi d’interesse? Quanto aspetteranno le banche centrali prima di tagliare i tassi di interesse? Ecco di seguito la loro view.

Incertezza geopolitica in aumento

La situazione geopolitica resta altamente incerta, senza che si intraveda la fine della guerra in Ucraina e del conflitto tra Israele e Hamas. Secondo Anton Brender, Chief Economist di Candriam, “Un’estensione del conflitto tra Israele e Hamas che portasse a un blocco dello stretto di Hormuz avrebbe gravi conseguenze. I prezzi del petrolio e del gas naturale aumenterebbero notevolmente, poiché attraverso lo stretto passa circa un quinto del consumo totale di petrolio e dei flussi annuali di GNL. L’economia mondiale potrebbe entrare in recessione se si dovesse verificare un rialzo prolungato dei prezzi di petrolio e GNL. Tuttavia, anche se la situazione dovesse evolversi rapidamente, a meno di un’escalation del conflitto, il nostro scenario rimane quello di un prezzo del petrolio vicino ai 90 dollari al barile e di un prezzo del gas naturale in Europa intorno ai 50 euro per MWh, vicino al livello attuale. In questo contesto, la crescita globale dovrebbe rimanere sottotono, ma una recessione globale è improbabile”.

Cina: venti contrari più forti, ma sostegno politico ancora timido

Nonostante un rimbalzo nel terzo trimestre del 2023, il PIL della Cina resta significativamente al di sotto del trend pre-Covid. La fiducia debole spinge le famiglie a preferire il risparmio e impedisce la ripresa dei consumi. Il settore immobiliare continua a soffrire per la grave mancanza di acquirenti. In questo contesto, le misure annunciate da Pechino a partire da agosto (riduzione dei tassi ipotecari, riduzione degli acconti e allentamento delle restrizioni sulle transazioni immobiliari) dovrebbero essere appena sufficienti per evitare un peggioramento del crollo del settore immobiliare, ma non abbastanza per rilanciare la crescita.

“L’economia cinese soffre di un eccesso di risparmio privato che ora può essere assorbito solo dal governo”, riassume Anton Brender. “L’aumento dei trasferimenti fiscali di Pechino alle autorità locali dimostra che il governo centrale vuole mitigare le difficoltà di finanziamento degli enti locali e sostenere maggiori investimenti infrastrutturali nei prossimi mesi. A meno che le autorità non intensifichino significativamente il loro sostegno politico, è probabile che la crescita rimanga al di sotto delle aspettative”.

Stati Uniti: La Fed sta per avere successo?

L’economia statunitense si è dimostrata sorprendentemente robusta: dopo un rallentamento, la domanda interna ha registrato una forte ripresa dall’inizio dell’anno. Allo stesso tempo, le pressioni sui prezzi al consumo hanno continuato ad allentarsi e i salari a decelerare, grazie all’attenuarsi delle tensioni post-pandemia ma anche a un significativo incremento della popolazione in età lavorativa. D’ora in poi, piuttosto che scommettere sul continuo aumento della forza lavoro o su un rilancio della produttività, la Fed vorrà assistere a un rallentamento dell’attività.

“L’inasprimento delle condizioni finanziarie in atto dall’estate aiuterà la Fed”, osserva Florence Pisani, Global Head of Economic Research di Candriam. “Anche la forza dell’edilizia manifatturiera – innescata dal CHIPS Act (che fornisce nuovi finanziamenti per incentivare la ricerca e la produzione nazionale di semiconduttori) e dall’IRA (Inflation Reduction Act) – dovrebbe progressivamente affievolirsi, mentre il sostegno fornito dalla spesa pubblica probabilmente si indebolirà. Inoltre, un aumento duraturo dei tassi di interesse dovrebbe frenare gli investimenti residenziali. Tassi di interesse elevati sul credito al consumo peseranno sui consumi che però, a condizione che l’inflazione continui a rallentare, continueranno a crescere a un buon ritmo. In questo contesto, un soft landing sembra realizzabile.” secondo Florence Pisani. Il persistere di tassi elevati a lungo termine, tuttavia, rappresenta un rischio per questo scenario piuttosto ottimistico.

“In termini di tassi d’interesse, ci aspettiamo che la Fed attenda ancora molti mesi prima di iniziare a tagliare i tassi”, aggiunge Florence Pisani.

Eurozona: impantanata nella stagnazione?

L’attività nell’Eurozona è stagnante dalla metà del 2022, con la maggior parte delle componenti della domanda privata che si muovono lateralmente o che sono in calo. Con l’aumento dei tassi ipotecari, si prevede un’ulteriore contrazione degli investimenti residenziali. L’aumento dei default è meno preoccupante di quanto sembri, ma i tassi di prestito in rialzo comprimeranno i profitti delle imprese, mentre l’indebolimento della domanda ne frenerà gli investimenti. Il calo dell’inflazione dovrebbe tuttavia sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e aiutare i consumi a crescere moderatamente, consentendo una crescita leggermente positiva nel 2024.

“Una crescita prossima allo zero diventerà probabilmente la ‘nuova normalità’ nell’Eurozona”, commenta Florence Pisani. “L’invecchiamento della popolazione e i deludenti aumenti di produttività non sono destinati a invertirsi presto”, ha aggiunto. “In questo contesto, la BCE dovrebbe interrompere la politica monetaria restrittiva, ma mantenere i tassi di interesse elevati ancora per molti mesi. Per riportare l’inflazione all’obiettivo del 2% è necessario creare un po’ di allentamento nel mercato del lavoro. In prospettiva, l’Eurozona dovrà affrontare molte sfide. I prezzi elevati dell’energia rimarranno probabilmente un vento strutturale contrario. Inoltre, è probabile che il divario degli investimenti con gli Stati Uniti continui ad aumentare nei prossimi anni, rendendo improbabile un rilancio della produttività. Le deboli prospettive di crescita renderanno più complicato il consolidamento delle posizioni fiscali, in un momento in cui gli ambiziosi obiettivi climatici dell’UE richiederebbero 1,5 punti di PIL di investimenti pubblici aggiuntivi nel periodo 2021-30”, conclude Florence Pisani.

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