Investimenti tematici: ecco su cosa puntare nei prossimi mesi

“Nel decennio successive alla crisi finanziaria globale abbiamo usufruito di bassi tassi di interesse e di un forte ciclo dei capitali dove tutte le strade portavano alla Silicon Valley. Imprese tecnologiche con scarsi mezzi finanziari attiravano miliardi di dollari di investimenti da parte delle società di private equity, di venture capital e, in ultima analisi, delle Borse. Il ciclo dei capitali che ci si para davanti sembra però molto diverso”. Ad affermarlo è Paras Anand, CIO di Artemis, che di seguito illustra alcuni temi di investimento che, a suo avviso, influiranno sui rendimenti degli investimenti dal 2024 in poi.

Infrastrutture pubbliche

Nel prossimo decennio si assisterà ad un’enorme spesa per infrastrutture in tutto il mondo, soprattutto a causa del cambiamento climatico. Per decarbonizzare l’economia dobbiamo sviluppare le energie rinnovabili; ciò significa che non dobbiamo semplicemente costruire nuove fonti di generazione di energia ma dobbiamo trasformare le modalità di immagazzinamento e trasmissione di energia. Ci si deve preparare anche ad affrontare eventi atmosferici più estremi. Le infrastrutture di molte città dei Paesi sviluppati danno segni di invecchiamento; basti pensare alla rete fognaria di Londra, risalente all’epoca Vittoriana, che non è in grado di reggere la popolazione odierna o il numero crescente di inondazioni improvvise.

Nel lungo periodo avremo altri problemi tecnologici da affrontare, quali l’installazione di punti di ricarica elettrici nelle strade a schiera o la costruzione di città per facilitare la guida autonoma. Nel frattempo, la pandemia ha messo a nudo la vulnerabilità dei nostri servizi pubblici essenziali. C’è ben poco di discrezionale in questo aumento di spesa per infrastrutture, specialmente per le economie occidentali.

Infrastruttura per l’Intelligenza Artificiale

La spesa per infrastrutture riguarda anche il mondo dell’Intelligenza Artificiale (AI – Artificial Intelligence), una presenza sempre più diffusa nelle nostre società. Spesso, però, si tende a sottovalutare le risorse necessarie per lo sviluppo delle opportune strutture fisiche, visto che ci vorranno miliardi per i server e per la produzione di semiconduttori. Inoltre, in tutto questo vi è anche una dimensione geopolitica poiché, per questioni di sicurezza nazionale, Paesi come gli Stati Uniti vorranno riportare in patria tale produzione. La conseguenza sarà un impulso al ciclo dei capitali, che creerà opportunità per società industriali, per fornitori di materiali e, ovviamente, per investitori accorti.

Economie resilienti

Tutta questa spesa avrà effetti positivi sui posti di lavoro, sui salari e sull’economia reale. Inoltre, diversamente dal precedente ciclo dei capitali, alimentato principalmente dalle società di venture capital e di private equity, il prossimo sarà finanziato soprattutto dalle maggiori società quotate e dai governi ed avrà un impatto molto più diffuso sull’economia reale.

Valutazione in primo piano

Cosa vuol dire questo per gli investitori? Secondo me, gli investitori dovranno essere maggiormente attenti alla valutazione. Nello scorso decennio il valore non era un buon indicatore di rendimenti futuri. Il combinato disposto di un certo pessimismo sulla crescita in vari settori produttivi e di un basso costo del denaro si è tradotto in un meccanismo che vedeva azioni i cui prezzi erano già alti salire ancora di più per la loro capacità di attirare ulteriori investimenti. Per contro, le aree del mercato che erano già convenienti lo diventavano ancora più. Quando L’espressione “a buon mercato”, per indicare il prezzo al quale un’azione passava di mano, era un eufemismo per dire che la società emittente era “avviata verso la fine” o, per essere più specifici, “vecchia e avviata verso la fine”. Il mercato ha evidenziato un’ampia dispersione fra società con azioni di crescita e parti del mercato caratterizzate da società della “old economy” che quotavano a prezzi bassi. Tutto lascia supporre che ci sarà un riequilibrio dei valori in campo.

Elefanti ballerini

Gli elefanti ballerini sono quelle grandi aziende tradizionali che negli ultimi anni sono state viste come maggiormente minacciate dagli innovatori tecnologici. Una caratteristica del ciclo precedente è stata che le start-up, in un’azione di accaparramento dei clienti, hanno praticato prezzi più bassi dei beni e servizi rispetto agli operatori storici, spesso addirittura sottocosto. Con il rialzo del costo del denaro e l’inizio di questo nuovo ciclo, questo fenomeno si è in gran parte esaurito.

