Asset allocation: oro avvantaggiato dalla de-dollarizzazione

Nonostante il calo registrato negli ultimi giorni, l’oro conferma il suo ruolo di bene rifugio per gli investitori. Le quotazioni del metallo giallo continuano a navigare sopra la soglia dei 2.000 dollari l’oncia, mantenendo una posizione di forza nel mercato, spinte principalmente dall’attuale contesto geopolitico. Infatti, durante i periodi di forte destabilizzazione si registra un naturale rialzo del prezzo dell’oro a causa di una “fuga verso la sicurezza” degli investitori. Un esempio concreto e recente: la spinta registrata dal metallo giallo (compresa tra il +3% e il +6%) allo scoppio del conflitto tra Israele e Hamas nell’ottobre del 2023.

In questo contesto, ecco di seguito la view di Tom Bailey, Head of ETF Research di HANetf.

Il 2024, a nostro avviso, sarà fortemente caratterizzato da una numerosità di appuntamenti elettorali mai riscontata in precedenza che interesserà tutte le aree geografiche, tra cui quelle negli Stati Uniti. Le elezioni statunitensi potenzialmente potrebbero rappresentare un rischio politico per gli investitori, nel caso si venisse a delineare lo scenario di un ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca o quello di controversie sulla validità delle elezioni. Come dimostrano i dati di GeoQuant, data analyst specializzato nel campo geopolitico, l’eventuale rischio politico statunitense (non solo in materia di prossime elezioni) potrebbe essere strettamente correlato all’andamento dell’oro.

Infatti, all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia gli Stati Uniti hanno risposto con forti sanzioni, facendo leva sul ruolo centrale del dollaro USA nel sistema finanziario globale. Alcuni esperti hanno addirittura accusato gli Stati Uniti di aver “armato” il dollaro, fatto che rischia di ridurre lo status di riserva globale del dollaro Usa, in quanto molti Paesi potrebbero decidere di diversificarsi da esso. Lo storico dell’economia Barry Eichengreen ha stimato che più gli Stati Uniti utilizzeranno il dollaro per perseguire i loro interessi geopolitici, più forte sarà l’incentivo per i governi a investire in alternative con sempre maggior rapidità.

Di conseguenza, si è iniziato a parlare sempre più spesso di ‘de-dollarizzazione’ e a guidare questo movimento sono state superpotenze come la Russia e la Cina, oltre ad alcuni membri del gruppo BRICS (il raggruppamento delle economie mondiali emergenti formato dai Paesi del Brasile, Russia, India e Cina con l’aggiunta nel 2010 di Sudafrica e di Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti nel 2024).

Sebbene la prospettiva di un’altra valuta che sostituisca il dominio globale del dollaro Usa appaia improbabile, è un rischio aggiuntivo da considerare di fronte agli shock geopolitici e a un mondo fatto sempre più di crescenti tensioni internazionali. In questo contesto, l’oro offre una potenziale copertura contro questa eventualità. Infatti, in assenza di altri contendenti per lo status di valuta di riserva, i Paesi che si sono allontanati dal dollaro Usa hanno optato per l’oro.

Di conseguenza, negli ultimi anni, le banche centrali hanno acquistato oro a tassi record con la People’s Bank of China in testa tra tutte.

I potenziali shock geopolitici, quindi, potrebbero ulteriormente accrescere questo percorso di de-dollarizzazione, in particolare se tali shock dovessero presentarsi sotto forma di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina. Ciò sarà potenzialmente costruttivo per i prezzi dell’oro, aumentandone l’attrattiva come bene di copertura.

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