Lo scenario dei tassi favorisce i bond corporate e i fondi monetari

Dopo il forte calo registrato lo scorso dicembre, pari a circa il 2%, a gennaio i rendimenti di lungo periodo hanno vissuto un naturale rimbalzo, con i Bund tedeschi a dieci anni che sono tornati attorno al 2,2%. Questa correzione di mercato è stata causata da tre fattori principali.

Il primo di questi è di natura tecnica, in quanto si lega a nuove emissioni primarie. Infatti, è molto comune che, quando gli emittenti vanno sul mercato per rifinanziarsi (come accaduto a inizio anno), in un momento come quello attuale in cui la domanda per obbligazioni è molto forte, quotino principalmente titoli a lunga scadenza, andando così ad aumentare la pendenza della coda della curva dei rendimenti.

Il secondo fattore è, invece, macroeconomico. Dopo aver evitato la recessione per il rotto della cuffia con un +0,5% nel 2023, i fondamentali dell’Eurozona sembrano indicare una leggera ripresa per il 2024, spinti anche da un’inflazione che procede verso l’obiettivo del 2%, sia nell’Unione Europea, sia negli Stati Uniti, anche se gli ultimi dati evidenziano una resilienza superiore alle attese. Se possibile, proprio negli Usa lo scenario appare ancora più favorevole. Non solo lo scorso anno hanno fatto registrare una crescita del 2,5%, ma quella prevista per il 2024 potrebbe essere addirittura superiore, irrobustendo l’ipotesi del “soft landing” e, per i più ottimisti, perfino del “no landing”.

Il terzo e ultimo elemento riguarda le parole spese dai vertici delle principali banche centrali circa le prospettive economiche e, in particolare, i toni usati da Jerome Powell e Christine Lagarde a conferma del fatto che i tassi d’interesse potrebbero essere tagliati nel corso del 2024. Questo ha galvanizzato così tanto i mercati che hanno iniziato a scontare la possibilità di un alleggerimento della politica monetaria già per i mesi di marzo e aprile, per un totale di cinque o sei tagli da 25 punti base l’uno nell’arco dell’anno.

In questo scenario, secondo Ofi Invest AM, però, ci si è spinti un po’ troppo oltre, dato che neanche oggi siamo in grado di dire quando inizierà e per quanto si protrarrà l’adattamento sulla base dei dati macroeconomici. Non è un caso che, già alla fine di gennaio, i mercati siano tornati sui loro passi, scontando il primo alleggerimento a giugno come scenario più probabile, per un totale di cinque tagli. Nonostante ciò, gli esperti di Ofi Invest AM ritengono che anche così le previsioni restino eccessivamente ottimistiche, sebbene ci sentiamo di confermare le previsioni dei rendimenti al 2,3% per i Bund e al 4% per i Treasury. Pertanto, le migliori opportunità arriveranno dal segmento delle obbligazioni corporate e dai fondi sui mercati monetari.

In ogni caso, il comparto del credito ha continuato a generare guadagni, con le obbligazioni high yield che hanno leggermente sovraperformato le investment grade. Nello specifico, le CCC e le B hanno ottenuto risultati migliori rispetto alle BB, segno inequivocabile che la propensione al rischio sta tornando a crescere. Tuttavia, bisogna sempre ricordarsi che in questi casi il rischio idiosincratico può essere molto alto e deve essere tenuto costantemente sotto controllo. Per spiegare al meglio questo punto, si consideri il caso Atos, la multinazionale francese, attiva nell’innovazione digitale, che nell’arco di pochi mesi ha visto le sue obbligazioni cedere oltre il 60% del loro valore a causa delle difficoltà riscontrate nel rifinanziamento del debito. È vero che il probabile taglio dei tassi dovrebbe aiutare a prevenire una serie di bancarotte a catena grazie a un minor peso degli interessi sui debiti, ma, per quanto questa asset class resti attrattiva, è sempre bene prediligere la diversificazione e una strutturata selezione attiva.

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