Investimenti: quando l’incertezza può creare opportunità

L’incertezza non è mai una sensazione positiva e certamente non è mai una buona cosa per i mercati, ma crediamo che non sia nemmeno un motivo per perdere la testa. Anzi, potrebbe offrire agli investitori l’opportunità di prendere in considerazione l’idea di iniziare a investire denaro in una vasta gamma di classi di attività.

Il percorso disinflazionistico verso l’obiettivo del 2% della Fed si sta rivelando più difficile di quanto molti avessero previsto, sollevando dubbi sulla tempistica e sulla profondità dei tagli dei tassi di interesse. L’aumento delle volatilità implicite tra asset (barometro per l’incertezza macroeconomica) sta mettendo a dura prova gli investitori, il tutto in uno scenario di crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Ma nonostante tutta questa incertezza, vale la pena notare che l’indice S&P 500 è sceso solo del 3,8% rispetto al suo massimo storico più recente e questo con i rendimenti dei titoli del Tesoro a 10 anni che sono aumentati di oltre 30 punti base nello stesso periodo. Dovremmo capire nelle prossime settimane se la correzione sarà più profonda o se il mercato semplicemente correggerà nel tempo come ha fatto nelle ultime settimane.

Più volte abbiamo scritto in passato di non inseguire il mercato e di aspettare un punto di ingresso migliore. L’S&P 500 è ancora in rialzo di quasi il 25% rispetto ai minimi di ottobre dello scorso anno e questa è la prima pausa che il mercato ha preso. Riteniamo che molti investitori abbiano dimenticato che i mercati vanno su e giù. E direi che i fondamentali, in un contesto economico solido abbinato ad un’ampiezza degli utili in espansione, ben supportano un ulteriore rialzo nel 2024.

Se alcune settimane fa dicevamo che c’erano molte opportunità nel mercato più ampio, crediamo che ce ne saranno ancora di più una volta che lo stesso troverà una base più solida. Non vale mai la pena di farsi prendere dal panico quando c’è incertezza. Piuttosto, riteniamo opportuno prepararsi a prendere in considerazione l’idea di investire liquidità man mano che il mercato inevitabilmente si assesta e di valutare l’utilizzo di ciò come un’opportunità per continuare a costruire un equilibrio nei portafogli, soprattutto con i tassi che tornano a livelli attraenti.

L’inflazione è stata la grande notizia della scorsa settimana. Nonostante le forti reazioni nella narrativa del mercato ogni volta che escono nuovi dati che non si adattano alla visione di consenso, occorre tuttavia osservare che questo è il terzo ciclo disinflazionistico più rapido negli ultimi 70 anni. Crediamo quindi sia semplicemente sciocco credere che il percorso dal 9% al 2% possa essere linearmente estrapolato fino all’obiettivo della Fed. Come sappiamo l’ultimo miglio è il più difficile e lo stiamo vedendo. Tra l’altro si sta verificando in un momento in cui l’economia è troppo buona per aspettarsi un rapido raffreddamento.

Preferiremmo avere un’economia in cui le persone lavorano e spendono piuttosto che un’economia con un ritorno più rapido, indotto dalla politica monetaria, verso un obiettivo di inflazione artificiale e dogmaticamente mantenuto del 2%. La nostra sensazione è che anche Powell e gli altri membri del FOMC iniziano a capire questo. Ecco perché pensiamo, tra l’altro, che sia assurdo sentire alcuni analisti dire che gli aumenti dei tassi potrebbero essere nuovamente sul tavolo.

Diverso invece è dire che rispetto ai tre tagli ipotizzati dalla Fed, i mercati si stanno orientando ad uno o due tagli entro la fine dell’anno. La domanda è se in presenza di una economia che continua a crescere a tassi importanti, il mercato abbia bisogno di tre tagli dei tassi per continuare a spingere al rialzo. Soprattutto perché sono stati gli utili e dovrebbero continuare ad esserlo, il motore principale del mercato.

Il che non significa che la politica monetaria “high-for-long” non avrà effetti in alcune aree del mercato. Si stanno già sviluppando correnti contrastanti nella spesa da parte dei consumatori statunitensi più e meno abbienti e questo non potrà che aumentare, ma ciò significa semplicemente che è importante che gli investitori sappiano cosa possiedono.

E la stagione degli utili è iniziata in modo decente, nonostante l’azione negativa dei prezzi di venerdì in risposta alle grandi banche, che sono arrivate con risultati del primo trimestre più forti del previsto e solide linee guida nelle prospettive per il 2024. Il resto delle grandi banche e quelle regionali pubblicheranno i resoconti questa settimana. Nel complesso, se l’economia statunitense riuscirà a crescere oltre il 2% quest’anno e se otteniamo uno o due tagli dei tassi da parte della Fed, riteniamo che i titoli bancari possano riprendere la loro solida performance.

Guardando con impazienza al resto della stagione degli utili, i dati di consensus danno una stima di crescita degli EPS del 12% per il 2024 e dell’8% nel primo trimestre 2024. Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a un trend in significativa crescita dalla fine del primo trimestre fino alla fine della stagione degli utili.

Nelle prossime settimane gli investitori dovranno guardare con attenzione l’evolversi delle tensioni tra Israele e Iran, insieme ai movimenti dei prezzi del petrolio e alle speculazioni sui potenziali impatti inflazionistici del recente picco.

A cura di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim

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