Fase 2, a rischio chiusura un terzo di parrucchieri e Spa

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di Luca Spoldi 27 Aprile 2020 | 14:08

Fase 2, niente da fare per i parrucchieri

Chi sperava di potersi prenotare per andare dal barbiere o dal parrucchiere a inizio maggio, è stato deluso: fino al primo giugno le botteghe di acconciatura ed estetica dovranno restare chiusi secondo quanto annunciato dal premier italiano Giuseppe Conte e gli italiani dovranno continuare col loro “fai da tè” in quarantena.

In molti rischiano di non riaprire più

Ma l’ipotesi di prolungare di un altro mese intero le chiusure fa balzare dalla sedia gli interessati, perché il rischio concreto è quello che molte serrande restino abbassate anche dopo il 2 giugno, festa nazionale della Repubblica Italiana. E’ il timore espresso apertamente dal Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia che ora teme “inevitabili ricadute occupazionali”.

Cosmetica Italia: serve protocollo sanitario

Occasione persa? Secondo Ancorotti si sarebbe potuto decidere diversamente, visto che il settore è “certamente in grado” di darsi ulteriori regole igienico-sanitarie “rigorose”, a completamento di quelle efficaci già normalmente applicate. Invece il governo non ha aperto ad oggi alcun tavolo per definire un protocollo sanitario condiviso finalizzato alla ripresa in sicurezza di queste attività, denuncia il presidente di Cosmetica Italia.

Rischia il fallimento un terzo dei negozi

L’associazione stima che prolungando il lockdown, fino a un terzo delle botteghe falliranno, portando alla chiusura di 50 mila negozi, al possibile licenziamento di un massimo di 100 mila occupati e alla forte diffusione di un mercato del “lavoro nero” a domicilio senza possibilità di reale controllo né misure di sicurezza. Prima della crisi i 130 mila negozi di acconciatori e centri estetici generavano un volume di affari di oltre 6 miliardi di euro l’anno di ricavi impiegando oltre 263.000 addetti. Il 90% di queste imprese impiega in media 2 persone e generare fatturati e margini appena sufficienti a garantire la gestione giornaliera dell’esercizio già prima dell’emergenza Covid-19.

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