Asset allocation, commodity: il Drago cinese può riaccendere la fiamma

“Se nel 2023 le materie prime sono state sotto pressione riteniamo che ci siano diversi motivi per essere cautamente ottimisti sull’asset class nel 2024, ovvero l’anno del Drago cinese”. Parola di Nitesh Shah, Head of Commodities and Macroeconomic Research di WisdomTree , che di seguito illustra nei particolari la view sulle commodity nella fase attuale e in prospettiva per i prossimi mesi.

Lo scorso anno, a determinare la performance negativa delle commodity sono stati principalmente: aumento dei tassi di interesse in molti paesi sviluppati; stallo dell’economia cinese, messa sotto pressione dalla crisi del settore immobiliare; e perdita di slancio del sentiment nei confronti della transizione energetica. Crediamo che tutti e tre i fenomeni invertiranno la rotta quest’anno.

Tassi d’interesse in calo

Il consenso è fortemente convinto che nel corso dell’anno assisteremo a una riduzione dei tassi d’interesse. Se all’inizio del 2024 pensavamo che i mercati si stessero sbilanciando sulla tempistica e l’entità dei tagli, ora gli stessi hanno corretto le loro previsioni e stanno ipotizzando che i primi tagli da parte della Fed e della BCE si verificheranno verso la metà dell’anno.

Riteniamo che i tagli dei tassi saranno positivi per la maggior parte delle asset class cicliche, comprese le materie prime.

L’anno del Drago cinese potrebbe riaccendere la fiamma nei mercati delle materie prime

La Cina annuncerà i suoi obiettivi di crescita economica a marzo 2024. Nella Central Economic Work Conference di dicembre 2023, il messaggio trasmesso è stato misto: “perseguire il progresso garantendo la stabilità, consolidare la stabilità attraverso il progresso e istituire il nuovo prima di abolire il vecchio”. Da tali parole è difficile cogliere un invito a compiere azioni coraggiose.

Il crollo del settore immobiliare cinese si è protratto troppo a lungo per consentire ai politici di continuare con l’approccio frammentario che ha caratterizzato gli stimoli nel 2023. Il sentiment si è già gravemente deteriorato e il mercato ha bisogno di sostegno. In risposta al generale declino del sentiment, le autorità cinesi si sono affidate al cosiddetto “National Team”, un gruppo di fondi statali che ha acquistato titoli azionari a febbraio 2024. Questo ha certamente portato a un rialzo dei mercati azionari dopo la riapertura in seguito alle celebrazioni del Capodanno cinese. Per andare al cuore del problema, i politici potrebbero concentrarsi proprio sul settore immobiliare.

Questi si sono lanciati su “tre grandi progetti”: alloggi a prezzi accessibili, ristrutturazione dei villaggi urbani e strutture pubbliche di emergenza. Un aumento dei finanziamenti per il Programma di prestiti supplementari su pegno della Banca popolare della Cina (PBoC) sembra indicare che la spesa per questi progetti crescerà. Il sostegno attraverso questo canale non prevede un taglio dei tassi su larga scala.

A febbraio 2024, la PBoC ha inoltre effettuato il taglio più consistente dei tassi ipotecari dal 2019. La riluttanza a tagliare i tassi d’interesse su scala più ampia deriva dal timore di un deprezzamento della valuta. Ma se altri Paesi agiranno in tal senso, la Cina si sentirà meno frenata.

Occorre inoltre sottolineare che la domanda di materie prime da parte del Paese non ha subito gravi contrazioni. La debolezza dei prezzi delle commodity sembra derivare dalla percezione che la mancanza di forza dell’economia produrrà una diminuzione della relativa domanda.

Ad esempio, riteniamo che la Cina abbia incrementato la spesa per le reti elettriche in un periodo in cui i prezzi del rame erano relativamente bassi, con l’obiettivo di accelerare opportunisticamente la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Il rame è essenziale per le tecnologie rinnovabili e per migliorare l’infrastruttura di rete necessaria ad accogliere un numero crescente di veicoli elettrici in circolazione.

