Asset allocation: la view di Ubs AM

Durante l’ultima tappa del roadshow 2024, gli esperti di Ubs AM hanno analizzato i fattori che i consulenti finanziari dovrebbero tenere in considerazione per orientare le scelte di investimento nei prossimi mesi. Ecco di seguito quanto è emerso nel dettaglio.

Incertezza economica, instabilità politica e profonda trasformazione tecnologica: sono questi i tre fattori che i consulenti finanziari dovrebbero tenere in considerazione per orientare le scelte di investimento dei risparmiatori nel 2024. A evidenziarli è UBS Asset Management nell’ambito del roadshow che si è chiuso a Milano la scorsa settimana dal titolo “The Red Thread on Tour” che ha toccato cinque città, coinvolgendo più di 500 consulenti finanziari.

“Le nostre previsioni per il 2024 sono per un rallentamento dell’economia statunitense, un’espansione piuttosto anemica in Europa e una crescita di minore entità, ma di maggiore qualità, in Cina che sembra essere tornata a una nuova normalità. Il conflitto russo-ucraino e le crescenti tensioni sul Mar Rosso potrebbero però causare problemi alle catene di approvvigionamento e far tornare a salire l’inflazione, mentre a livello politico più del 50% della popolazione mondiale andrà a votare quest’anno. La maggiore attenzione sarà rivolta all’esito delle elezioni americane e al peso che avrà sulle relazioni con la Cina, soprattutto nell’ambito dell’innovazione tecnologica. America e Cina sono i due Paesi più avanzati in questo settore e, anche per questo, continuano ad avere un peso strategico all’interno dei portafogli”, ha sottolineato Yuri Blanga, Head of Advisory Business di UBS Asset Management.

Mercato azionario attraente

In questo contesto, UBS Asset Management per il 2024 è più costruttiva sui mercati azionari dove le valutazioni sono particolarmente interessanti, con particolare riferimento a Stati Uniti e Cina e ai titoli growth.

“Rispetto all’area euro dove la crescita nell’ultimo trimestre è stata quasi nulla, Stati Uniti e Cina sono le aree dove dal punto di vista macro prevediamo una crescita economica più solida. Le valutazioni delle azioni americane a prima vista potrebbero sembrare care, ma se escludiamo le “magnifiche 7”, il livello è in linea con la media storica e, considerato il contesto macro, mostrerebbero ancora margini di crescita.  In Cina ci aspettiamo una buona performance dei mercati. L’economia cinese è tornata a crescere a un ritmo superiore rispetto al trend, anche se questo dato è storicamente poco correlato con le performance del mercato azionario. Il rapporto prezzo/utili delle azioni cinesi è ai minimi storici e potrebbe presto registrare un rimbalzo. Da sempre sensibile ai movimenti dei tassi, la crescita dell’area euro potrebbe beneficiare della riduzione dei tassi. Anche in quest’area, come quella degli emergenti, le valutazioni attraenti e gli utili aziendali in miglioramento nel settore tecnologico e del lusso favoriscono le azioni”, ha dichiarato Teresa Gioffreda, Investment Strategist di UBS Asset Management.

Reddito fisso e l’incognita della misura del taglio dei tassi

Sull’obbligazionario, invece, spazi di manovra più limitati. La vera domanda da porsi è quando e in che misura le banche centrali inizieranno a tagliare i tassi.

“Ci aspettiamo che i primi tagli possano avvenire alla fine del secondo trimestre e in misura minore rispetto a quanto previsto dal mercato. I rendimenti maggiori, in questo momento, sono sulla parte investment grade e high yield, ma è importante diversificare. I titoli di Stato invece rappresentano soluzioni per coprirsi da una eventuale crescita inferiore alle attese”, ha aggiunto Teresa Gioffreda.

Il peso delle tensioni geopolitiche e dei nuovi equilibri

Le scelte di portafoglio non possono però prescindere dall’impatto che le tensioni geopolitiche potranno avere sulle dinamiche inflattive e sugli equilibri tra le varie potenze mondiali, Stati Uniti e Cina in primis.

“Se è vero che la nuova normalità è quella di un livello di inflazione più alto, è altresì vero che non possono essere ignorati alcuni fattori inflattivi rischiosi, come quelli legati a un possibile ritorno della stagflazione, alla crisi energetica, alle ripercussioni del conflitto russo ucraino sull’esportazioni di grano dell’Ucraina e ai colli di bottiglia che si sono formati nell’ambito delle rotte marittime che creano scompiglio al commercio internazionale. Nel lungo periodo gli equilibri politici ed economici globali sono destinati a cambiare. Già oggi se ne possono vedere i segnali. Infatti, se da una parte gli Stati Uniti è uno dei più grandi esportatori di idrocarburi, dall’altra la Cina è uno dei principali fornitori a livello mondiale di componenti di elettronica, di cui l’America ha bisogno per continuare a essere competitiva nell’innovazione tecnologica. L’aumento dell’indebitamento pubblico e privato statunitense e il processo di deindustrializzazione sta penalizzando la classe media americana e rendono gli Stati Uniti sempre più dipendenti da una Cina che, invece, è sempre più presente sui mercati emergenti ancillari del sud est asiatico per le esportazioni di produzioni meno pregiate, al fine di favorire la crescita della classe più povera”, ha dichiarato Fabrizio Maronta, esperto di geopolitica.

Il mondo delle cinque “D”

Alla luce di questi scenari, nel lungo periodo si impongono pertanto scelte di investimento che UBS Asset Management identifica come disruptive, da fare però sempre nel rispetto dell’equilibrio e della qualità. Le forze inflattive, associate alla deglobalizzazione, demografia, decarbonizzazione, digitalizzazione e al debito creano infatti opportunità nel settore della sanità, in quello della transizione energetica e in quello tecnologico e dell’intelligenza artificiale, con particolare riferimento alle aziende a minor capitalizzazione.

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