Investimenti ed elezioni: indovinare l’esito non significa guadagnare

“È nostro costume consigliare a chi cerca di immaginare il potenziale impatto di imminenti elezioni sui mercati di non prendere decisioni di investimento in base al presunto vincitore. Questo perché, anche se si investe in previsione di un risultato elettorale che poi si rivelerà corretto, non è detto che si realizzi un rendimento superiore a quello di chi non ha considerato il potenziale esito nelle sue tesi di investimento o anche di chi ha formulato previsioni sbagliate”. Ad affermarlo è Toby Gibb, head of Investment Solutions presso Artemis, che di seguito illustra nei dettagli la view.

Al contrario, il modo migliore di porsi è quello di affrontare le elezioni con distacco.

Sebbene la volatilità sia solitamente più elevata in prossimità della data delle competizioni elettorali, è raro che il risultato cambi l’andamento dei mercati, dato che questi ultimi tendono a subire più l’influenza di variabili economiche quali crescita, occupazione, tassi di interesse e fluttuazioni valutarie. I politici hanno in genere un impatto limitato su questi fattori nel breve e medio termine, soprattutto quando esiste una banca centrale indipendente.

A nostro avviso le cose non saranno diverse neanche quest’anno. È vero che nel 2024 voteranno più persone che in qualsiasi altro anno della storia e l’aumento dell’incertezza politica significa che le elezioni avranno un ruolo preponderante nel dibattito pubblico. È anche vero però che le politiche proposte nelle principali economie sono estremamente variegate, il che significa che i risultati elettorali avranno un’influenza maggiore del solito. Tuttavia, riteniamo che l’impatto sui portafogli di investimento sarà con tutta probabilità limitato.

Gli Stati Uniti

L’esito delle elezioni statunitensi sembra molto meno certo e, con l’S&P 500 che ha toccato nuovi massimi, alcuni investitori sono in leggera agitazione per un eventuale cambiamento di direzione se Trump dovesse riconquistare la presidenza.

Il programma protezionista e isolazionista del candidato repubblicano rappresenta una minaccia per il libero commercio mondiale e per i membri europei della NATO, che secondo lui non spendono abbastanza per la difesa. Ciò potrebbe rafforzare il presidente russo Vladimir Putin e il Partito Comunista Cinese, portando a maggiori turbolenze e incertezze geopolitiche.

Dal punto di vista dell’inflazione, un altro governo democratico potrebbe prevedibilmente aumentare la spesa sociale e prorogare i tagli fiscali in scadenza, compensando i relativi sbilanci con un aumento delle tasse. Nel contesto di un’economia da 28.000 miliardi di dollari, l’impatto sull’inflazione sarebbe probabilmente modesto. Con i repubblicani, si assisterebbe a una riduzione delle tasse senza nuove entrate, quindi a un aumento del deficit. Questo porterebbe a un incremento della crescita e dell’inflazione, ma l’impatto sarebbe ritardato e verrebbe affrontato con una politica monetaria più restrittiva da parte della Fed.

Tuttavia, mentre Trump e Biden hanno politiche drasticamente diverse nella maggior parte dei settori chiave, la capacità di ciascun candidato di attuare i propri programmi dipenderà dalla maggioranza su cui possono contare alla Camera dei Rappresentanti. Ciò significa che qualsiasi impatto sarà probabilmente percepito in misura maggiore a livello settoriale. Un “colpo di spugna” da parte di Trump e dei repubblicani, ad esempio, favorirà probabilmente molti dei settori oggi più pesantemente regolamentati, come quelli della finanza, della sanità e dei combustibili fossili. In alternativa, fra i beneficiari di un “colpo di spugna” da parte di Biden e dei democratici ci sarebbero i settori delle energie alternative e delle infrastrutture.

L’esito che rappresenta la maggiore minaccia per i mercati è probabilmente un’elezione contestata. Se una divisione fra Casa Bianca e Congresso nel 2025 dovesse portare alla minaccia ricorrente di una chiusura del governo e di un potenziale default, ci sarebbe una completa revisione del modo in cui gli investitori nazionali e internazionali valutano il rischio paese degli Stati Uniti, e persino un riallineamento dei valori azionari.

Europa

A giugno si terranno le elezioni del Parlamento europeo. Si tratta di un evento importante perché l’organismo in questione influisce sulla legislazione e su come vengono spesi i fondi dell’UE e ha competenza sulle materie più varie, dagli standard sui prodotti alle politiche commerciali in generale.

I sondaggi indicano che i partiti euroscettici potrebbero ottenere ampi consensi, spostando radicalmente gli equilibri di potere. Sebbene il numero di partiti e i gruppi parlamentari europei rendano difficile la conquista della maggioranza da parte di forze estremiste, negli ultimi anni si è assistito all’indebolimento delle proposte politiche relative alle protezioni ambientali, in particolare il Green Deal dell’UE. Se l’ago della bilancia del Parlamento dovesse spostarsi a destra, le scadenze per le auto elettriche potrebbero essere posticipate, con ripercussioni sul settore manifatturiero.

C’è la possibilità che le elezioni statunitensi abbiano sull’economia europea un impatto maggiore di quello delle elezioni europee stesse.

Regno Unito

Il risultato non sarà così determinante per l’economia o i mercati come le elezioni del 2017 o del 2019. Chiunque vinca sarà vincolato da tassi di interesse più elevati, il che significa che la politica di bilancio sarà la più restrittiva dell’ultimo decennio.

Nel frattempo, la Brexit ha gettato un’ombra sul mercato britannico – sulle valutazioni azionarie, se non sulla gestione quotidiana della maggior parte delle aziende quotate. Il coordinamento del Regno Unito con l’UE sembra migliorare in entrambi i partiti, ma in particolare nel Labour, il cui leader, Keir Starmer, ha dichiarato di voler rafforzare i rapporti commerciali con l’UE.

L’unica cosa certa quando si parla di elezioni è che, prima di apportare qualsiasi modifica al loro portafoglio di investimenti, gli investitori dovrebbero aspettare fino a quando non si avrà la certezza dei risultati e coloro che riceveranno il mandato a governare non avranno messo in atto i loro programmi elettorali, ammesso che una tale modifica sia necessaria.

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