Alitalia, una storia infinita peggio di quella della Brexit

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di Luca Spoldi 19 Novembre 2019 | 15:33

Brexit e Alitalia, due storie di rinvii

Nella lotta a colpi di rinvii, Alitalia sembra poter segnare un punto rispetto alla Brexit. Mentre la tormentata vicenda dell’uscita del Regno Unito dalla Gran Bretagna dovrebbe comunque vedere un epilogo il primo gennaio 2021 allo scadere del periodo di transizione e comunque pare destinato a uscire dall’empasse dopo le elezioni anticipate del prossimo 12 dicembre, per l’ex compagnia di bandiera italiana a 2 giorni dallo scadere del termine per presentare un’offerta vincolante tutto ancora tace.

Lufthansa non scioglie le riserve

Mentre le agenzie di stampa riferiscono dell’intenzione di Lufthansa di accettare la proposta di versare dai 150 ai 200 milioni (il doppio dei 100 milioni massimi che è finora apparsa pronta a versare Delta) per entrare nel capitale della Newco che rileverà le attività della compagnia, il numero uno della compagnia tedesca, Carsten Spohr, continua a smentire, ribadendo che il gruppo vuole prima vedere Alitalia risanata, poi è pronto a considerare un investimento. Così al momento il consorzio guidato da Ferrovie dello Stato (Fs) e di cui fa parte Atlantia (e, al momento, Delta), che vari rumor indicavano pronto a offrire 800 milioni per Alitalia, continua a rimanere muto.

Chi sarà il partner industriale di Alitalia?

Lufthansa, del resto, potrebbe inizialmente siglare solo un’alleanza commerciale con la “nuova” Alitalia, riservandosi di entrare nel capitale solo in un secondo tempo. Un’ipotesi che stride tuttavia con l’eventuale presenza tra i soci di Delta, concorrente del vettore tedesco e difficilmente interessata ad averla come partner. Tutto potrebbe sbloccarsi nelle prossime ore, con una convocazione dei Cda di Fs e Alitalia anche nella giornata di giovedì 21 novembre, scadenza ufficiale del termine per avanzare un’offerta.

Liquidità quasi esaurita in attesa nuovo prestito

Non è tuttavia chiaro cosa accadrebbe se questa non dovesse arrivare, in assenza di una decisione definitiva sul futuro partner industriale del gruppo e sul piano di ristrutturazione e rilancio da presentare per una compagnia che negli ultimi 30 mesi, sotto gestione commissariale, ha bruciato circa 837 milioni e continua a volare in rosso di circa 900 mila euro al giorno. Il rischio che senza acquirenti la cassa finisca è talmente concreto che il governo si prepara a fornire l’ennesimo prestito ponte (il cui controvalore è cresciuto dagli iniziali 350 a 400 milioni di euro), non proprio un dettaglio rassicurante.

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