Investimenti, Eurozona: pericolo deragliamento per la locomotiva tedesca

Quali sono le prospettive del mercato azionario europeo nel 2024? La fonte di preoccupazione maggiore dell’Eurozona è l’economia della Germania, la più grande, che si trova ad affrontare un’imminente recessione tecnica. Vediamo come al solito i dati.

L’Eurozona ha ridotto l’inflazione più rapidamente rispetto agli Stati Uniti e di conseguenza la possibilità di tagli anticipati dei tassi di interesse è maggiore. I livelli di disoccupazione sono bassi e i salari sono in aumento. Dovrebbe essere uno scenario da goldilocks, ma tuttavia crescono le preoccupazioni che l’Europa stia andando a grandi passi verso la recessione, con la potenza tedesca a fare da apripista.

La BCE è più ingombrante rispetto alla Fed, avendo diverse economie nazionali da bilanciare, ed è stata più lenta nell’aumentare i tassi di interesse. Ma ciò non ha impedito che l’inflazione scendesse al 2,9% a dicembre (dopo aver toccato il 2,4% a novembre), non molto distante dall’obiettivo del 2% (ricordiamo che 12 mesi fa era intorno al 10%).

Il tasso di interesse sui depositi della BCE è stato fissato al 4% e, a parità di condizioni, si tratterà probabilmente di un picco, anche se siamo convinti che i tassi scenderanno molto lentamente. Uno dei membri più aggressivi della BCE, Schnabel, ha descritto il calo dell’inflazione europea come notevole e ha aggiunto che non c’è bisogno di ulteriori aumenti dei tassi di interesse. Ciò ha spinto gli investitori ottimisti a prevedere un calo dei tassi di interesse europei già nel primo trimestre. Il recente rialzo dell’inflazione ha spostato la prima possibile riduzione di 25 bp a cavallo tra il secondo e il terzo trimestre del 2024.

Nel contempo, diverse economie sono entrate in una fase di stallo. Il PIL dell’Eurozona si è contratto dello 0,1% nel terzo trimestre del 2023 e tutti i segnali indicano che il dato per il quarto trimestre sarà anche peggiore. Partendo dal presupposto ampiamente accettato che due trimestri di declino costituiscono una recessione, ciò significa che l’Europa sarà effettivamente entrata in recessione.

Chiaro come gli effetti degli aumenti dei tassi di interesse si stiano trasmettendo alle economie, con meno prestiti alle imprese e alle famiglie. Uno dei principali indicatori economici è l’indice dei responsabili degli acquisti, che a dicembre era pari a 47,6 punti per l’Eurozona (sotto 50 punti indica, come noto, una contrazione economica). È stato infatti segnalato un diffuso deterioramento delle condizioni generali, con un calo della domanda di beni e servizi, un calo dei nuovi ordini e un forte calo della produzione manifatturiera. La situazione è quindi in via di peggioramento, con la produzione che sta diminuendo nelle quattro maggiori economie della zona: Germania, Francia, Italia e Spagna.

La Germania come dicevamo, è la preoccupazione più grande anche perché la sua Corte Costituzionale è potente e indipendente. Come noto, la Corte ha stabilito che il governo federale non può trasferire i 60 miliardi di euro inutilizzati accantonati per far fronte alla pandemia, per finanziare un fondo per il cambiamento climatico. Questa sentenza va ben oltre le implicazioni immediate perché rafforza la forte costituzione antinflazionistica che è prevalsa dalla seconda guerra mondiale. La generazione che ha vissuto l’iperinflazione degli anni ’20 potrebbe essersi estinta, ma la paura è stata trasmessa alle generazioni successive. La sentenza della Corte inoltre, riduce gravemente la portata della flessibilità finanziaria del governo federale tedesco entro i limiti del raggiungimento degli obiettivi climatici dell’UE. La sentenza avrà un impatto anche sui 16 governi statali del Paese, che hanno accumulato fondi durante la pandemia e da allora hanno utilizzato tali riserve per altri scopi.

La Germania ha limiti severi sull’ammontare del debito che il Governo può accumulare e probabilmente c’è un buco nero di 105 miliardi di euro nelle casse federali nei prossimi quattro anni. La sentenza della Corte implica che sono illegali anche vari strumenti per accumulare debito che è stato mantenuto artificialmente fuori dal bilancio. Solo l’anno scorso sono stati spesi fuori bilancio 45 miliardi di euro in sussidi energetici a famiglie e imprese. La stretta sulla spesa pubblica, che ora sembra inevitabile, avrà ovviamente un pesante impatto sull’economia della Germania e dell’intera Europa, già peraltro molto vicine alla recessione.

Gli ottimisti sperano che i paesi dell’UE raggiungano una crescita economica media dell’1,4% nel 2024. Ma tale crescita verrà ridotta se dovessero riemergere problemi con l’inflazione. La maggior parte, se non tutti, i paesi europei si trovano in una posizione fiscale più debole rispetto a prima che colpisse il Covid-19.

Per quanto riguarda gli investimenti, riteniamo che sia necessaria una buona dose di cautela nella selezione delle azioni europee in cui investire. È improbabile che il 2024 offra la possibilità di arricchirsi rapidamente, quindi meglio optare per società solide che stanno attraversando il periodo di tassi di interesse elevati con profitti costanti. Meglio aziende che operano in mercati internazionali e che siano meno dipendenti dalle performance dell’Eurozona. In altre parole, aziende che hanno continuato a produrre cassa nonostante i problemi economici degli ultimi anni.

A cura di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim

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