Coronavirus: aeroporti vuoti e voli cancellati, che fare?

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di Luca Spoldi 25 Febbraio 2020 | 15:05

Italia-Cina, che fare se il volo è stato cancellato

Decine di voli cancellati ogni giorno, chiusura del traffico aereo, centinaia di passeggeri che risultano bloccati in Cina. Sono sempre di più i passeggeri che si interrogano circa i propri diritti in questa situazione di incertezza che si sta verificando nelle ultime settimane e, in Italia, a partire dal 31 gennaio 2020 con il blocco del traffico aereo da e per la Cina. Secondo Rimborsoalvoli.it, società Italiana che tutela i passeggeri, ricorda si tratta di una circostanza specifica non prevista dalle normative Ue per quanto riguarda, nel dettaglio, il rimborso e/o il risarcimento del passeggero che si vede cancellato il proprio volo.

In 50 mila ogni mese dalla Cina prima della crisi

Ogni mese dalla Cina sbarcavano circa 50 mila persone ed erano circa 10 i voli per l’Italia giornalieri, mentre rispetto a Wuhan solitamente la media passeggeri mensili da questa specifica città era di circa 2300 persone. Non si contano invece i collegamenti cargo che ovviamente visto le importazioni sono numeri altissimi, ed anche per questa tipologia di voli c’è stato un blocco totale. Quello che afferma la normativa è che in caso di volo cancellato i passeggeri hanno diritto al rimborso del biglietto o alla riprotezione su un altro volo, oltre alla compensazione pecuniaria per il disagio subìto che varia in base alla distanza del volo e che, in questo caso, sarebbe di 600 euro.

Malpensa e Fiumicino i due aeroporti più colpiti

La normativa, però, sottolinea che non è dovuto il risarcimento in caso di “circostanze eccezionali” quali: decisioni relative alla gestione del traffico aereo, instabilità politica, condizioni meteorologiche avverse, rischi per la sicurezza. “I principali aeroporti colpiti sono sicuramente Malpensa e Fiumicino da dove partiva ed arrivava la quasi totalità dei voli dalla Cina”, spiega Kathrin Cois, responsabile della comunicazione di RimborsoalVolo.it. “Le compagnie aeree hanno agito in maniera più o meno decisa anche in anticipo rispetto alle decisioni del governo, bisogna ricordarsi che i passeggeri sono comunque tutelati ed in casi di mancata partenza è loro pieno diritto richiedere il completo rimborso delle spese sostenute per l’acquisto del biglietto” conclude Cois.

British Airways e Lufthansa stoppano i voli

In particolare British Airways e Air India sono state le prime due compagnie ad interrompere i collegamenti da e per la Cina. Tra i vettori europei troviamo Lufthansa che, insieme a British, garantisce il rimborso del biglietto aereo per tutti i passeggeri dei 54 voli settimanali soppressi fino a fine febbraio. Altre compagnie, invece, hanno solamente ridotto i collegamenti con la Cina per questioni più economiche che sanitarie a causa proprio del crollo improvviso delle prenotazioni. Tra queste troviamo le due statunitensi American Airlines e United Airlines e, a seguire, Air Canada e Finnair.

Tra 10 e 30 mila cinesi bloccati in Italia

Il problema non riguarda solo gli italiani che vogliono tornare ma anche i cinesi che vogliono far ritorno in Cina. Sono infatti tra i 10 ed i 30 mila i cinesi che non possono far ritorno nel loro paese: a Fiumicino ci sono oltre 400 posti letti già messi a disposizione per questi passeggeri. Quanto ai contraccolpi economici, la stima dei danni per il turismo nel “Bel Paese” sono cominciati ad essere ingenti: solo a Roma si stimano perdite per oltre 500 milioni di euro per hotel e tour operator, ma si parla già a livello di settore turistico di danni che arriveranno fino a 4,5 miliardi.

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