Asset allocation: come muoversi dopo il via dell’earning season Usa

Le big cap Usa hanno cominciato a pubblicare i risultati del quarto trimestre dello scorso anno e soprattutto le aspettative per il 2024. As usual, le banche sono quelle che hanno dato il via alla stagione degli utili e, nonostante il settore abbia mostrato in media una ripresa dei profitti negli ultimi due mesi, le azioni del comparto hanno mediamente sottoperformato gli indici.

La ragione? Sebbene infatti la maggior parte degli utili bancari dichiarati superi le aspettative, molti analisti prevedono un calo dei redditi da interessi netti (la differenza tra ciò che una banca guadagna sulle sue attività e ciò che paga sui suoi debiti) nel 2024.

Più in generale, la resilienza economica ha aiutato i profitti aziendali delle imprese a reggere meglio del previsto nonostante le pressioni sui costi e gli elevati oneri finanziari. Detto questo, nel 2023 le stime degli utili societari sono diminuite di circa il 6% in termini nominali rispetto al picco e di poco più del 10% in termini reali (al netto dell’inflazione).

Per il 2024 le aspettative sono che gli utili complessivi beneficeranno di una accelerazione (quantificabile nel 4% in termini reali), il che dovrebbe sostenere le azioni, anche se presumiamo che le valutazioni potrebbero non avere molto più spazio per espandersi ulteriormente (soprattutto nel caso dei titoli tecnologici a mega capitalizzazione). Le stime a 12 mesi per l’S&P 500 stanno infatti ora superando il picco del 2022 il che, a nostro avviso, fornirebbe una conferma che il trend rialzista delle azioni rimane intatto (ma con la dinamica cui accennavamo) nonostante il tono relativamente cauto del mercato all’inizio dell’anno.

Insieme all’aumento dei profitti aziendali, una ripresa del mercato azionario accompagnata da nuovi massimi, tende a essere un segnale positivo per la performance futura piuttosto che un segno di esaurimento. Il Dow ha raggiunto un nuovo massimo storico nel primo giorno di negoziazione dell’anno e l’S&P 500 ha raggiunto un nuovo massimo intraday. Storicamente, ci sono voluti circa due o tre anni dopo un mercato ribassista per recuperare i massimi precedenti. Ma una volta che le azioni superano il picco precedente, tendono a continuare a salire per altri tre anni fino all’arrivo del successivo mercato ribassista.

Quali le opportunità che si profilano all’orizzonte man mano che i mercati digeriscono il rally dello scorso anno? Alla luce dell’entità e della velocità del rally di fine 2023, i mercati potrebbero entrare in una fase più instabile nel breve termine, poiché gli investitori attendono la conferma della riaccelerazione degli utili effettivi (non solo delle stime) e una direzione più chiara sui tempi e sull’entità dei tagli dei tassi. Ma fintanto che l’economia resta fuori dalla recessione, l’inflazione continua a moderarsi e la Fed allenta gradualmente le pause.

I titoli tecnologici statunitensi a grande capitalizzazione hanno guidato i guadagni considerevoli del mercato azionario per gran parte del 2023. Tuttavia, da novembre, il settore ha perso parte del suo potente slancio, poiché altri settori ciclici e difensivi, che sono rimasti indietro e sono sensibili ai tagli dei tassi di interesse, hanno iniziato ad essere più attraenti. Ci aspettiamo che questa rotazione settoriale continui e probabilmente riprenda slancio nella seconda metà dell’anno poiché la crescita economica potrebbe riaccelerare dopo una potenziale iniziale fase di debolezza.

Allo stesso modo, le società a piccola e media capitalizzazione hanno un ottimo potenziale di recupero, soprattutto nello scenario in cui si ottiene un atterraggio morbido o debole.

Come le azioni, anche le obbligazioni hanno registrato un forte rialzo negli ultimi due mesi del 2023, con il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni che è sceso dal 5% a meno del 4%. Affinché i rendimenti scendano significativamente da qui in poi, la Fed deve iniziare a segnalare un ciclo di taglio dei tassi più aggressivo di quanto previsto dal mercato, cosa che riteniamo improbabile in questa fase.

Tuttavia, continuiamo a vedere l’opportunità di trasferire parte del denaro derivante dalla scadenza di titoli, verso obbligazioni a medio e lungo termine, soprattutto se il decennale rivisita il range 4,25%-4,5%. In questo modo gli investitori possono bloccare i rendimenti ancora interessanti più a lungo e avere il potenziale per un ulteriore apprezzamento dei prezzi man mano che le banche centrali si muoveranno verso una posizione più neutrale nei prossimi due anni.

In conclusione, riteniamo che la prima parte del 2024 potrebbe offrire un’opportunità per acquistare potenziali pullback di azioni e obbligazioni, diversificare nei segmenti in ritardo del mercato azionario ed allungare la duration prima dell’inizio di un ciclo di allentamento da parte della banca centrale.

A cura di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim

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