Transizione energetica

A quanto pare, tra i funzionari cinesi e i mezzi di informazione statali circola una nuova parola d’ordine, “Xin san yang”, ovvero “i nuovi tre”, in riferimento alle celle solari, alle batterie agli ioni di litio e ai veicoli elettrici (EV). La Cina è leader nella produzione ed esportazione di tali beni. Mentre i “vecchi tre”, ossia elettrodomestici, mobili e abbigliamento, hanno contribuito negativamente alla crescita delle esportazioni nel 2023, i “nuovi tre” hanno registrato risultati positivi.

Le celle solari, le batterie agli ioni di litio e i veicoli elettrici sono industrie che richiedono un’elevata quantità di metalli e l’ampliamento del mercato internazionale potrebbe in qualche modo compensare il rallentamento della relativa domanda da parte del settore immobiliare nazionale. Inoltre, mentre quest’ultimo utilizza maggiormente l’acciaio e i minerali ferrosi, i “nuovi tre” impiegano maggiormente i metalli base.

Nel lungo periodo, le nostre prospettive per le materie prime dipendono dalla realizzazione della transizione energetica: la migrazione dai combustibili fossili e la maggiore dipendenza dalle energie rinnovabili nel tentativo di ridurre i gas a effetto serra.

Dopo il forte slancio del 2021/2022, l’interesse degli investitori per la stessa ha iniziato a scemare nel 2023. Il 2022 ha segnato un punto di svolta, data la portata dell’Inflation Reduction Act (IRA) firmato negli Stati Uniti. Tuttavia, nel 2023 l’Unione europea ha adottato la sua legislazione che mira a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Inoltre, sta per firmare la legge sulle materie prime essenziali (CRMA). La CRMA è simile all’IRA statunitense: fornisce crediti d’imposta a chi rilocalizza la catena di approvvigionamento di veicoli elettrici, turbine eoliche e altri beni verdi (ma su scala più ridotta).

La COP28, tenutasi a dicembre 2023, si è conclusa con una tabella di marcia per “passare dai combustibili fossili ad altre fonti”; questa rappresenta una novità assoluta per una conferenza delle Nazioni Unite sul clima, che potrebbe potenzialmente rilanciare la transizione energetica. Sebbene le lunghe discussioni non abbiano portato a un accordo sull’“eliminazione graduale” (phase out), l’aver evitato una situazione di stallo consente di pianificare e dedicare risorse alla strategia di “riduzione graduale” (phase down). Alla COP28, più di 130 governi nazionali, tra cui l’Unione europea, hanno deciso di collaborare per triplicare la capacità di energia rinnovabile installata nel mondo, portandola ad almeno 11.000 gigawatt entro il 2030. Questo valore sarebbe in linea con lo scenario dell’Agenzia internazionale dell’energia che prevede emissioni nette zero entro il 2050 (se abbinato al raddoppiamento del tasso di miglioramento dell’efficienza energetica ogni anno fino al 2030).

Conclusioni

Dopo un 2023 difficile, le materie prime sembrano pronte a vivere una svolta grazie al taglio dei tassi d’interesse. Il rally di fine dicembre 2023 offre un assaggio di ciò che potrebbe accadere in seguito ai tagli.

Sebbene il più grande consumatore di materie prime, la Cina, stia ancora affrontando una situazione economica difficile, riconosciamo che la sua domanda di materie prime rimane resiliente mentre modifica il proprio “modello di business”. Questo potrebbe significare, però, che alcune commodity andranno meglio di altre. Riteniamo che la Cina continuerà a fornire stimoli e la sua capacità di farlo potrebbe migliorare con l’allentamento della politica monetaria da parte di altri paesi del mondo (dato che la Nazione teme un deprezzamento della valuta).

Mentre l’attenzione degli investitori per la transizione energetica si starebbe affievolendo, la determinazione dei politici si sta intensificando. Gli accordi rivoluzionari della COP28 ne sono un esempio. Il nostro outlook a lungo termine per le materie prime è influenzato dalla transizione energetica e riteniamo che il potenziale deficit dell’offerta dei metalli nel medio-lungo periodo genererà un superciclo.

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