Asset allocation: ecco dove puntare secondo ora Zest

“Questo è un anno elettorale per gli Stati Uniti, il che significa che sia la Fed che il governo in carica faranno tutto ciò che è in loro potere per evitare un significativo deterioramento dell’economia o dei mercati finanziari. Ecco perché rimaniamo dubbiosi sul fatto che l’inflazione scenderà con la rapidità prevista dal consenso e quindi crediamo che i tassi di interesse rimarranno elevati più a lungo di quanto attualmente scontato da molti operatori di mercato, il che ci porta a prevedere alcuni problemi in futuro”. È la view di Alberto Conca, gestore di fondi Zest Asset management Sicav e responsabile investimenti Lfg+Zest.

L’economia statunitense è in una forma migliore di quella che molti di noi avevano previsto un anno fa. Le aspettative che la Fed iniziasse a tagliare i tassi già quest’estate hanno avuto un effetto positivo sia sulle imprese che sui consumatori. Da un lato, ha alimentato il miglioramento su base trimestrale degli indici dei responsabili degli acquisti (Pmi). Vedremo nel corso dell’anno se questi dati saranno seguiti da effettive spese in conto capitale. Dall’altro, anche i consumatori sembrano credere che le prospettive economiche siano rosee, dato che le vendite al dettaglio hanno recentemente e ancora una volta sorpreso in positivo. Tuttavia, alcuni pezzi del puzzle iniziano a staccarsi dal quadro generale. L’inflazione è tornata a salire, con diverse misure alternative del fenomeno che indicano una ripresa dei prezzi. L’eccesso di risparmio, uno dei principali fattori che hanno contribuito all’aumento della spesa negli ultimi anni, si sta rapidamente esaurendo e si prevede che sarà prosciugato del tutto entro l’estate. Non c’è quindi da sorprendersi se i tassi di insolvenza delle carte di credito continuano a crescere, così come il numero di richieste di fallimento. Inoltre, il mercato del lavoro non può più essere considerato “surriscaldato”, il che è sicuramente positivo. Tuttavia, l’aumento del numero di licenziamenti di lavoratori temporanei in corso è sempre stato di cattivo auspicio per l’economia; le aziende prima smettono di assumere, poi iniziano a licenziare i lavoratori part-time e infine tagliano i dipendenti a tempo pieno, il che di solito coincide con l’inizio di una recessione.

La resilienza dell’economia statunitense è notevole. Spinta da condizioni di lavoro molto flessibili e da un’eccezionale propensione alla spesa, è stata in grado di resistere a uno dei più vertiginosi aumenti dei tassi di interesse degli ultimi decenni. Se i tassi scenderanno nei prossimi mesi, i rischi per l’economia rimarranno contenuti. Se invece l’inflazione costringerà la Fed a mantenere i tassi al livello attuale, allora dobbiamo presumere che i danni per l’economia saranno significativi. L’incidenza della rata del mutuo (capitale e interessi) per l’acquisto della prima casa sul reddito di un cittadino americano medio ha superato il 40%, un livello che riteniamo insostenibile e che potrebbe bloccare il mercato immobiliare. Inoltre, le aziende americane (e non solo loro), che hanno approfittato di un’epoca caratterizzata da bassi tassi d’interesse e da aliquote fiscali vantaggiose per ottenere margini di profitto eccellenti, e che sono state abbastanza sagge da rifinanziare il proprio debito man mano che la pandemia prendeva il sopravvento, dovranno affrontare il problema di richiedere nuovi prestiti a costi maggiori, nel caso in cui i tassi dovessero rimanere a questo livello per un periodo più lungo.

Al di fuori degli Stati Uniti, il contesto presenta un quadro misto. In Europa, compresa la Svizzera, l’economia continua a rallentare e ciò ha indotto la Banca Nazionale Svizzera (Bns) a tagliare i tassi di interesse. La Bns è ufficialmente la prima banca centrale tra i paesi sviluppati ad avviare il ciclo di tagli. L’Europa dovrebbe seguirla a breve, poiché la crescita lenta e il rapido calo dell’inflazione consentiranno alla Banca Centrale Europea di attuare il suo primo taglio durante i mesi estivi. Ad oggi, si prevede che la Bce effettuerà tre tagli prima della fine dell’anno, e questo dovrebbe aiutare l’economia ad evitare una grave recessione.

La Cina deve ancora riprendersi dal duro colpo subito dal settore immobiliare. Questo comparto soffre ancora di un calo dei prezzi delle case e di una decelerazione delle vendite di nuove abitazioni. Tuttavia, le autorità centrali hanno iniziato ad attuare misure di sostegno: i tassi di interesse sono stati abbassati, il che ha portato il tasso dei mutui per chi acquista per la prima volta una casa al minimo decennale, inoltre il livello di acconto iniziale è stato ridotto per incentivare gli acquirenti. Anche al di fuori del mercato immobiliare le condizioni sono leggermente migliorate. I dati legati al turismo sono ai massimi dai livelli pre-pandemia e le esportazioni del paese, nonostante l’andamento traballante dell’Europa, sono aumentate grazie all’indebolimento della valuta e alla riduzione dei prezzi. I prezzi più bassi sono però un’arma a doppio taglio, poiché il paese sta lottando contro le tendenze disinflazionistiche fin dall’inizio del 2023. Tuttavia, pur non essendo ancora fuori pericolo, c’è un barlume di speranza.

“In questo contesto generale, i titoli di Stato e gli emittenti investment grade restano gli investimenti più interessanti in termini di rischio/rendimento nel reddito fisso”, sottolinea Conca. “Per quanto riguarda l’equity, se da un lato riteniamo che i servizi di comunicazione e l’informatica rimarranno la fonte principale di crescita nei prossimi anni, dall’altro pensiamo che le valutazioni costose rendano questi due settori meno attraenti di quanto il loro profilo di crescita lascerebbe intendere. Alla luce del nostro atteggiamento conservativo e tenendo conto delle prospettive di crescita dei componenti sottostanti, riteniamo che il settore energetico e quello sanitario siano più interessanti nel breve termine.

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