Le aziende che sono riuscite a mantenere la loro base di clienti hanno ora la possibilità di sfruttare la tecnologia che un tempo le minacciava, utilizzandola per migliorare le loro offerte e sostenere la crescita e la redditività. Basti pensare a come le banche stanno migliorando la loro proposta online, creando app per aiutarci ad analizzare i nostri modelli di spesa e – in modo forse controverso – riducendo la necessità di costose filiali.

Tra qualche anno non esisterà più il concetto di aziende “old economy” e “new economy”. Per prosperare, tutte le aziende dovranno sfruttare la tecnologia. L’aspetto entusiasmante, dal punto di vista degli investitori, è che molte di queste aziende tradizionali sono ancora valutate come se fossero elefanti addormentati.

Aree di opportunità: Regno Unito e mercati emergenti

Vi sono due aree che potrebbero dare grosse soddisfazioni agi investitori quest’anno. La prima è il Regno Unito, dove i prezzi sono compressi dal 2016. Il mercato ha toccato i minimi? Società che abbiamo in portafoglio stanno acquistando azioni proprie a un ritmo senza precedenti. Investitori privati e esteri stanno acquistando a man bassa, e a prezzi elevati, le società a piccola capitalizzazione in cui abbiamo investito. Se questo è un punto di svolta, l’investitore intelligente potrebbe cogliere una rara opportunità d’acquisto. Un rimbalzo potrebbe essere immediato.

Volendo allungare lo sguardo su lidi più lontani, mi piacciono i mercati emergenti, che al momento producono il 60% del PIL globale. Nei prossimi anni saranno loro a trainare gran parte della crescita economica. Le preoccupazioni circa le recenti difficoltà economiche della Cina – cui sono dedicate troppe attenzioni – hanno offuscato il potenziale degli investimenti nei mercati emergenti, dando luogo a raccolta negativa e sottoperformance. Questo però significa che ci sono occasioni eccezionali per l’investitore selettivo.

La stabilizzazione e il miglioramento dell’economia cinese depongono a favore di una ripresa, anche se questo è solo uno dei fattori. Se si considera l’intero universo che compone questa categoria – i mercati asiatici in generale, il sud-est asiatico, il subcontinente indiano e l’America Latina – si nota l’azione sempre più incisiva di diversi fattori che renderanno interessanti gli investimenti in tali Paesi nei prossimi anni.

Il de-risking della catena di approvvigionamento favorirà diversi paesi – alcuni più di altri – in quanto le società cercheranno di diversificare la filiera dei fornitori e già si osserva il ricollocamento di siti produttivi in paesi limitrofi (“near-shoring”). Il Messico è un beneficiario di questo fenomeno ed è ora il principale esportatore versi gli Stati Uniti, un ruolo ricoperto fino a poco tempo fa dalla Cina.

Nel frattempo, una maggiore integrazione, in particolare in Asia, significa che molti Paesi emergenti sono ora molto meno dipendenti dall’andamento delle economie americane o europee. Quasi due terzi di tutti gli scambi commerciali in Asia avvengono oggi all’interno della regione. Questo rende le azioni dei mercati emergenti più interessanti dal punto di vista della diversificazione all’interno dei portafogli.

Inoltre, stanno anche emergendo molti altri campioni locali, sia nel settore bancario che in quello della vendita al dettaglio o dell’e-commerce. Le opportunità per gli investitori continuano ad aumentare.

Ondate di inflazione

Infine, alcune osservazioni sull’inflazione. In molti dei commenti che ho letto ultimamente si sostiene che la recente fiammata inflazionistica sia un fenomeno una-tantum e che quindi l’inflazione si attenuerà e i tassi di interesse scenderanno drasticamente. La storia però ci insegna che l’inflazione si verifica a ondate. Ciò significa che le aziende che non prezzano i loro beni e servizi in maniera sostenibile saranno messe sotto pressione. In altre parole, la festa è finita per le aziende non profittevoli così generosamente finanziate dai fondi di venture capital e di private equity. Poiché la festa è durata 10-15 anni, i postumi della sbornia si sentiranno per un bel po’.

Conosceremo i dettagli dell’inefficiente allocazione di denaro solo dopo che si sarà affievolito il ciclo dei capitali. Dovremmo prepararci ad affrontare i problemi che si manifesteranno nel mondo selle società di venture capital e di private equity. L’emicrania post sbronza duole!

Per gli investitori significa che ciò che evitiamo è importante quanto ciò che possediamo. Questo è il momento in cui dobbiamo concentrarci sui bilanci delle società in cui investiamo. La marea montante che ha fatto salire in alto tutte le barche deve ancora esaurire la sua spinta ma la fase in cui ci troviamo ora è molto diversa. Pur essendo ottimista sulle prospettive dell’economia globale reale, questo è un momento in cui gli investitori devono essere attivi e selettivi.

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