Il ritorno delle Ipo

“Il rally dei mercati azionari europei da ottobre dell’anno scorso ha creato delle aspettative di ritorno delle IPO dopo un paio di anni piuttosto sottotono. Se guardiamo alle operazioni di quotazione in Borsa in Europa nei primi mesi del 2023, notiamo che ci sono state ben 21 IPO per un controvalore di 4,8 mld di euro complessivi“. A farlo notare è Chiara Robba, head of LDI Equity di Generali AM, ch edi seguito illustra nel dettaglio la view.

Confrontando i dati da inizio 2024, grazie ad una buona performance dei mercati, sostenuta da dati macroeconomici migliori delle attese, da una stagione dei risultati che non ha portato grosse sorprese negative, e da un ottimismo riguardo il contenimento dell’inflazione che dovrebbe portare le Banche Centrali a ridurre i tassi di interesse a inizio estate, il numero di IPO è aumentato del 24% attestandosi a un valore di circa 6 mld di euro.

Il clima di incertezza macroeconomica, con attese di recessione in Usa che poi sono state smentite dai numeri con un Pil 2023 che dovrebbe attestarsi intorno al 2.5%, e tassi di interesse ancora elevati nelle principali mercati sviluppati, avevano già ridotto complessivamente del 33% il mercato globale delle IPO durante tutto il 2023. L’Europa e l’Asia erano state particolarmente impattate (-51% e -44% rispettivamente secondo uno studio di EY), mentre gli stati Uniti erano riusciti ad incrementare del 155% il valore delle IPO a 22,7 mld di euro (quasi tre volte il livello di 8,9 mld nel 2022) grazie per esempio ad IPO legate all’intelligenza artificiale (Arm nei semiconduttori).

Per quanto riguarda l’Italia, più nel dettaglio, l’anno 2023 ha visto in Borsa Italiana circa una quarantina di IPO e ammissioni, tra cui Lottomatica e Ferretti (dual listing dopo HK).

I tassi di interesse elevati e l’incertezza sulla loro traiettoria nel 2023, hanno ulteriormente reso difficile la valorizzazione degli attivi oggetto delle IPO: quando i tassi passano da 0.5% al 5% il valore di una società puo’ infatti addirittura dimezzarsi in alcuni casi. E’ stato questo il motivo per cui abbiamo visto dei casi di società che hanno rinunciato o posticipato i loro progetti di quotazione (Plenitude, CVC, Ampere).

Con un’economia Ua che sta andando verso un soft landing e quella Europea che dovrebbe recuperare a partire dalla seconda metà dell’anno, e con un probabile taglio dei tassi di interesse intorno al mese di giugno sia per la Fed che per la BCE, è possibile che la tendenza positiva di IPO che abbiamo visto nel primo trimestre, possa accelerare.

Il barometro di Goldman Sachs che misura quanto il contesto macroeconomico e di mercato possa essere favorevole alle IPO, e che include statistiche quali l’ISM Manifatturiero, il livello di confidenza dei CEO, l’indice S&P 500 EV/Sales tra gli altri, indicherebbe un livello di 119, che è al di sopra del livello di 100 che indica un incremento di IPO.

Il dato del barometro US è incoraggiante anche per l’Europa, in quanto evidenze di Goldman Sachs mostrano che c’è una correlazione positiva con quello Europeo, che generalmente è in ritardo di circa un trimestre.

La capacità e l’appetito del mercato a sottoscrivere IPO sembra essere ancora elevata quindi, anche se guardiamo al livello di cassa ancora disponibile nei Fondi in gestione. Quello che sarà importante monitorare è anche l’andamento delle IPO che abbiamo visto da inizio anno.

Da questo punto di vista in Europa Galderma, la società dermatologica fondata nel 1981 da Nestlé e L’Oreal, con un IPO di 2 mld di euro in Svizzera a inizio anno, prezzata nella parte alta della forchetta, e con una performance dalla quotazione di +18% sembrerebbe un buon inizio.

Tuttavia questo non è il caso per Douglas, la catena tedesca di profumerie che con un’IPO di 890 mln, ha visto le azioni chiudere a circa -11% il primo giorno di quotazione a Francoforte.

Fondamentale sarà quindi nei prossimi mesi verificare che l’inflazione continui ad essere contenuta, che i tassi di interesse comincino a scendere e che le società del comparto growth continuino quindi a sovraperformare come lo hanno fatto a partire dal rimbalzo del mercato di fine ottobre 2023.

Una continua bassa volatilità del mercato è un altro elemento a supporto di ulteriori introduzioni in Borsa. La pipeline potrebbe essere lunga, si parlerebbe di 28 mila società che i fondi di Private Equity vorrebbero vendere, dove l’IPO è una delle strade, che può essere di successo qualora il livello di valutazione richiesto dai fondi di investimento si allineasse con il mercato.

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