Asset allocation, azionario: ecco perchè ora è meglio puntare sulle small cap

“Marilyn Monroe cantava che “i diamanti sono i migliori amici delle donne”, ma queste pietre preziose sono una metafora altrettanto calzante in ambito azionario? Il prossimo anno gli investitori potrebbero riuscire a battere il mercato cercando le gemme nascoste tra le small cap anziché fissarsi sui gioielli della corona nelle mega cap. Ad affermarlo è Peter van der Welle, strategist multi asset di Robeco, che di seguito illustra nel dettaglio la view.

I mercati azionari continuano a prevedere un atterraggio morbido per l’economia globale nel 2024, ma non sono mai stati un buon indicatore della probabilità di recessione. Tuttavia, gli investitori azionari possono investire unicamente in aziende e non in linee di tendenza, indipendentemente dal fatto che il loro potere previsionale sia buono o meno. L’arte della gestione attiva risiede nel trovare titoli in grado di sovraperformare gli altri nei periodi difficili.

A tal proposito, potrebbe essere giunto il momento di riconsiderare i “Magnifici sette” titoli tecnologici a mega capitalizzazione che hanno dominato i rendimenti dell’S&P 500 per diversi anni, cercando invece i diamanti grezzi nascosti da qualche parte nel Russell 2000.

Il potere previsionale imperfetto dei mercati azionari per quanto concerne i periodi di contrazione economica tende a generare più falsi positivi che falsi negativi.

È possibile, tuttavia, che questa volta il mercato pecchi di eccessiva negligenza? Per quanto gli atterraggi morbidi per l’economia mondiale siano più l’eccezione che la regola, dall’ultimo sondaggio di Bank of America Merril Lynch si evince che il 75% degli asset manager si aspetta il concretizzarsi di un atterraggio morbido nel 2024.

I mercati azionari hanno sposato questa narrazione, a maggior ragione a novembre, dopo che i dati sull’inflazione (core) statunitense di ottobre hanno in apparenza confermato che la Fed è avviata a raggiungere il target di inflazione del 2% senza affossare l’economia.

Large cap ancora in testa

Questo ottimismo ha trovato riflesso in un rally dei mercati azionari nel 2023, anche se in gran parte è stato determinato dal sentiment rialzista incarnato dalle large cap tecnologiche, anziché dalle società a bassa capitalizzazione che potrebbero fornire una lettura migliore dell’economia sottostante.

Tuttavia, mentre gli indici azionari ampi evidenziano tutti una tendenza ascendente, la performance relativa delle small cap rispetto alle large cap rivela significative sfumature ribassiste. Ciò suggerisce che alcuni segmenti del mercato azionario potrebbero aver già anticipato un rallentamento dell’economia.

A differenza delle large cap, riteniamo che le small cap – più precisamente il Russell 2000 – abbiano in generale già scontato la modesta recessione che noi prevediamo nel 2024.

Certo, non tutti i componenti dell’indice possono essere definiti diamanti, dato che il 40% circa delle società del Russell 2000 opera in perdita. Gli investitori disposti a scavare nel fango potrebbero comunque trovare qualche gemma.

Performance da massimo a minimo

Quanto sopra trova conferma nel quadro tecnico del mercato azionario. Attualmente la performance relativa del Russell 2000 rispetto all’S&P 500 corrisponde quasi esattamente alla performance relativa media da massimo a minimo registrata prima dell’inizio di una recessione, secondo la definizione del National Bureau of Economic Research (NBER).

Dal picco ciclico del marzo 2021 il Russell 2000 ha sottoperformato l’S&P 500 del 29%, a fronte di una tipica sottoperformance pre-recessione del 31% da massimo a minimo. Ciò significa che il Russell 2000 ha già scontato il 93% del rischio di recessione.

Naturalmente la storia potrebbe non ripetersi, poiché gli indici non sono una serie storica stazionaria, dal momento che i cambiamenti fondamentali nella struttura economica potrebbero aver causato rotture strutturali. Ad esempio, le small cap potrebbero subire un’ulteriore flessione rispetto alle large cap in un quadro di inflazione persistentemente superiore al target della banca centrale, in cui le grandi imprese con il pricing power maggiore continuano a fare la parte del leone.

Un punto di svolta importante

È opportuno notare anche che il Russell 2000 tende a sovraperformare l’S&P 500 dopo il punto minimo di una recessione individuata dall’NBER. Se la nostra previsione di una lieve recessione nel 2024 si dimostrasse corretta, il prossimo anno potrebbe rappresentare un punto di svolta importante, dato che nelle 200 giornate di trading successive al punto minimo di una recessione negli Stati Uniti il Russell 2000 ha sovraperformato in media del 10 per cento.

Magnifici sette… o no?

Riteniamo che le small cap siano entrate nella fase di apatia del ciclo del sentiment degli investitori negli Stati Uniti e altrove.

Gli investitori hanno puntato sui Magnifici sette, ma quelli che seguono strategie fondamentali e attive potranno scoprire qualche gemma tra le small cap. Anche se nel breve termine il Russell 2000 potrebbe arretrare ancora in termini relativi, riteniamo che una lieve recessione negli Stati Uniti nel 2024 potrebbe rappresentare un punto di svolta.

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