Investimenti: il “Made in China” sarà il nuovo “Made in Germany”

Il marchio “Made in Germany” comparve in Gran Bretagna alla fine del XIX secolo per designare prodotti considerati inferiori a quelli realizzati nel Regno Unito. Naturalmente, oggi “Made in Germany” ha un’accezione del tutto diversa e, probabilmente, il “Made in China” ne ricalcherà presto le sorti, a detta di Alex Jiang e Marco Yau, Portfolio manager di Allianz Global Investors: “La dicitura “Made in China”, che una volta era sinonimo di produzione di massa a basso costo, sembra destinata ad assumere un nuovo significato, dato che la locomotiva asiatica, dopo una rapida industrializzazione, si erge sempre più spesso a innovatore e leader in diversi settori di importanza strategica, tra cui la tecnologia all’avanguardia”.

Sebbene l’economia cinese si stia ora risollevando dagli effetti delle politiche zero Covid, la ripresa è stata più lenta di quanto non ci si aspettasse. L’obiettivo di crescita per il 2023 fissato da Pechino al 5% è infatti ben modesto rispetto ai recenti standard cinesi. Tuttavia i dati principali non dipingono un quadro completo.

Se l’economia mostra nel complesso qualche debolezza, alcuni settori registrano una crescita eccezionale. Ad esempio, di recente la Cina ha scalzato il Giappone dal primo posto nella classifica mondiale di esportatori di auto, essenzialmente grazie alla posizione di leader sul mercato dei veicoli elettrici. E la traiettoria delle esportazioni di veicoli a motore rispetto a settori a maggiore intensità di manodopera illustra bene i cambiamenti in atto nell’economia cinese.

Quindi, malgrado le difficoltà, nell’economia cinese ci sono comunque degli aspetti positivi. Probabilmente, i livelli del PIL (prodotto interno lordo) osservati durante la rapida trasformazione da economia prettamente rurale non si ripeteranno e, in futuro, i tassi di crescita saranno più in linea con quelli di altre economie più sviluppate a cui siamo abituati.

Riteniamo, tuttavia, che l’attenzione si sposterà verso le aree in cui la Cina inizia a mostrare capacità di leadership in termini di innovazione e sviluppo di prodotti di spicco sul mercato globale.

Queste aree rappresentano, a nostro avviso, il futuro della Cina: infatti il governo e le autorità di controllo si stanno adoperando per sostenere il nuovo corso dell’economia domestica. Ad esempio, tramite il progetto “China Standards 2035”, che rientra nella “nuova formula” della Cina per primeggiare in svariati ambiti tecnologici. Obiettivo del progetto è assumere un ruolo centrale nella definizione di standard tecnici globali per la tecnologia di prossima generazione.

Sul fronte dell’istruzione, a partire da metà degli anni 2000, la Cina ha assegnato più dottorati di ricerca in materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) degli Stati Uniti ed entro il 2025, probabilmente, supererà gli USA per numero di dottorati annui . Questi dati testimoniano la determinazione del Paese nel passare da fonte di manodopera a basso costo a modello e leader dell’innovazione in diversi ambiti che diverranno di vitale importanza per la crescita e la prosperità mondiali nei decenni a venire.

Settori chiave

Tecnologie verdi

La green technology, che comprende veicoli elettrici ed energie da fonti rinnovabili, è una delle aree in cui le aziende cinesi fanno concorrenza alle controparti occidentali.

Nel segmento dei veicoli elettrici, il 64% della produzione globale di quelli alimentati da energie nuove nel 2022 si deve alla Cina, che oltretutto rappresenta anche il 59% delle vendite globali di tali veicoli . E non parliamo solo di costruttori di apparecchiature originali (OEM): la Cina domina a livello globale gran parte della catena di fornitura automobilistica. Ad esempio, detiene una quota dominante del mercato delle batterie (la principale voce di costo dei veicoli elettrici), dal momento che produce circa tre quarti delle celle agli ioni di litio e possiede tra il 70% e l’85% della capacità produttiva globale di anodi e catodi.

L’eccezionale balzo avanti della Cina nel segmento dei veicoli elettrici si deve sia a un vantaggio competitivo consolidato sul mercato delle batterie agli ioni di litio, sia a politiche statali favorevoli, come gli incentivi per i veicoli elettrici introdotti già nel 2009. Inoltre, la flessibilità e l’efficienza delle forniture della Cina hanno consentito al Paese di sfruttare al meglio le tendenze in atto – basti pensare che per costruire uno stabilimento in Cina occorre un terzo del tempo che altrove. Lo stesso vale per le energie rinnovabili. Nel solare la Cina possiede già una capacità superiore a quella del resto del mondo e, probabilmente, entro il 2025 raddoppierà la produzione di energia eolica e solare, raggiungendo con cinque anni di anticipo l’obiettivo fissato per il 2030. L’aumento degli impianti per le rinnovabili accelera lo sviluppo di nuove tecnologie e infrastrutture migliori. Da qualche tempo, infatti, la Cina ha avviato un processo di aggiornamento e ottimizzazione della rete elettrica affinché possa supportare le fonti di energia rinnovabili, per loro natura meno stabili. Ad esempio, tramite lo sviluppo delle cosiddette “centrali elettriche virtuali” (virtual power plant, VPP).

