Investimenti Esg: per gli italiani prioritari gli aspetti di governance

In Italia, i fattori di governance, riferiti alle procedure contabili trasparenti (85%), alla protezione dei dati (82%) e a un pricing equo (81%), sono i in cima alla lista delle priorità quando si decide di investire in un fondo ESG. E’ quanto emerge da un recente studio di Axa IM analizza la percezione degli investimenti ESG da parte dei risparmiatori italiani.

A completare la top 5 seguono i fattori ambientali relativi alla salvaguardia degli oceani e della fauna marina e alla riduzione delle emissioni di CO2 (81%). Tuttavia, se i fattori ambientali sono considerati di primaria importanza, insieme alla governance, solo i più giovani includono tra le priorità alcuni fattori sociali – come il contrasto alla povertà globale (77%) e i valori etici aziendali (75%).

I risultati dello studio evidenziano poi che gli investitori hanno ancora scarsa consapevolezza riguardo la terminologia che li accompagna.

Il termine più conosciuto in tutte le fasce demografiche resta “investimenti sostenibili”: il 47% degli intervistati ne ha sentito parlare, in linea con la media europea (48%), mentre , circa un terzo degli investitori ha sentito parlare di investimenti etici, ESG o responsabili, e solo un quinto conosce il termine “Impact Investing”.

Il livello di patrimonio netto ha un impatto elevato sul grado di conoscenza del termine specifico ESG. Infatti, gli investitori italiani high-net-worth, ossia quelli con un patrimonio investibile superiore a 250.000 euro, sono molto più consapevoli del termine “ESG” come concetto di investimento rispetto alla media (71% contro 32%), o di “Investimento Etico” (60% contro 33%).

Tendenze di investimento e ruolo della consulenza

Questa scarsa consapevolezza si riflette nella quota di investimenti dedicati ai prodotti ESG. Dalla ricerca emerge infatti che solo il 26% degli investitori italiani dichiara di detenere fondi che possono essere classificati come etici o ESG, un valore in linea, ma leggermente inferiore al 28% registrato nel 2021. Tuttavia, si registra un lieve aumento degli investimenti ESG tra gli investitori oltre i 55 anni, la cui quota è passata dal 22% al 25% nello stesso periodo, e tra le donne, la cui quota in investimenti classificati come etici o ESG è passata dal 27% al 28%.

Nondimeno le considerazioni etiche e l’impatto potenziale giocano un ruolo significativo nelle decisioni di investimento. Circa il 70% dei potenziali investitori ESG cita come fattore principale il desiderio che i propri investimenti riflettano le proprie convinzioni etiche personali.

Per questa ragione, forse, gli investitori italiani sembrano più propensi ad avviare un dialogo in materia di ESG con il proprio consulente rispetto alla media europea (51% contro il 39%), mentre un terzo degli investitori dichiara di aver avuto una conversazione sugli investimenti ESG su iniziativa del consulente (27% contro il 35% in Europa).

Nel complesso il 79% degli investitori italiani ha intavolato un dialogo in materia di ESG con il proprio consulente (in linea con l’Europa, 74%), percentuale che sale all’83% nella fascia compresa tra 35 e 54 anni e all’87% tra i giovani tra i 18 e i 34.

I dati evidenziano che la strada da percorrere è ancora lunga e AXA IM sottolinea alcune aree di miglioramento: “Nel settore finanziario persistono due ostacoli comuni: una generale mancanza di comprensione della semantica e la difficoltà per i piccoli investitori di capire gli obiettivi dei fondi o di essere pienamente consapevoli di ciò in cui stanno investendo. Una comunicazione più semplice e chiara sull’Investimento Responsabile in generale e sui fondi ESG dovrebbe aiutare tutti gli investitori a essere più consapevoli e a fare scelte di investimento più efficaci”, afferma Bertrand Penverne, Responsabile ESG di AXA IM Select.

Guardando in modo più specifico all’Italia, “Gli investitori riconoscono sempre più l’importanza degli investimenti orientati ai principi ESG, indipendentemente dal riconoscimento di questo termine specifico, ed è responsabilità del settore finanziario offrire loro soluzioni adeguate alle loro esigenze. Tuttavia, guardando ai risultati dell’AXA IM ESG Consumer Survey 2024, non possiamo negare la complessità del concetto di investimento responsabile e delle sue applicazioni. Questa indagine può essere considerata come un appello ai policymaker e al settore finanziario per una maggiore semplicità, comparabilità e interoperabilità, in modo che i non addetti ai lavori possano comprendere la semantica e i concetti e fare scelte di investimento informate”, spiega Pietro Martorella, Co-Head of Client Group di AXA IM Core.

Orientamento degli investitori italiani sui settori esclusi dagli investimenti ESG

In cima alla lista dei settori “inaccettabili” per gli investitori italiani ci sono la produzione di armi (69%) e la deforestazione (68%), mentre l’industria altamente inquinante è tra i primi tre settori da escludere per gli intervistati tra i 18 e i 54 anni e gli HNW.

Nel complesso, gli investitori italiani sono meno propensi ad accettare all’interno di un fondo ESG i settori che rientrano nella cosiddetta “zona grigia” da un punto di vista etico rispetto al 2021. Tra questi i “produttori di armi che non vendono prodotti a organizzazioni moralmente discutibili” (29% contro 34% nel 2021), o “società petrolifere o minerarie che investono in tecnologie rinnovabili da adottare in futuro per ridurre le emissioni di CO2” (55% contro 63% nel 2021).

Per quanto riguarda l’accettabilità di alcuni settori negli investimenti ESG, il 72% degli investitori italiani accetterebbe l’inclusione di una società farmaceutica che investe nello sviluppo di un vaccino contro le malattie globali.

Gli investitori più giovani sono invece maggiormente disposti ad accettare l’inclusione di produttori di armi in un fondo ESG: il 38% del campione in questo gruppo demografico si dichiara d’accordo o molto d’accordo nell’includere in portafoglio i produttori di armi – purché non vendano prodotti a organizzazioni moralmente discutibili.

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