Le volatili opinioni di esperti e mercati all’epoca del coronavirus

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di Luca Spoldi 20 Aprile 2020 | 17:59

Mercati ed esperti, opinioni volatili

Come cambiano rapidamente opinione mercati ed esperti. Ancora a fine gennaio la paura più grande dei mercati finanziari non era la pandemia di coronavirus, ma il rischio di restare esclusi dall’ultimo rally di Wall Street e l’opinione prevalente era che la nuova “influenza cinese” potesse avere un impatto negativo sulla crescita economica di Pechino per il primo trimestre, forse per il primo semestre, ma che la frenata fosse destinata ad essere più che compensata dalla crescita nei trimestri successivi.

Pimco e Jp Morgan AM non credevano a recessione

Due case di gestione come Pimco e Jp Morgan AM assegnavano entrambe solo un 20% di probabilità all’ipotesi di una recessione quest’anno dell’economia globale (addirittura meno del 30%-40% di probabilità indicata a metà 2019). Mentre ora il Fondo monetario internazionale parla di un calo del Pil mondiale del 3%, il dato peggiore mai registrato dalla Grande Depressione di 90 anni fa, trenta volte peggio della crisi del 2008 (quando il Pil mondiale registrò un calo dello 0,1%).

Fmi e banche centrali fanno a gara a tagliare le stime

Anche le singole banche centrali stanno nel frattempo tagliando le proprie previsioni: stamane quella spagnola ha parlato di una caduta del Pil iberico nel 2020 tra un -6,6% nello scenario migliore e un -13,6% in quello peggiore. La Bundesbank non ha dato indicazioni percentuali, ma ha avvertito che l’economia tedesca è ormai entrata in una fase di “profonda recessione” dalla quale non potrà uscire rapidamente.

Bankitalia mette le mani avanti sul Pil italiano

A maggior ragione crescono i timori sulla tenuta dell’economia italiana, già segnalata come più fragile e meno resiliente di altre in Europa, anche per la maggiore dipendenza dal settore dei servizi (e dal turismo in particolare). La Banca d’Italia per ora stima una caduta del Pil del 5% nel primo trimestre, destinata a proseguire anche nel secondo trimestre con una intensità e durata che dipenderà “oltre che dalla durata e dall’estensione geografica del contagio, su cui vi è ancora molta incertezza, da diversi fattori interni e internazionali” e dall’efficacia delle politiche economiche in Italia ed Europa.

Ogni settimana persa costa lo 0,5% del Pil

Anche per questo l’appuntamento dell’Eurogruppo di giovedì 23 aprile prossimo appare cruciale per capire che sorte ci attende, posto che ogni settimana trascorsa in “lockdown” e senza che siano varate effettive misure compensative brucia lo 0,5% del Pil italiano. Uno 0,5% che fino a tre mesi fa rappresentava il possibile obiettivo di “crescita” di un paese che ormai da quasi due decenni non riesce a registrare più una crescita economica degna di tale nome.

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