Le VPP usano software e telecomunicazioni per integrare risorse energetiche distribuite e differenti, e la Cina ne ha già realizzate due nelle province di Shanghai e Jiangsu, di cui quest’ultima è considerata la più grande al mondo. Questi impianti offrono, tra l’altro, il vantaggio del controllo in tempo reale dei carichi di corrente interrompibili che garantiscono l’equilibrio tra domanda e offerta, così le aziende manifatturiere, e non solo, possono operare a piena capacità senza problemi.

Hardware, software e IA

Un altro campo in cui la Cina continua a fare passi da gigante è il settore dell’hardware – un’area che, ovviamente, riceve una grande attenzione a causa delle vicende geopolitiche legate alla produzione di semiconduttori. Anche se si tratta di una osservazione aneddotica, possiamo vedere il relativo sviluppo di questo settore osservando il numero di “unicorni” – società non quotate in borsa con una valutazione di oltre un miliardo di dollari. Si può notare che, nell’hardware tecnologico e nei semiconduttori, questi ultimi sono aumentati di oltre sette volte tanto rispetto ad altri settori nello stesso periodo. E per effetto della diffusione dell’IA (intelligenza artificiale) anche in ambiti non tecnologici, secondo noi l’hardware cinese beneficerà del ciclo di ammodernamento di hardware e semiconduttori che si renderà necessario per soddisfare i requisiti di larghezza di banda e velocità di elaborazione dei dati.

Come accade per l’hardware, le tensioni geopolitiche e commerciali inducono la Cina a diventare autosufficiente anche nel software – ecco perché negli ultimi anni le aziende cinesi di questo segmento hanno sottratto quote di mercato alle concorrenti estere. Oggi le società cinesi produttrici di software offrono soluzioni all’avanguardia per i settori più disparati che necessitano di essere digitalizzati: notizie e dati per i servizi finanziari, gestione progetti e stime dei costi nelle costruzioni, sicurezza cibernetica e così via. Al momento, la spesa della Cina in software si aggira attorno ai 40 dollari per dipendente, solo il 2% di quella degli Stati Uniti, quindi il potenziale di crescita è enorme.

L’IA è un tema ampio che interesserà diversi settori anche non strettamente imparentati con la tecnologia, e la Cina ha capito l’importanza di incrementare le proprie capacità in quest’ambito. Se nel 2016 solo il 19% degli unicorni legati all’IA era cinese, nel 2022 la percentuale è salita al 51% (mentre nello stesso periodo la quota degli USA è passata dall’81% al 41%). La recente leadership cinese in quest’area si misura anche dal contributo alla ricerca universitaria: nel 2021, i ricercatori cinesi erano responsabili di circa il 40% di tutte le pubblicazioni su riviste accademiche in materia IA. Inoltre la Cina ha già lanciato il suo equivalente di ChatGPT, Ernie Bot di Baidu, che, nonostante alcune limitazioni, supera le prestazioni della controparte occidentale in diverse aree.

Sanità

La sanità cinese è un altro settore che, presumibilmente, continuerà a registrare una crescita degna di nota. Al momento la spesa sanitaria in Cina è relativamente bassa, ma aumenta molto in fretta e il trend non dovrebbe esaurirsi, dato che la popolazione cinese invecchia rapidamente.

Grazie alla forte propensione all’innovazione, le società cinesi iniziano a imporsi come leader di settore anziché come produttori di generici a buon mercato. Si moltiplicano le aziende biotecnologiche cinesi che concedono licenze di brevetto, non solo a Paesi emergenti, ma anche a giganti consolidati della scena mondiale. Operazioni di questo tipo sono un chiaro indicatore della crescente qualità dei prodotti locali e della potenza della Cina in quest’area.

Ovviamente, questa breve panoramica dei settori in cui la Cina inizia a eccellere non è esaustiva, ma dà un’idea del nuovo significato e della nuova percezione dell’espressione Made in China. Come è accaduto in passato a Germania, Giappone e Corea del Sud, presto la Cina non sarà più associata a prodotti a basso costo, bensì a qualità e leadership tecnologica. Riteniamo, tuttavia, che la trasformazione della Cina in un’economia moderna e trainata dall’innovazione modificherà il panorama mondiale in maniera diversa rispetto a quanto fecero a loro tempo Giappone, Corea e altri. Considerando la leadership tecnologica della Cina e il suo desiderio di diventare una potenza economica in grado di tenere testa agli Stati Uniti, oltre al fatto che la Cina fissa con sempre maggior frequenza nuovi standard tecnologici globali, probabilmente tra non molto avremo due superpotenze tecnologiche contrapposte e con ecosistemi diversi. Imparare a destreggiarsi in questo panorama nuovo e mutevole dovrebbe essere una priorità per gli investitori.

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