Ue: coronavirus esacerba contraddizioni sovraniste

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di Luca Spoldi 30 Marzo 2020 | 18:00

Il coronvirus può mettere fine alla Ue

Interessi sovranisti inconciliabili? La spaccatura tra paesi del Nord e dell’Est Europa e del Sud Europa sul tema degli eurobond con cui combattere la crisi da coronavirus infiammano le discussioni sui social media di tutto il vecchio continente, ma in pochi sembrano aver capito da dove nascano le rigidità di Germania e Olanda (ma anche Austria, Ungheria o Repubblica Ceca) circa l’ipotesi di una mutualizzazione del debito come quella che appare essere il finanziamento delle misure di sostegno alle economie dei paesi colpiti dall’epidemia di coronavirus tramite eurobond (o aiuti del Mes erogati in forma non condizionata).

Il problema non è il rischio di inflazione

Eppure non si può non notare come l’interesse tedesco non stia solo nel difendere l’ortodossia monetaria a causa dell’atavica paura di una fiammata inflazionistica che l’eventuale emissione di centinaia di miliardi di euro per realizzare una sorta di “helicopter money” potrebbe comportare. La Germania infatti da anni attira capitali sia sfruttando a suo vantaggio lo spread di rendimento sui titoli di stato (l’intera curva tedesca dei tassi è negativa, il che significa che sono gli investitori a pagare per il “piacere” di possedere un Bund, non il Tesoro tedesco per cercare di collocarli), sia la diversa tassazione delle imprese all’interno della Ue.

Un Europa di carichi fiscali troppo diversi

In Germania il carico fiscale medio per le imprese è inferiore al 30% e in alcuni Lander può scendere sino al 23%. In Austria ci si ferma al 20%, in Olanda al 23%, mentre nell’Est Europa si va da un minimo del 9% in Ungheria ad un massimo del 21% in Slovacchia. In “paradisi fiscali” come l’Irlanda e Cipro la tassazione è pari al 12,5%. Livelli da sogno per qualsiasi impresa italiana (in Italia il carico fiscale sul reddito d’impresa è pari in media al 28%), spagnola o francese, ossia proprio i paesi che hanno proposto i “coronabond” per finanziare a tassi nulli i propri salvataggi.

Patto di Stabilità è già abolito, ma non basta

L’empatia e l’umanità c’entrano poco, dunque, col calcolo politico attorno a cui ruotano le posizioni dei singoli stati europei. Mentre tutti i paesi europei, compresa la Germania, sono d’accordo che in questa fase debbano essere attuate manovre fiscali espansive per sopperire al forzato stop delle attività economiche (Berlino ha varato un piano di aiuti che potrà arrivar sino al 10% del Pil, ovvero sino al 35% considerando anche le garanzie statali), avendo infatti abolito di fatto il Patto di Stabilità, nessuno vuole far pagare ai propri contribuenti i conti altrui. Conti che nel caso dell’Italia rischiano di essere salati.

L’Italia avrà bisogno di 300 miliardi in tre anni

Secondo le ultime voci riportate dalla stampa italiana a Palazzo Chigi starebbero ipotizzando un costo totale di 100 miliardi l’anno per i prossimi tre anni per poter uscire dalla crisi che il coronavirus ha generato e continuerà periodicamente a generare sinché non sarà disponibile un vaccino e non saranno riorganizzate le nostre attività e mutate le nostre abitudini sociali. 300 miliardi contro i 550 miliardi di euro che la Germania userà per salvare la propria economia sono pochi o tanti?

Che alternative ai coronabond?

La vera domanda è se possano esserci alternative ai coronabond o al Mes “incondizionato” per reperirli, ad esempio coinvolgendo la Banca europea degli investimenti (Bei). Una cosa è certa: se non si troverà un compromesso che dia vita a un piano di politica fiscale comune, non solo l’eurozona e l’euro ma l’intera Unione europea, almeno come oggi la conosciamo, rischia di non arrivare integra all’estate.

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