Coronavirus: quanto servono e a chi le mascherine FFP

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di Luca Spoldi 11 Marzo 2020 | 13:18

Coronavirus: le mascherine FFP sono efficaci?

In piena epidemia da coronavirus (sono ormai oltre 10 mila i casi di contagio accertati in Italia, di cui 631 deceduti e 724 dimessi perché guariti) è sempre più frequente vedere per le strade persone che indossano mascherine filtranti FPP (Filtering face piece, letteralmente filtro facciale, ndr). Ma quanto sono efficaci e a chi servono?

Coronavirus troppo piccolo per essere filtrato

Una mascherina filtrante può bloccare particelle fino a una dimensione di 0,6 micrometri (o,6 millesimi di millimetro). Contro il coronavirus, le cui dimensioni sono tra gli 80 e i 160 nanometri (tra 80 e 160 milionesimi di millimetro), ossia da 3,75 a 7 volte più piccole, nessuna mascherina FPP risulta dunque efficace al 100%.

Neccessarie a personale medico e contagiati

Tuttavia le mascherine filtranti, riducendo la gettata del nostro respiro e di eventuali starnuti, riducono concretamente la possibilità di trasmissione involontaria del virus e per questo sono raccomandate per il personale sanitario (cui si raccomanda anche di usare guanti in lattice, occhialini e camici monouso) e per chi ha già contratto il coronavirus.

Il significato delle tre classi di FFP

Le tre classi indicano la protezione offerta da diverse concentrazioni di sostanze nocive: le mascherine FFP1 servono a proteggersi da polveri atossiche e non fibrogene e filtrano almeno l’80% delle particelle che si trovano nell’aria. Sono utilizzate in generale nel settore alimentare e dell’edilizia. Le mascherine FFP2 sono invece utilizzate nell’industria metallurgica e in quella mineraria, dato che proteggono da polveri, fumo e aerosol solidi e liquidi dannosi per la salute.

FFP3 utili a limitare trasmissione coronavirus

Infine le mascherine FFP3, utilizzate nell’industria chimica e nei laboratori di analisi, filtrano anche sostanze nocive cancerogene e radioattive e alcuni microrganismi patogeni quali virus, batteri e funghi. Per questo sono raccomandate anche dall’Oms per cercare di limitare la trasmissione involontaria del coronavirus.

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