Investimenti, mercati emergenti: l’outlook di T. Rowe Price

Cosa ha in serbo il 2024 per i mercati emergenti? “Dopo una performance abbastanza solida nel 2023, inizialmente potremmo assistere a una certa flessione, dato che i mercati stanno attualmente scontando uno scenario di atterraggio morbido. Ma tutto questo, ovviamente, non è garantito e l’evoluzione del contesto globale nei prossimi mesi avrà importanti implicazioni per il sentiment relativo agli asset dei mercati emergenti”. Ad affermarlo è Chris Kushlis, Chief of China and Emerging Markets Macro Strategy di T. Rowe Price, che di seguito illustra nei particolari la view.

Via libera a ulteriori tagli dei tassi

L’inflazione è scesa rapidamente, considerando che gli shock sul fronte dell’offerta, causati dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, sono stati in gran parte risolti. Nell’Europa centrale e orientale, l’inflazione continua a scendere, mentre in Asia, dove i problemi correlati all’inflazione non erano in genere così sostanziali, i prezzi di base sono tornati ai loro minimi storici. In America Latina, dopo una rapida decelerazione, alcuni segnali mostrano che i prezzi di base stanno facendo i conti con una certa resistenza, ma occorrono ulteriori dati per verificare che si tratti di un trend. Tuttavia, in generale, i progressi compiuti nella riduzione dell’inflazione indicano che la strada è sgombra per ulteriori tagli dei tassi d’interesse.

Le banche centrali dei mercati emergenti stanno anticipando i Paesi sviluppati in questa svolta del ciclo dei tassi d’interesse. Abbiamo già assistito a tagli in un gruppetto di Paesi dell’America Latina e dell’Europa centrale e orientale e ci aspettiamo che questa tendenza prosegua nel 2024, estendendosi ad altri Paesi in via di sviluppo. Sembra che gli ostacoli in grado di bloccare i tagli delle banche centrali dei mercati emergenti siano pochi, soprattutto perché anche la Federal Reserve appare propensa ad avviare l’allentamento. Ciò riduce potenzialmente il tasso minimo d’interesse per le banche centrali emergenti e dovrebbe contribuire ad attenuare i timori di un taglio troppo anticipato rispetto ai mercati sviluppati, col rischio di un’instabilità valutaria.

Improbabile che la Cina funga da motore della crescita per i mercati emergenti

Nel 2024 esiste il potenziale di una modesta ripresa della crescita economica dei mercati emergenti, guidata dall’Europa centrale e orientale. Tuttavia, chi spera che la Cina possa fornire un’ulteriore spinta rimarrà probabilmente deluso. La seconda economia mondiale continua ad affrontare problematiche strutturali derivanti da debole crescita dei redditi, ridimensionamento del settore immobiliare e problemi fiscali dei governi locali. In questo contesto, è improbabile che la Cina possa costituire il motore della crescita come in passato, quindi i Paesi emergenti dovranno trovare nuovi driver, potenzialmente la propria domanda interna, l’energia verde o altre fonti.

Sul fronte esterno, nei grandi Paesi emergenti i saldi delle partite correnti sono in condizioni relativamente buone. I deficit non sono fuori controllo come in alcune economie sviluppate e dovrebbero rimanere abbastanza stabili quest’anno, pur rimanendo un po’ elevati rispetto all’andamento storico. Le elezioni potrebbero rappresentare un elemento importante, poiché esiste un rischio di erosione fiscale nei grandi Paesi emergenti, come Messico e India, che andranno alle urne.

Costruttivi sui tassi a livello locale

Le prospettive per i tassi locali dei Paesi emergenti sono costruttive, in quanto l’inflazione sta continuando a scendere, aprendo la strada ai tagli dei tassi. L’attuale ciclo di tagli è ancora in una fase intermedia: è probabile che altri Paesi in via di sviluppo adottino dei tagli nel corso dell’anno.

Nella sfera esterna degli emergenti, l’asset class presenta due tendenze divergenti. A livello complessivo, gli spread appaiono interessanti, ma ciò è dovuto, in gran parte, a emittenti in difficoltà o in default. Se si escludono quest’ultimi, i livelli di spread sono ristretti. Quest’anno, la principale fonte di total return sarà probabilmente guidata dal carry. Qualsiasi altro rendimento dipenderà verosimilmente dalla capacità degli emittenti di frontiera di riguadagnare accesso al mercato e/o dall’eventuale risoluzione delle ristrutturazioni del debito in corso. Per quanto riguarda il primo aspetto, ci sono alcuni segnali incoraggianti su questo fronte, dato che, finora nel 2024, sia la Costa d’Avorio che il Kenya sono già ritornati sui mercati dei capitali globali per raccogliere finanziamenti.

Per quanto riguarda le valute emergenti, è probabile che, nel 2024, tutto ruoterà attorno ai differenziali dei tassi d’interesse, a meno che non si verifichi un significativo incremento della crescita in grado di deviare l’attenzione da tutto questo. Ormai da qualche tempo, i differenziali dei tassi hanno favorito le valute dell’America Latina e dell’Europa centrale e orientale rispetto a quelle asiatiche. Tuttavia, la situazione dovrebbe iniziare a registrare un’inversione di tendenza con l’arrivo dei tagli nelle prime due aree, mentre i Paesi asiatici resteranno per lo più in attesa.

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