Coronavirus: biotecnologie possono accelerare vaccino

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di Luca Spoldi 29 Maggio 2020 | 12:24

Pharus Sicav: riflettori puntati sul settore biotech

Secondo Pharus Sicav la pandemia di coronavirus ha dimostrato definitivamente l’importanza del settore sanitario, “mettendo in luce i vari punti di forza e di debolezza dei sistemi sanitari” e sollevando, ancor più marcatamente, il velo da un settore ad alto potenziale di crescita: “le biotecnologie, candidate tra i vincitori di chi investe con l’occhio puntato sul futuro”. La diffusione di un virus tanto sconosciuto quanto contagioso “ha necessariamente sancito una tappa disruptive anche nel settore medico e farmacologico, accelerando quel processo iniziato nel ventunesimo secolo che vuole l’applicazione delle nuove tecnologie alla biologia e al settore healthcare”.

Vantaggi in termini di costi, tempo e vite umane

I vantaggi derivanti dalle biotecnologie, ricordano gli esperti di Pharus Sicav, non sono quantificabili solo in termini di risparmio di costi e di tempo, ma anche in termini di vite umane. Esse si caratterizzano per essere il settore a più alta intensità di spesa in ricerca e sviluppo, più del doppio rispetto all’industria farmaceutica tradizionale e 5 volte di più rispetto al mercato nel suo complesso. Ciò permette di studiare e produrre cure per malattie rare, malattie orfane, malattie cardiovascolari, infezioni, virus, malattie neurologiche (tra cui i morbi di Alzheimer e Parkinson) e tumori. In particolare, il Covid-19 ha sottolineato l’importanza dei big data, non solo del loro utilizzo ma anche della loro disponibilità, avvantaggiando tra l’altro le società che producono apparecchiature di diagnosi e test.

Sempre più trattamenti domiciliari e telemedicina

Inoltre, la consapevolezza che evitando inutili visite ospedaliere si possano eliminare costi non necessari per i sistemi sanitari potrebbe secondo gli esperti “accelerare la diffusione dei trattamenti domiciliari mediante il monitoraggio da remoto e la telemedicina (ad esempio la dialisi presso la propria abitazione)”, mentre per le cure e le operazioni chirurgiche “a distanza” verrebbero in aiuto anche la robotica e la realtà virtuale. La rilevanza del settore biotecnologico dovrebbe pertanto aumentare ulteriormente. Ciò si è già riflesso in parte nel fatto che, dall’inizio dell’emergenza sanitaria, il settore biotech ha iniziato a sovraperformare il Nasdaq. Nei mesi a venire, suggeriscono gli esperti di Pharus Sicav occorrerà tenere d’occhio quelle aziende biotecnologiche che mettono in campo approcci innovativi per conseguire miglioramenti clinici pionieristici e creare valore economico.

Vaccino anti-coronavirus: servono da 18 mesi a 3 anni

Riguardo infine allo sviluppo di un vaccino anti Covid-19, uno dei maggiori problemi è che non esiste nessun predecessore clinicamente provato per nessun tipo di coronavirus umano. I farmaci sviluppati con tecniche di “vecchia scuola” a base di Dna e Rna hanno il vantaggio di essere più veloci ed economici da sviluppare, una volta che il produttore ha reso pubblico il genoma del microbo. Sono anche più facilmente modificabili in modo da ottimizzare una risposta immunitaria efficace. L’aspettativa più ragionevole di un vaccino efficace contro il coronavirus, accessibile da tutti su scala mondiale, “è di almeno 2-3 anni, accorciabile a 18 mesi nel caso più ottimistico”. Un tempo breve “senza precedenti” se confrontato con il passato, grazie appunto anche agli ingenti sviluppi registrati fin qui nel settore delle biotecnologie, concludono gli uomini di Pharus Sicav.

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