Asset allocation, oro: tre possibili scenari per il quest’anno

Nonostante la mancanza di interesse degli investitori istituzionali per i metalli, l’oro ha vissuto un 2023 fantastico, raggiungendo nuovi massimi. I prezzi spot dell’oro hanno chiuso l’anno con un rialzo del 14,6%. Pur avendo raggiunto un massimo nominale, in termini reali l’oro si trova ancora il 15% al di sotto del livello di agosto 2020 (che ha segnato il precedente massimo nominale). L’oro ha superato in modo significativo le obbligazioni governative statunitensi. A differenza del 2022, i venti contrari alle obbligazioni e al dollaro USA si sono attenuati verso la fine dell’anno, consentendo al metallo di crescere.

In questo contesto, ecco di seguito la view sull’oro di Nitesh Shah, Head of Commodities and Macroeconomic Research di WisdomTree.

Il posizionamento speculativo nei future sull’oro ha subito un’ampia oscillazione, raggiungendo il massimo di 226.000 contratti net long a maggio 2023 e scendendo a soli 60.000 a ottobre dello stesso anno. Tuttavia, il posizionamento ha chiuso l’anno vicino al suo massimo intra-annuale, con 217.000 contratti; questo indica che il sentiment degli investitori verso il metallo giallo sta migliorando notevolmente insieme al rally dei prezzi. Nel frattempo, la domanda di oro da parte delle banche centrali sembrava destinata a raggiungere i massimi storici del 2022 (gli ultimi dati del World Gold Council mostrano che le banche centrali hanno acquistato 799,6 tonnellate nei primi tre trimestri del 2023, rispetto alle 699,8 tonnellate dei primi tre trimestri del 2022). Nel 2024, un’ulteriore compressione dei rendimenti obbligazionari e un indebolimento del dollaro statunitense probabilmente annulleranno il rallentamento del sostegno fornito dall’inflazione, spingendo l’oro verso un nuovo massimo. Il mercato obbligazionario, dopo la pubblicazione dei verbali della riunione del 12/13 dicembre del FOMC sta ora scontando un taglio entro maggio 2024, anziché marzo.  In questo contesto, la Federal Reserve potrebbe non offrire una forward guidance con la rapidità auspicata dal mercato, per avere la massima flessibilità nel rispondere ai dati che si renderanno disponibili. Man mano che i mercati si ricalibrano, l’oro potrebbe perdere parte del vigore accumulato alla fine del 2023 e scendere nel primo trimestre del 2024. Tuttavia, quando i tagli ai tassi cominceranno a essere comunicati, il metallo probabilmente si risolleverà e, se gli stessi saranno effettivamente attuati, potrebbe raggiungere un nuovo massimo storico di 2.210 dollari per oncia entro la fine dell’anno.

La domanda di oro delle banche centrali

Nel 2022 la domanda di oro da parte delle banche centrali è stata la più forte mai registrata e, nei primi tre trimestri del 2023, questa fonte di domanda è stata in grado di superare i livelli del 2022. Sebbene sia difficile da battere, la domanda per il 2024 potrebbe essere della stessa portata. I paesi non appartenenti al G7 stanno acquistando oro a un ritmo record per diversificare le loro riserve in valuta estera. Gli eventi del 2022, quando gli asset della Banca centrale russa in valute del G7 sono stati congelati, hanno messo in allarme molte altre banche centrali. Mettersi contro l’alleanza geopolitica del G7 ha un costo elevato e per mitigare il rischio le banche centrali stanno accumulando la pseudo-valuta che nessun’altra banca centrale controlla: l’oro. Se si considerano alcune delle principali banche centrali che hanno acquistato oro negli ultimi anni (Cina, Polonia, Turchia), esse detengono ancora una quantità relativamente bassa del metallo in proporzione alla valuta estera totale. Pertanto, riteniamo che queste banche centrali potrebbero continuare ad acquistare oro al ritmo attuale per molti anni, senza comunque raggiungere i livelli detenuti da Stati Uniti, Francia, Germania e Italia.

Prospettive per l’oro

Utilizzando lo stesso modello, possiamo produrre previsioni sull’oro compatibili con diversi scenari macroeconomici.

Consensus

Il nostro scenario di consenso tiene conto della media dei pareri del Bloomberg Survey of Professional Economists sull’inflazione, sul dollaro USA e sulle previsioni relative ai rendimenti dei titoli di Stato, ipotizzando che l’inflazione continui a scendere (pur restando al di sopra dell’obiettivo delle banche centrali), che il dollaro statunitense si deprezzi ulteriormente e che i rendimenti obbligazionari diminuiscano ancora. Il consenso si basa sul taglio dei tassi a opera della Federal Reserve a partire dal secondo trimestre del 2024 e sulla conclusione dell’anno con un punto percentuale in meno. In assenza di una previsione di consenso sul sentiment nei confronti dell’oro, riduciamo il numero di posizioni speculative a un livello conservativo di 75.000, inferiore alla media di lungo termine di 111.000 dal 1995 e significativamente minore rispetto ai livelli della fine del 2023 (217.000 contratti net long). Quest’anno, se si concretizzerà una recessione o i rischi di una perturbazione finanziaria, o se le tensioni geopolitiche cresceranno, il rischio relativo al posizionamento sarà chiaramente al rialzo. In questo scenario l’oro raggiunge i 2.210 dollari per oncia entro il terzo trimestre del 2024, superando i record nominali precedentemente registrati (2.078 dollari il 28 dicembre 2023). Tuttavia, in termini reali, non raggiunge il massimo storico, registrato a gennaio del 1980. Anzi, resterebbe al di sotto di tale livello del 36%.

Scenario Toro

In questo scenario la Federal Reserve inizia a ridurre i tassi nel primo trimestre del 2024. Agisce preventivamente per scongiurare il rischio di recessione. Il rischio di recessione è una forza deflazionistica e gli investitori scelgono l’oro come copertura contro gli esiti economici e finanziari negativi. Di conseguenza, il dollaro statunitense si svaluta molto più rapidamente e i rendimenti obbligazionari scendono al 3% entro la fine dell’anno, mentre l’inflazione diminuisce in modo più aggressivo. In questo scenario, l’oro potrebbe raggiungere i 2.455 dollari per oncia, ovvero il 18% in più rispetto al massimo nominale di tutti i tempi raggiunto a dicembre 2023 e all’incirca il 29% in meno del massimo storico reale di gennaio 1980.

Scenario Orso

Nello scenario orso, manteniamo un contesto inflazionistico in linea con lo scenario toro, vale a dire che, nonostante la recessione/deflazione, la Federal Reserve è riluttante a tagliare i tassi, adducendo l’insufficiente indebolimento del mercato del lavoro e la volontà di non dichiarare prematuramente vittoria nella battaglia contro l’inflazione come eventuale giustificazione per tale inerzia. Con la Federal Reserve che comunica di non voler tagliare i tassi a breve, i rendimenti obbligazionari tornano ai livelli di novembre 2023, mentre il dollaro USA si apprezza. Tanto per giocare con lo scenario, abbiamo tagliato il numero di posizioni speculative a 50.000 contratti net long, partendo dal presupposto che gli investitori sono attratti dai rendimenti più elevati del mercato obbligazionario. Tuttavia, riconosciamo che se gli investitori ritengono che la Federal Reserve stia commettendo un errore politico, il posizionamento potrebbe effettivamente aumentare, in quanto utilizzerebbero l’oro come copertura.

In questo scenario, l’oro potrebbe scendere a 1.830 dollari per oncia, riportando i prezzi ai livelli registrati a febbraio 2023.

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