CFA Italy Forecast: ecco gli outlook per il 2024

Dopo l’evento di Milano, CFA Society Italy ha nuovamente riunito sera a Roma la comunità economica e finanziaria per il tradizionale “CFA Society Italy Forecast Dinner“, un incontro pensato con l’obiettivo di fornire uno spazio di analisi e confronto sulle prospettive dei mercati finanziari per il 2024.

Moderato da Antonio Cesarano, responsabile della strategia globale di Intermonte SIM, l’incontro ha preso il via con l’intervento di Libero Monteforte, Direttore del Servizio Analisi Macroeconomica dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (UPB).

Secondo Monteforte, “Incertezza e instabilità causate dalle tensioni geopolitiche caratterizzano lo scenario dell’economia globale, rendendola più fragile nonostante i recenti segnali di ripresa in diverse aree. Le aspettative di rapido recupero del commercio internazionale e la tempestiva attuazione del PNRR sono fattori centrali per le previsioni sull’economia italiana, il cui PIL aumenterebbe dello 0,8 per cento nel 2024 e dell’1,1 nel 2025. Un risultato raggiungibile – ha spiegato Monteforte – ma esposto a diversi fattori di incertezza, con rischi orientati al ribasso. Nel medio termine, le variabili in gioco sono molteplici e prevalentemente esterne: dall’evoluzione delle guerre in corso alla ripresa del commercio mondiale e della Germania, dalla attuazione del PNRR alla stabilizzazione dell’inflazione, dal calo dei tassi alla nuova governance europea, senza dimenticare i rischi climatici e ambientali”.

A partire dalle evidenze emerse in questo intervento, i relatori della tavola rotonda hanno poi condiviso i loro outlook per il 2024:

Edward Harrold, Direttore investimenti di Capital Group, ha sottolineato che le opportunità sul mercato del reddito fisso continuano ad essere robuste: “Anche dopo l’eccezionale rally registrato nel quarto trimestre del ’23, i rendimenti sono tornati ai livelli visti all’inizio del 2023, con una differenza principale: l’inflazione è molto più bassa. Ciò significa che i tassi reali sono più alti e che le banche centrali hanno un margine significativo per tagliare i tassi nel 2024. Prevediamo uno scenario costruttivo per il debito EM nel 2024, con i benefici derivanti dalle aspettative di un contesto di politica monetaria più accomodante a livello globale; i rendimenti saranno probabilmente sostenuti dall’elevato carry, dai tassi locali e da un cambio potenzialmente più positivo per alcuni mercati selezionati.  Con la maturazione del mercato, è maturata anche la gamma di strumenti a disposizione degli investitori per costruire un portafoglio resiliente in grado di navigare in contesti di mercato mutevoli; a nostro avviso, l’approccio ottimale consiste nel costruire un portafoglio ben diversificato che cerchi di catturare i rendimenti attraverso il debito sovrano in valuta locale, i mercati di frontiera in valuta forte e gli investimenti in obbligazioni societarie EM”.

Per Carlo Putti, Direttore Investimenti di M&G Investments, “Stiamo passando da uno scenario che Milton Friedman descriverebbe come caratterizzato da ‘troppa moneta a caccia di troppi pochi beni’ a uno in cui c’è troppa ‘poca moneta a caccia di troppi beni’. Il significativo aumento della liquidità cui abbiamo assistito durante la pandemia da Covid-19 ha portato a una ripresa dell’inflazione circa 18 mesi dopo. Le banche centrali hanno ora invertito le loro politiche, provocando un calo dell’offerta di moneta. Di conseguenza, si sta esercitando una pressione al ribasso sull’inflazione, che in ultima analisi è vantaggiosa per gli investitori obbligazionari.

D’altra parte, in generale la crescita continua a sorprendere al rialzo. Ma più a lungo le Banche Centrali mantengono alti i tassi di interesse, maggiore è il rischio di un errore di politica monetaria che potrebbe potenzialmente spingere le economie verso una recessione”.

Secondo Piergiacomo Braganti, Direttore Ricerca Macroeconomica di Wisdomtree, il 2024 offre agli investitori finanziari uno scenario inedito, ed in linea di principio, più favorevole: “L’inflazione è vista in discesa, globalmente, ma in primo luogo negli Usa, in Europa e nei Paesi sviluppati. Parallelamente c’è l’attesa di un ammorbidimento della politica monetaria delle Banche centrali, coi primi tagli idealmente collocati in primavera, tra maggio e giugno, seguiti da altri nel corso dell’anno. La crescita economica globale 2024 sarà probabilmente una delle più basse degli ultimi 30 anni, ma c’è da considerare che le economie sviluppate, nel 2023, hanno rivelato una sorprendente resilienza ai massicci e rapidi aumenti del costo del denaro, che avrebbero potuto nuocere molto di più, specie negli Stati Uniti. Anche l’Europa dovrebbe avere evitato, seppur di un soffio, la recessione tecnica.  Le aziende quotate escono da un biennio 2022-2023 di risultati record, sintomo che la stagnazione economica non ha impedito a molte imprese di prosperare.  Da ciò deriva che i mercati azionari non sono eccessivamente cari, oltre a offrire rendimenti da dividendi più alti che in passato e crescente popolarità dei piani di buy-back. I rendimenti obbligazionari dovrebbero essere in calo nel corso dell’anno, riservando ai detentori di bond rendimenti finalmente decenti e buone possibilità di qualche capital gain”.

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