Crisi da coronavirus: quali prospettive per la tecnologia

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di Luca Spoldi 14 Aprile 2020 | 12:18

Si fa presto a dire tecnologia

Negli ultimi anni gli investitori hanno fortemente puntato sul settore della tecnologia, al punto che nonostante gli incredibili tassi di crescita registrati e le caratteristiche qualitative, alla fine dello scorso anno il settore risultava costoso. A seguito dei significativi cali dei prezzi azionari del primo trimestre, tuttavia, gli investitori possono ora accedere a trend di lungo periodo nel settore della tecnologia e ad aziende interessanti con bilanci solidi a livelli di prezzo che Francesco Lomartire, country manager per l’Italia di Spdr ETFs (gruppo State Street Global Advisors) considera “accettabili”.

Ogni settore reagisce diversamente alla crisi

L’importante è tuttavia cercare di capire come si comporteranno le aziende del settore tecnologico durante la crisi da coronavirus. “Anche se l’attuale crisi avrà un impatto su tutte le aziende tech, riteniamo che le sue conseguenze per il settore saranno meno severe rispetto agli altri” spiega Lomartire, pur notando come quello tecnologico non sia un settore difensivo, in quanto dipende in modo significativo dagli investimenti delle imprese. “Normalmente questo tipo di spese verrebbe tenuto sotto controllo durante i periodi di difficoltà economica, ma essendosi sviluppata la dinamica di lavoro da remoto, le priorità di spesa potrebbero cambiare, offrendo benefici positivi per alcune aziende”.

Applicazioni e servizi software reggono bene

Per avere un’idea migliore di come il coronavirus potrebbe influire sul settore tecnologico, possiamo analizzare il potenziale impatto su tre grandi industrie. Le applicazioni e i servizi software potrebbero ottenere un vantaggio dalla permanenza in casa. I prezzi azionari di questo gruppo industriale hanno ottenuto performance relativamente buone fino a giovedì scorso (l’indice Msci World Software perdeva il 14% rispetto al -2% del Msci World), anzi diversi fornitori di software hanno registrato rendimenti positivi di oltre il 30% grazie all’aumento previsto della domanda dei loro prodotti che, tra gli altri servizi, facilitano le conferenze web, l’accesso ai desktop da remoto e la sicurezza informatica.

Rallentamento vendite dipenderà da coronavirus

I fornitori di software sono ben posizionati sul lungo periodo, poiché molte aziende hanno da poco avviato percorsi di digital transformation e quindi necessitano di investire in maniera significativa nei software. Tuttavia molte aziende di questo comparto registreranno un rallentamento delle vendite in scia a quello economico. Più lungo sarà l’impatto del coronavirus più è probabile che le aziende accelerino il loro percorso per l’adozione di nuove applicazioni e servizi basati sul cloud. Più colpito in termini di domanda e offerta appare invece il comparto hardware.

Maggiori ripercussioni per i produttori di hardware

I produttori di Pc e smartphone, già dall’inizio della pandemia, hanno subito le ripercussioni della mancanza di fornitura di componenti elettronici dalla Cina, per via delle misure di lockdown imposte nella città di Wuhan, e queste interruzioni potrebbero durare mesi. Se non altro, si spera che la domanda repressa e non soddisfatta nel primo e secondo trimestre possa sperimentare un ripesa nella seconda metà dell’anno. C’è meno ottimismo tuttavia per quanto riguarda gli altri grandi fornitori di hardware, che devono affrontare un calo sul lungo termine delle vendite di server e di memoria.

Produttori di microchip sono ben posizionati

I prezzi dei produttori di chip sono sensibili al ciclo economico e generalmente trainano una ripresa o una flessione dell’economia, e quindi possono essere soggetti a una performance più volatile. Secondo l’esperto di Spdr ETFs nel complesso i produttori di semiconduttori sono ben posizionati per resistere a una recessione causata dalla pandemia di coronavirus, in quanto smartphone e miglioramenti del cloud possono contribuire a compensare la debolezza della spesa IT delle aziende. A differenza dell’hardware, per i produttori di chip il public cloud rappresenta il terzo mercato finale per importanza. Le previsioni del consensus stimano pronunciate riduzioni delle vendite di chip nel primo semestre, visto che le case automobilistiche e gli utenti del comparto industriale hanno ridotto gli ordini, ma la ripresa della domanda nel secondo semestre dipenderà dall’ampiezza e dalla gravità della crisi. Più a lungo termine, i semiconduttori restano essenziali per portare su scala la fornitura di piani di infrastrutture IT.

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