Azionario Paesi emergenti: ecco su quali Borse puntare quest’anno

Il 2024 potrebbe essere l’anno del riscatto per le Borse dei Paesi emergenti“. Parola di Giovanni Buffa, Portfolio Manager di AcomeA SGR, che di seguito spiega nel dettaglio le ragioni della previsione

Nonostante includa i mercati azionari di economie in crescita, l’equity emergente continua a essere sottovalutato dagli investitori globali, dopo i deflussi degli istituzionali registrati negli scorsi mesi a seguito delle preoccupazioni per il rallentamento dell’economia cinese. I Paesi emergenti continuano infatti a rappresentare una grossa fetta del Pil mondiale, la cui importanza è destinata ad aumentare in futuro. Le basse valutazioni, unitamente a prospettive di crescita interessanti, ci hanno portato a individuare tre fattori da monitorare per cogliere le migliori opportunità in questa asset class.

Venti favorevoli con le politiche espansive

Il differenziale di crescita rispetto ai Paesi sviluppati quest’anno dovrebbe tornare ampiamente sopra il 3%. Storicamente, a questi tassi di crescita, le Borse emergenti hanno performato bene. Anche l’avvio di politiche monetarie più accomodanti a livello globale fa ben sperare le Borse dei Paesi emergenti, che possono contare su driver di crescita strutturali a livello demografico e di produttività. Le banche centrali dei paesi emergenti, prima di muoversi, sono in attesa delle mosse della Fed e della Bce per evitare rischi di possibili fughe di capitali, ma alcuni paesi, come Brasile e Messico, che avevano avviato una politica monetaria molto restrittiva durante il Covid, oggi sono in vantaggio e stanno già tagliando i tassi di interesse con ampio margine di manovra per ridurli ulteriormente. Il livello di indebitamento dei Paesi emergenti inoltre è più basso rispetto a quello delle economie sviluppate, che nei prossimi anni saranno necessariamente costrette a ridurre le politiche fiscali espansive avviate durante la pandemia per sostenere la crescita.

Le tensioni geopolitiche tra Cina e Usa

Un altro fattore di stabilizzazione è la Cina, la seconda economia del mondo con un Pil di 18mila miliardi di dollari. Anche se oggi sul mercato prevale un sentiment negativo legato anche all’emersione di un problema demografico, la Cina continuerà a crescere, anche se meno del passato, e a contare su un mercato di oltre un miliardo e 400 milioni di persone. Un fattore di preoccupazione, tuttavia, è rappresentato dalle tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti. La nostra idea di base è che i due grandi Paesi siano destinati a diventare rivali commerciali, anche se i flussi tra i due blocchi continueranno, nonostante negli ultimi anni la Cina abbia cominciato ad aumentare le esportazioni verso il cosiddetto “Global South”, ossia gli altri Paesi emergenti e di frontiera in Asia e Africa. L’acuirsi delle tensioni non porterà comunque a un’interruzione dei rapporti, ma molto probabilmente a un riequilibrio delle relazioni commerciali tra Occidente e Oriente.

Prezzi a sconto

Le prospettive per l’asset class nel 2024 sono positive. L’equity emergente può contare oggi su valutazioni a sconto e su una crescita più alta degli utili per azione, attesi in aumento del 15,6% nel 2024 rispetto all’11% dell’indice Msci World. All’interno dell’universo emergente, dopo il Covid si è ampliata la divergenza tra India e gli altri mercati, in particolare con la Cina. Tuttavia, oggi il mercato indiano ci appare molto caro, con prezzi che viaggiano a quasi trenta volte gli utili. Vediamo maggiori opportunità sul mercato azionario cinese in termini di rapporto tra rischio e rendimento. Oltre alla Cina, abbiamo aumentato la nostra esposizione anche al Brasile, dove la banca centrale ha ampio spazio per tagliare i tassi e sostenere l’economia, e al mercato azionario sudcoreano. La Borsa di Seul potrebbe beneficiare del nuovo programma economico, il cui impatto potrebbe essere simile a quello visto con l’Abenomics in Giappone. Nonostante sia inclusa nei mercati emergenti, la Sud Corea è un’economia sviluppata in cui però si possono trovare aziende che trattano con uno sconto del 20-30% rispetto alle controparti occidentali.

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